Alfio Mannino candidato presidente alle Regionali?

Mannino non ha paura… Sarà lui il candidato del centrosinistra?

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    Allora, che lo sgarrupato centro sinistra pensasse a Mannino è cosa risaputa e che lui, il Mannino, lavori da tempo per passare dalla poltrona di segretario regionale Cgil a qualche altra (poltrona) più prestigiosa è noto a tutti. Però lui ambisce a Roma – dove c’è pure l’immunità, anche se non serve, per dire… – e adesso non sa che pesci pigliare. Ovviamente sempre per senso di responsabilità, ci mancherebbe. I caporioni siciliani di Pd e delle 5Stelle, che sanno benissimo che la loro coalizione perderà, non vogliono metterci la faccia (a loro basta tornare a sala d’Ercole) e perciò, nella ricerca di qualcuno voglioso di immolarsi ma comunque di andarsi a sedere all’Ars, sebbene all’opposizione (spesso consociativa, però) hanno pensato a Mannino, reduce della debacle referendaria, ma senza considerare le ambizioni di livello più alto del personaggio, dato che da quelle parti chi perde va avanti. Vedremo come andrà a finire. Per intanto si può scommettere su un elemento: i votanti diminuiranno di parecchio, ma questo non interessa a nessuno.

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Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.

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