“Il mio pensiero è rivolto ai giovani siciliani. A loro dico di avere fiducia nella Sicilia e di restare”.
Palazzo d’Orleans, interno giorno. L’umore del presidente della Regione, Renato Schifani, è tendente al sereno, nel barometro degli eventi. Il rimpasto archiviato, sia pure in un contesto denso di incognite, permette respiri più larghi rispetto alla fase sincopata delle nomine. Lo sguardo del governatore è puntato al futuro, quello immediato.
La battuta sul bis
“Se mi deve fare la solita domanda sulla candidatura bis, io me l’aspetto – sorride -. Ma la prevengo. Non è all’ordine del giorno dei miei pensieri. Sono concentrato esclusivamente sul mio lavoro e sul dare risposte ai siciliani. Sull’argomento, comunque, ho più volte manifestato la mia idea”.
“Direttore, sono qui per rispondere, ovviamente. Ma vorrei che fosse una chiacchierata il più possibile vicina alle esigenze dei siciliani – aggiunge il presidente -. Vorrei spiegare bene cosa sto facendo, perché lo sto facendo e qual è la mia idea di questa ultima parte di legislatura. Mi piacerebbe stare, il più possibile, sui punti che interessano tutti. Le persone pretendono, giustamente, un meccanismo che funzioni: questo vogliono sapere. Non come è stato nominato l’assessore di turno”.
Ecco la premessa di Renato Schifani, inquilino di Palazzo d’Orleans in Sicilia, quando manca circa un anno alle elezioni. Un sole velato filtra dalle finestre della stanza presidenziale a cui si accede, dopo una breve anticamera, con la scorta garbata dei commessi. Ci sono funzionari al lavoro poco prima dell’ingresso.C’è Simona Vicari, di cui abbiamo scritto a proposito della recente assoluzione. C’è il portavoce Fabio De Pasquale, puntualissimo, munito di una serie di carte che serviranno nel corso dell’intervista.
Il presidente guarda la foto dei familiari sulla scrivania e ricomincia. “Vede, io mi muovo poco da questa stanza e da questo palazzo. Sono sempre qui, affronto riunioni su riunioni. Oggi, per esempio (è lo scorso venerdì pomeriggio) sono stato occupato con tre tavoli tecnici. Voglio concentrarmi ancora di più sui provvedimenti che possano dare sempre più lavoro ai nostri giovani per evitare che lascino la Sicilia. In modo tale che se decidono di andare fuori sia una scelta e non una necessità. Vorrei che le ragazze e i ragazzi restassero a casa loro. Io ce la sto mettendo tutta”.

“Un sistema anchilosato”
“Praticamente vivo qui e lavoro sempre. Ho trovato un sistema anchilosato, fermo, legato alla volontà di non decidere, tranne per fortuna qualche eccezione. Si pagano prezzi emotivi molto forti, di tensione e di stress. Riconosco che posso avere i miei alti e bassi, sono un essere umano. Però, credo fermamente nel mio impegno. Lo devo anche al presidente Berlusconi, alla presidente Meloni e al vicepremier Salvini che mi hanno chiesto di guidare la mia Regione”.
I giovani, dunque. “Una premessa – dice il presidente Schifani – i risultati economici del mio governo sono certificati da enti indipendenti che raccontano una Sicilia in forte crescita. Abbiamo cinque miliardi di avanzo. Abbiamo creato con il ‘South Working’ gli incentivi alle imprese che trasferiscono in Sicilia ragazzi e ragazze che lavorano altrove. Un esperimento che credo verrà ripreso a livello nazionale. Stiamo mettendo a punto altre misure, per l’acquisto della prima casa, per implementare il credito, con risorse della Regione. Lo sviluppo della nostra terra che non è più il fanalino di coda mostra indicatori incontrovertibili. Ne cito uno su tutti: l’aumento delle entrate fiscali che non scende e si mantiene nel tempo. Significa che l’economia va bene”.
I giovani, ancora. “Dobbiamo riscattare chi vive il disagio sul territorio, nelle periferie. Con ‘Liberi di scegliere’ proponiamo dei percorsi di salvezza a chi proviene da contesti molto problematici. C’è il finanziamento della piazza dello Zen, con i fondi regionali. No, questa Sicilia non è più la Cenerentola d’Italia ed è necessario mantenere lo standard acquisito, puntando a migliorare. Ora arriva l’estate, ma non siamo più in emergenza idrica. I dissalatori, la manutenzione delle dighe, con cinquemila litri al secondo recuperati nelle reti idriche, ci permettono di essere ottimisti. La ‘Control Room’ sarà un’arma in più contro gli incendi”.
I progetti esecutivi e quelli in cantiere: le cifre
Un’occhiata al malloppo cartaceo del portavoce. Un capitolo recita ‘Rafforzamento delle misure Irfis a sostegno dell’economia regionale’. Sono progetti in cantiere. Comprendono il credito al consumo per l’abbattimento degli interessi per l’acquisto dei beni durevoli, contributi sugli interessi dei mutui per le prime abitazioni, finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per i giovani che cercano una prima casa. E’ l’ipotesi di una misura che rafforza il Piano Casa del governo nazionale.
Corposo il foglio delle misure correnti tra incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato, connesse a investimenti, il già citato South Working, il commercio, il turismo, il credito al consumo, alle imprese, aiuti agli imprenditori in vari settori, il Ciclone Harry, l’editoria, il prestito d’onore per gli studenti… Il totale? Serve la calcolatrice: ballano, finanziati con strumenti a diverso titolo, poco più di 775 milioni di euro alla voce ‘Irfis FinSicilia. Misure in gestione a maggio 2026’.
Altro foglio. Un diagramma della Svimez certifica il ‘boom occupazionale’ con il 13,5 per cento in più, superiore alla media del Mezzogiorno e del Centro-Nord, nel triennio 2021-2024. Sempre tra il 2021 e il 2024, il PIL della Sicilia è cresciuto del 9,9% a prezzi costanti. Si registrano oltre trentamila occupati in più solo nell’industria.
“Prendere atto che la Sicilia oggi cresce più di ieri – commenta il presidente Schifani – non significa certo mettersi comodi o peggio cullarsi: quei numeri sono il frutto di un lavoro intenso e faticoso portato avanti in questi anni di governo. E infatti nessuno pensa di fermarsi. Anzi, proprio perché i dati sono incoraggianti, guardiamo oltre e siamo pronti a fare ancora di più. E su questo abbiamo le idee chiare. Del resto, lo abbiamo detto con chiarezza: il vero obiettivo non è celebrare le statistiche, ma trasformarle in qualità della vita migliore per i cittadini’.

“Il presidente Mattarella invita alla moderazione”
“Mi rifaccio alle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ci invita alla moderazione. Le critiche sono tutte legittime, ma noto un imbarbarimento del linguaggio e degli atteggiamenti – riprende il governatore -. C’è una politica che minaccia di ricorrere ossessivamente al potere giudiziario, alle procure, alla Corte dei conti, invocando esposti in continuazione, quando non ci sarebbe motivo, per mettere in difficoltà l’avversario, rinunciando alla sua autonomia. In passato, all’epoca delle cosiddette ‘toghe rosse’, la politica si lamentava dell’eccessiva intromissione e ingerenza della magistratura. Oggi è la stessa politica che, spesso, invece, chiede l’intervento della magistratura, quasi abdicando”.
“Io non nego che esistano i problemi. Ci sono, non si risolve tutto in una legislatura. Però si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere la verità dei numeri che sono fatti. Siamo impegnati strenuamente nella sanità. Ci sono tante eccellenze, tante cose che funzionano, in una situazione complessa. Enfatizzare i guasti non serve a nessuno, crea smarrimento e sfiducia nei siciliani”.
Cosa succede dopo il rimpasto?
Le domande del cronista e il discorso si muovono, immancabilmente, sulla linea del rimpasto. Ci si è giunti con fatica e chissà se i nuovi equilibri garantiranno una migliore azione di governo e il ricompattarsi di una coalizione alle prese con svariate fibrillazioni all’Ars.
“Io sono convinto che con il rimpasto si siano poste le premesse per un finale più sereno. Non ci sarà più il fastidioso totonomine – dice il presidente Schifani -. Noi dobbiamo dare soluzioni. Sono veramente contento del ritorno di Nuccia Albano che ha lavorato benissimo. Marcello Caruso assessore alla Salute? Sono convinto che farà bene. Tutti conoscono i nostri rapporti e la grande stima che ho di lui. Ma non l’ho scelto io personalmente. Come avrei potuto con il coordinatore del partito, capo della mia segreteria? E’ stata una decisione di Forza Italia. Qualcuno non ci crederà? Pazienza. Ritengo, comunque, che sia tutto superato”.

E ancora: “Il commissario Nino Minardo e io abbiamo una vera sintonia. Nino ha dato e sta dando una grande mano. Lui rappresenta una figura autorevole. Io capisco che in un sistema elettorale con le preferenze scattino, tra i parlamentari, preoccupazioni e l’ansia della rielezione. Mi pare legittimo. Sono più vicino a tutti, l’importante è il lavoro di squadra che promuovo incessantemente”.
Le coalizioni, si sa, compongono figure complesse. Chissà che sotto l’apparente concordia non spuntino metaforici e proverbiali pugnali. Chissà come saranno i rapporti, per esempio, con Fratelli d’Italia. Proprio l’avvistamento di un traguardo può diventare un elemento di turbativa. Quei rapporti?
“Ottimi, ottimi – taglia corto il presidente Schifani -. Con il commissario Luca Sbardella e con i quattro assessori”.
Resta il dato della Dc cuffariana, estromessa dalla giunta fino al ripescaggio dell’assessora Albano. Qualcosa è cambiato?
“Guardi, io sono e resto un garantista – dice il presidente -. Nei confronti della Democrazia Cristiana ho rivisitato la mia posizione, essendo praticamente stata rivista dalla stessa magistratura la tesi iniziale di un sistema associativo che utilizzasse la politica per fini illeciti. Ripeto: Nuccia Albano ha lavorato benissimo. Pure nei confronti di Cuffaro alcuni aspetti si sono ridimensionati, non dimenticando certo gli errori censurabili che ha commesso. Questa storia mi ha dato molta amarezza personale e politica, ma il mio rapporto umano con Totò Cuffaro rimane immutato. Ora ribadisco che voglio concentrarmi sui giovani e sulla Sicilia, sempre di più. Altri scenari, per il momento, non mi riguardano. Voglio convincere i giovani siciliani che vivere qui è possibile ed è un impegno che prendo con chiunque, non solo con i giovani”.
“Il futuro della Sicilia”
“Sa per esempio cosa farò il 15 maggio in occasione dell’80 anniversario dello Statuto? – è la conclusione della chiacchierata -. Trascorrerò la mattinata insieme a 400 alunni di alcune scuole di Palermo. Nei magnifici Giardini di Palazzo d’Orléans dialogherò con loro sul significato e sull’importanza dello Statuto: un patrimonio di diritti, autonomia e identità che appartiene soprattutto alle nuove generazioni. Sarà un momento di ascolto, confronto e condivisione, perché il futuro della Sicilia passa anche dalla consapevolezza e dall’entusiasmo dei nostri ragazzi”.
Percorso a ritroso, fra arazzi e quadri di maestri fiamminghi. Il Palazzo sembra quasi un organismo vivente, col respiro di memorie antichissime. Un emblema del potere e delle battaglie che si combattono nel suo nome. Tradimenti compresi. Ma i giovani che si sono affacciati nelle parole di un presidente hanno diritto a una Sicilia da vivere, senza rimpianti, né amarezze. La desiderano. La pretendono. La chiedono. Come i loro genitori.
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