La ferita di tutti, la violenza di Palermo, il dolore di alcuni

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23 maggio
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Le stragi. La violenza di oggi. La storia di un commerciante

Ogni 23 maggio ritorna la ferita di tutti: quel buco nero che inghiottì moltitudini di bellissime esistenze. Come accadde il 19 luglio. Come in altre tragiche occasioni. Non sono le uniche stragi, quelle del ’92, né raffigurano lutti esclusivi. Ma chi c’era ebbe comunque l’impressione di un confine oltrepassato, di una soglia sacra violata, senza mai dimenticare gli altri eroi. I giudici in trincea e le loro scorte erano stati massacrati a poche settimane di distanza: nessuno pensava che sarebbe accaduto. La mafia, tuttavia, fece malissimo i suoi sporchi conti. Non ci fu resa. Dal sangue nacque il riscatto.

Ha un senso celebrare ancora, al netto delle storture, della retorica, delle rivoluzioni incompiute, di certa antimafia da esibizione, di qualche fanatismo acritico? Sì, per il passato, per il presente, per il futuro. Per non disperdere, per vivere, per consegnare. Non ha torto Giovanni Paparcuri, che non si è mai iscritto al nutrito albo dei professionisti dell’antimafia.

“Non polemizzo con nessuno, per carità – ci ha detto –. Però, penso che, in prima fila, nel palco, ci dovrebbero stare i collaboratori dei giudici. Non parlo di me, né per me. Eravamo tanti ed eravamo la loro famiglia. Non critico nessuno, è che gli anniversari sembrano ormai un’ostentazione, una festa… “. In ogni caso, pensiamo che si renda necessaria la loro persistenza.

C’è la ferita della recente violenza di Palermo, fra intimidazioni, spari e minacce. Il racket torna alla ribalta della cronaca, come ‘la pelle di un vecchio serpente’. La città è chiamata a rispondere. La forza repressiva non basta. Oggi, come ieri, sarà l’impegno a smagliare le trame degli ‘uomini del disonore’. Palermo saprà reagire?

Ci sono ferite diverse. C’è il dolore di alcuni, non di ciascuno, perché differente risuona l’eco pubblica. Leggiamo un comunicato giunto in redazione.

“Nel dodicesimo anniversario dell’omicidio di Daniele Discrede, caduto il 24 Maggio 2014, in via Roccazzo, durante un tentativo di rapina terminato con il decesso del commerciante palermitano, davanti agli occhi della figlia allora una bambina, il Comitato spontaneo “Verità e Giustizia per Daniele Discrede”, ha allestito diverse iniziative per ricordare in maniera doverosa Daniele e perorare con più forza la causa della legalità nella nostra città, dove non si dovrebbe morire al termine di una giornata di lavoro e dove, dopo dodici anni, dovrebbero essere già assicurati alla giustizia mandanti ed esecutori del delitto”. Il caso è stato archiviato.

“Un velo di amarezza, inoltre, traspare in quanti sono coinvolti in questa dolorosa vicenda – si legge -, nel constatare che nonostante il tempo passato, dal quartiere e dalla città, nessun aiuto è arrivato per agevolare le indagini, nemmeno in forma anonima, come se il ricordo dell’omicidio di Daniele Discrede dovesse essere fagocitato dall’oblio, come spesso accade in questa martoriata città”.

Non sovrapponiamo esperienze sideralmente irriducibili. Non le paragoniamo affatto. Non azzardiamo nemmeno classifiche. Ogni strazio si appoggia al suo infinito. E’ perfettamente, drammaticamente, normale che gli eventi del ’92 rappresentino qualcosa di atrocemente unico e perenne.

Tutto ci riguarda per una rinnovata consapevolezza: la cronaca delle stragi di mafia, giustamente enorme, gli episodi terribili, relegati, ingiustamente, negli scantinati dell’attenzione. Il nostro desiderio è che tutte le lacrime siano asciugate dalla verità. Il nostro auspicio è che sia giustizia per tutti. Ha un senso ricordarlo nei giorni immensi degli eroi.

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