Palermo, la solitudine del sindaco

Palermo, se il sindaco è un ‘uomo solo’

sindaco Lagalla Palermo

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    Diversamente da Orlando che ha ribaltato la solitudine in trincea, il professore Roberto Lagalla non è mai stato solo: il pensiero di 1000, 10000 e più palermitani lo ha accompagnato ogni giorno lungo le strade disastrate della città.

    Non possiamo che augurargli una felice pensione in attesa del prossimo ddemocristiano

    C‘ è una differenza sostanziale tra la solitudine di Orlardo e quella di Lagalla.
    La prima è stata una scelta, frutto del suo senso di superiorità aristocratica: inoltre gli assessori se gli sceglieva Lui, prendendoli tra i fedelissimi del suo esclusivo cerchio magico, mentre Lagalla, tranne alcuni, gran parte degli assessori gli sono stati imposti dai partiti della sua coalizione.
    Inoltre Lagalla ha “ereditato”, oltre un deficit di bilancio pauroso, i vertici della macchina burocratica da Orlando, selezionati nei suoi trent’ anni di…”regno”: e se sono stati scelti con la stessa logica dei suoi assessori……

    Realmente non hanno saputo essere veramente liberi di amministrare secondo il semplicissimo buon senso. Le scelte delle nomine, forse esclusa una, sono state le stesse per tutti e poco utili.

    Lagalla è un uomo solo vittima dei giochi di potere non ha più voce in capitolo i disastri della città sono sotto gli occhi di tutti. Palermo ha bisogno di un Sindaco che prende per le corna le emergenze della città ricorrendo se del caso a vere e proprie epurazioni rimuovendo i dirigenti e funzionari incapaci a fare funzionare come si deve la macchina comunale. Anche lui come Schifani torni a fare il suo mestiere di accademico o ancora meglio il nonno ritirandosi a vita privata.

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De Luca tra lo strusciarsi e lo struscio. Strusciarsi a Schifani dopo avergliene dette, e lo struscio per mettersi in mostra nel campo, stretto o largo che sia, dell'opposizione, ma pronto, per usare un altro verbo deluchino, a rinculare, se è vero che oggi un giornale siciliano titola "De Luca flirta con Lombardo".

Faccine che ridono? Perché meravigliarsi? Sino a ieri, per dirne una, la parola Cutro non trovava spazio nelle piattaforme che guardano con simpatia a destra, altre parole e parolacce sui migranti guazzavano e guazzano in libertà: dai tempi di Salvini agli Interni a questi di Meloni a capo del governo è stato un dagli all'invasore con le parole le opere e le omissioni. Ma perché questa volta un mezzo navale s'è fatto sei ore di traversata per raccogliere i resti di uno dei tanti guppi di sventurati in fuga? Dopo quello dei dimissionati, è forse un ulteriore effetto della batosta referendaria?

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