Boss di Palermo e amico di Messina Denaro, ma i beni sono puliti

Palermo, boss e amico di Messina Denaro, ma i beni sono puliti

Dissequestrato il patrimonio di Giovanni Adelfio, mafioso di Villagrazia, e di tutti i suoi parenti
MISURE DI PREVENZIONE
di
1 Commenti Condividi

PALERMO – Giovanni Adelfio è socialmente pericoloso, ma i suoi beni, così come quelli del padre e di tutti gli altri familiari, sono di provenienza lecita. La sezione Misure di prevenzione del Tribunale respinge la richiesta di confisca e dissequestra un patrimonio milionario.

Reggente del mandamento di Santa maria di Gesù

Per Giovanni Adelfio, 66 anni, difeso dall’avvocato Jimmy D’Azzò, è stato disposto l’obbligo di soggiorno per tre anni. Nel 2014 ha finito di scontare una condanna definitiva per mafia. Fino al 2016 è stato sottosto alla libertà vigilata. Aveva affiancato Sandro Capizzi nella carica di reggente del mandamento di Santa Maria di Gesù, partecipando al tentativo di ricostruire la Cupola di Cosa Nostra, stoppato dai carabinieri nel 2008 con il blitz “Perseo”.

“Nessun ravvedimento”

Il collegio, presieduto da Raffaele Malizia, spiega che “non risulta che l’Adelfio abbia posto in essere alcun concreto comportamento dal quale potere desumere un effettivo distacco del medesimo dal sodalizio criminale mafioso di cui ha fatto”. In passato è stato dimostrato il suo “strettissimo rapporto fiduciario” con Matteo Messina Denaro e non c’è prova di un suo ravvedimento. Forte resta il rischio, come è avvenuto in altri casi, che Adelfio sfrutti la scarcerazione per fine pena per riprendere il suo posto, forte del fatto di avere mantenuto la regola dell’omertà. È rimasto in carcere in silenzio.

I beni sono di provenienza lecita

Diverso è il discorso patrimoniale. Tutti i beni della famiglia Adelfio sono frutto di soldi considerati leciti. Hanno sempre avuto le provviste economiche necessarie per avviare attività imprenditoriali e acquistare immobili. Non c’è sperequazione fra i redditi dichiarati al fisco e gli investimenti.

Stessa cosa vale per il padre di Giovanni Adelfio, Salvatore, boss della vecchia mafia ormai deceduto. Il dissequestro riguarda anche i beni ereditati dai figli del defunto. Oltre che dall’avvocato D’Azzò sono difesi anche da Nino Zanghì, Piero Alosi, Vincenzo Giambruno e Domenico La Blasca.

Imprese, terreni e soldi

Tornano agli Adelfio la società agricola “Stella del Sud” a Pretrosino, vari appezzamenti di terreno e case rurali tra Petrosino e Mazara del Vallo, nel Trapanese. Quattro società agro-alimentari, tra cui la “Agri Bio Sud” di Palermo, una società di scommesse che gestiva un bingo a Misilmeri, un’impresa per la coltivazione di agrumi e frutta sempre a Palermo, due ville, rapporti bancari, macchine e mezzi pesanti.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

1 Commenti Condividi

Commenti

    Eppure ci sono vari imprenditori palermitani MAI condannati per mafia e con un patrimonio confermato lecito in vari gradi di giudizio (compresa la cassazione) che hanno visto confiscato il loro ingente e sudato patrimonio..la conclusione ovvia è che alcuni giudici ed alcuni pm pur di apparire sui giornali hanno fatto loro i veri mafiosi..vergogne italiane

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.