Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.


Quella del museo di sculture a cielo aperto nella valle dell’Oreto è una prospettiva seducente, ma anche molto rischiosa. Infatti siamo in un tempo in cui, tranne qualche raro esempio, l’arte della scultura si è ridotta per lo più al mero stupire e questo, si sa, dopo il primo impatto, perde tutto il suo flusso. Quindi non è arte, ma esteticità. Auspico, di conseguenza, che l’iniziativa venga messa a bando pubblico e non sia lasciata alle velleitarietà stucchevoli dei supposti scultori, forti magari di solidi rapporti con la politica, la burocrazia o i mercanti influenti nel settore. Certo, un bando pubblico prevede una giuria giudicante e quindi anche questa contiene il rischio d’essere di basso livello. Insomma, se se ne vorrà fare una cosa ammirevole, occorreranno le cautele e le sane ambizioni che la storia dell’Arte nei secoli ci ha insegnato.
A proposito di ambiente: ma le ville abusive di Pizzo Sella non si possono abbattere per rinaturalizzare la zona piantando alberi?
Ridiamo dignità e decoro a Pizzo Sella