PALERMO – Gli investigatori lo hanno tenuto sotto osservazione sin dal primo giorno della sua scarcerazione. Non si sbagliavano. Oggi il nome di Nino Sacco apre l’elenco dei 32 arrestati in un blitz antimafia a Brancaccio e allo Sperone. Mandava in avanscoperta il nipote Carmelo, ma sarebbe stato lui a prendere le decisioni. È la mafia dei volti noti, come quello di Matteo Scrima e Giuseppe Caserta.
C’è chi denuncia il pizzo
Non ha perso tempo a riprendersi il potere, imponendo il pizzo in una grossa fetta di città dove – ed è una novità rilevante – dopo anni di silenzi qualcuno ha deciso di denunciare gli uomini del racket. Pizzo, droga e investimenti: i mafiosi sarebbero riusciti ad accaparrarsi degli immobili alle aste giudiziarie silenziando la concorrenza.
Il blitz dei carabinieri del Nucelo investigativo del Reparto operativo e dei poliziotti della Squadra mobile e dello Sco è coordinato dal procuratore Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Vito Di Giorgio e dai sostituto Giacomo Brandini, Francesca Dessì e Francesca Mazzocco. Si tratta di un provvedimento di fermo urgente che ora passa al vaglio del giudice per le indagini preliminari
Sacco scarcerato nel 2024
Nino Sacco ha finito di scontare una condanna per mafia a maggio 2024. Come ricostruì LiveSicilia non era stato internato in una casa lavoro dove rischiava di rimanere a lungo. Niente “ergastolo bianco”. Dopo avere trascorso 13 anni e mezzo in carcere gli era stata applicata la libertà vigilata e la permanenza in casa lavoro. Il Tribunale di sorveglianza accolse, però, il ricorso della difesa.
Nel 2020 Sacco trascorse anche una parentesi agli arresti domiciliari. Erano i giorni del Covid e della paura che in carcere non si potesse garantire l’isolamento dal virus ai soggetti fragili di salute.
Fu il primo della lista dei detenuti a rientrare in cella in virtù del nuovo decreto dell’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, travolto dalla polemica sulle scarcerazioni.
Sul boss si era addensato il sospetto, alimentato da una fonte confidenziale, che avesse avuto un ruolo nell’omicidio di delitto di Francesco Nangano, assassinato nel 2013. Un delitto ancora irrisolto. I servizi segreti un anno e mezzo prima avrebbero raccolto la notizia che Nangano era in rotta con i vertici del clan. Voci, sospetti, nessuna conferma.
E così Sacco, uno dei triumviri che regnavano a Brancaccio, arrestato nel 2011, tornò in libertà. Il nipote si dava un gran da fare già prima che lo zio venisse scarcerato. Ci fu un summit all’interno di un bar in corso dei Mille. Vi partecipò anche Giuseppe Arduino, che del vecchio triumvirato era stato il capo e che lo scorso novembre è stato di nuovo condannato a 18 anni di carcere.
Il summit con il nipote
Si discusse della gestione delle piazze gestite dalla mafia a Brancaccio e furono ribadite le regole del giro di affari. Il 9 febbraio 2023, il capomafia di San Lorenzo Nunzio Serio, arrestato l’anno scorso dai carabinieri, aveva urgenza di parlare con qualcuno a Brancaccio. Contattò Carmelo Sacco, già allora pregiudicato per stupefacenti.
Pizzo a tappeto
Nino Sacco si è ripreso il potere che gli spettava in un mandamento dove si spara e uccide (a febbraio 2024 è stato ammazzato il boss emergente Giancarlo Romano) ed è salita la tensione con le intimidazioni ai danni del titolari di una rivendita di pneumatici e di un parcheggio. Sono 18 le estorsioni, tentate o commesse, ricostruite dagli investigatori con cifre che vanno da 300 euro ad oltre 15 mila.
Il blitz ha ricostruito gli assetti delle famiglie di Brancaccio, Roccella, Guarnaschelli e Corso dei Mille. Carabinieri e poliziotti stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo di aziende, immobili, conti correnti in relazione a ipotesi di autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
– TUTTI I NOMI DEGLI INDAGATI NEL MAXI BLITZ A PALERMO
