PALERMO – Ci sarà un nuovo processo legato alla tragica morte di Valeria Lembo, uccisa da una dose killer di chemioterapia.
A giugno 2025 Sergio Palmeri, ex primario del reparto di Oncologia del Policlinico, già condannato con sentenza definitiva per omicidio colposo, era stato assolto dall’accusa di avere falsificato la cartella clinica nel tentativo di coprire l’incredibile errore che portò alla morte della donna. Il verdetto di secondo grado aveva ribaltato la precedente condanna.
Il ricorso dei parenti di Valeria Lembo
Il marito, il padre e la madre di Valeria Lembo, assistiti dagli avvocati Marco Cammarata e Vincenzo Barreca, hanno proposto ricorso in Cassazione per gli effetti civili, ora accolto dalla V sezione della Cassazione. I supremi giudici hanno annullato la sentenza della corte di Appello che aveva revocato le statuizioni civili. La Procura generale non ha fatto ricorso per la parte penale perché il reato era ormai prescritto.
L’incredibile errore
Valeria, mamma di un bimbo di pochi mesi, aveva 34 anni. Nel 2011 le iniettarono 90 milligrammi di Vimblastina al posto di 9. Una dose talmente fuori norma che fu necessario utilizzare una flebo e non l’abituale siringa. Eppure nessuno fermo l’errore mortale. Alcuni dissero di non essersene accorti, altri di avere solo eseguito ordini.
Secondo l’accusa, “per tentare di occultare le proprie responsabilità sull’omicidio colposo”, all’indomani della seduta di chemioterapia mortale, l’imputato avrebbe “omesso di annotare nella cartella clinica di Valeria Lembo la causa primaria del ricovero della paziente ossia il sovradosaggio di Vimblastina, sia di segnalare quanto accaduto alla direzione sanitaria”. Nel documento si parlava di problemi gastrici.

