Massoneria e colletti bianchi: l'investigatore scuote la politica - Live Sicilia

Massoneria e colletti bianchi: l’investigatore scuote la politica

GIOVANNI LO SCIUTO
Il colonnello Antonio Merola contro l'ex deputato regionale del Nuovo Centro Destra
PROCESSO ARTEMISIA
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5 min di lettura

Una ricerca affannosa del potere. “Un cacciatore di voti”. In questo modo il colonnello Antonio Merola, che è stato per quasi dieci anni a capo dapprima del nucleo investigativo e poi del reparto operativo del comando provinciale dei Carabinieri di Trapani, ha sintetizzato l’agire del medico castelvetranese Giovanni Lo Sciuto, oggi ex deputato regionale del Nuovo Centro Destra (la formazione politica nata da una scissione avvenuta dentro Forza Italia e guidata dal più volte ministro Angelino Alfano) e imputato nel processo scaturito dall’operazione denominata Artemisia e condotta dai Carabinieri in un arco temporale tra il 2016 e il 2019.

La deposizione

La deposizione del col. Merola, che è cominciata nell’udienza di oggi e proseguirà il prossimo 17 gennaio, si è concentrata sulla parte dell’indagine per la quale viene contestata la partecipazione a una associazione segreta (violazione della legge Anselmi contro le logge coperte) a Lo Sciuto e ad altri sei dei diciotto imputati nel processo in corso. All’interno di due associazioni segrete, che la Procura di Trapani ha individuato nelle denominate Hypsas e Malophoros, sarebbe stato creato un gruppo di potere che avrebbe avuto come obiettivo il condizionamento, con i tipici comportamenti della massoneria, di attività pubbliche e politiche. Con Lo Sciuto sono imputati per questo reato l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante, gli ex consiglieri comunali di Castelvetrano Vincenzo Chiofalo e Luciano Perricone, e ancora Giuseppe Berlino, Gaspare Magro e il sostituto commissario di Polizia Salvatore Passanante.

Le fasi dell’indagine

L’ufficiale dell’Arma ha ripercorso le fasi dell’indagine citando il contenuto di numerose intercettazioni telefoniche e ambientali. L’ascolto e le successive investigazioni hanno fatto emergere in particolare il condizionamento dell’amministrazione comunale di Castelvetrano quando sindaco era Felice Errante e il numero elevato di soggetti che tra incarichi politici e incarichi pubblici sono risultati far parte di logge riconosciute dalla massoneria ufficiale ma anche di associazioni la cui esistenza gli indagati in vari modi hanno cercato di tenera occulta. Associazioni nate alle spalle del centro sociologico italiano, appartenente alla Loggia Regolare d’Italia, con sede in un edificio di Castelvetrano. “Lo Sciuto – ha sottolineato il col. Merola – è apparso un politico che aveva come obiettivo quello di trattare faccende per le quali in cambio poteva aumentare il proprio consenso elettorale, in alcune occasioni lo abbiamo sentito contare i voti che in cambio di favori aveva ottenuto”.

Le investigazioni

Le investigazioni si sono concentrate in un periodo molto ravvicinato alle elezioni amministrative che dovevano svolgersi a Castelvetrano nel 2017. Elezioni che vennero annullate per l’avvenuto scioglimento per inquinamento mafioso del Comune. A tradire molto dell’agire occulto le discussioni che spesso avvenivano nell’auto di Lo Sciuto alle quali partecipava la moglie , Rosalba Riccobono e altri due loro stretti amici, Anna Maria Marchese e Riccardo Catalano. Loro sarebbero stati i custodi dell’esistenza dell’associazione segreta. La massoneria era considerata da Lo Sciuto un mezzo utile “a portare voti”: in questa maniera il col. Merola ha spiegato come ad un certo punto il sindaco Errante decise di rompere l’alleanza col Pd che sosteneva la sua prima Giunta, per allearsi con la fazione politica che faceva capo a Lo Sciuto che fino a prima era stata all’opposizione. “Da quel momento – ha continuato – abbiamo registrato l’ingresso in amministrazione di soggetti indicati da Lo Sciuto tutti appartenenti alla massoneria, quella ufficiale e quella nascosta. Le discussioni ascoltate hanno svelato condotte spregiudicate, “sentivamo dire di obiettivi come quello di dover conquistare il Comune”, cosa che forse sarebbe avvenuta se si fossero svolte le elezioni del 2017, “le formazioni che si proponevano all’elettore erano condizionate da un notevole numero di candidati appartenenti alla massoneria”. Quello che si era creato a Castelvetrano era un “omogeneo gruppo di potere”.

Le infiltrazioni

Ma le infiltrazioni non avrebbero riguardato solo il Comune ma anche l’assessorato regionale beni culturali, con nomine che hanno riguardato il parco archeologico di Selinunte, e l’Asp di Trapani. Diversi gli episodi citati dall’ex comandante del Reparto Operativo dell’arma, come quando il sindaco Errante decideva i rimpasti di Giunta dopo avere deciso con Lo Sciuto chi nominare: “Non era Lo Sciuto ad andare da Errante, ma il sindaco che si recava nella segreteria del politico”. Erano stati avversari ma avevano trovato poi l’accordo. Sulla gestione dei posti che potevano essere occupati con soggetti quasi tutti graditi a Lo Sciuto che si vantava: ” io utilizzo il Comune anche per gli amici miei che hanno bisogno”. Tra le nomine quelle che hanno riguardato degli Ipab. All’epoca assessore regionale alla Famiglia, assessorato dal quale dipendono gli Ipab, era un esponente dell’Udc.

Le intercettazioni su Sciuto

Lo Sciuto intercettato è stato sentito parlare di un accordo con l’on. Mimmo Turano, allora esponente di punta dell’Udc a Trapani, intesa grazie alla quale “poteva gestire le nomine Ipab tra Campobello di Mazara e Castelvetrano”. Il col. Merola si è anche soffermato su un aspetto delle indagini già affrontato in altra udienza dal maggiore Diego Berlingieri, altro investigatore dell’arma che ha partecipato all’indagine Artemisia. E cioè come ad un certo punto Lo Sciuto avrebbe saputo di indagini che lo riguardavano. Non solo dell’indagine trapanese ma anche di un’inchiesta della Procura antimafia su connessioni tra Cosa nostra e la massoneria. Lo Sciuto si mostrava certo di potere sapere in anticipo cosa accadeva, anche, spiegava, per via del fatto di essere componente della commissione regionale antimafia. Potendo sapere di segreti come quelli contenuti in anonimi che arrivavano all’organo parlamentare, in particolare quelli riguardanti la massoneria.

Gli atti

Agli atti delle indagini ci sono anche intercettazioni che riguardano il sostituto commissario Salvatore Passanante, questi avrebbe avvertito di indagini in corso e di usare prudenza nei contatti telefonici. Lo Sciuto sempre intercettato spiegava così la sua vicinanza a Passanante, “mi serve per ottenere notizie in anteprima”. Intercettazioni nelle quali l’ex deputato parlava anche di mafia, definendo uno stupido il pentito Lorenzo Cimarosa, nel periodo in cui questi collaborava con la magistratura, svelando gli intrecci economici del cugino, l’attuale latitante Matteo Messina Denaro.


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