Renzi, mafia e crisi dell'editoria |A tu per tu con Ferruccio de Bortoli - Live Sicilia

Renzi, mafia e crisi dell’editoria |A tu per tu con Ferruccio de Bortoli

Il direttore del Corriere della Sera a Catania.

Intervistato da Nino Milazzo
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3 min di lettura

CATANIA – “È una vera vergogna, della sinistra e della destra, che il tema del Mezzogiorno sia scomparso dall’agenda del Paese. Non ci sono più neanche le cinque righe rituali che il presidente del Consiglio, ogni volta che s’insediava, leggeva in aula”. È lo sfogo del sindaco di Catania Enzo Bianco, intervenuto stasera all’incontro “Alfabeto della memoria: G come Giornalismo”. Ovvero, l’intervista a Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, condotta da Nino Milazzo, presidente del Teatro Stabile nonché già vice del giornale di via Solferino. Insomma, una chiacchierata fra chi il mondo dell’informazione lo conosce fin sotto il tappeto. Si è spaziato in lungo e in largo. E non poteva essere altrimenti. Da Matteo Renzi alla Mafia, passando dall’Is. “Un interrogatorio, più che un’intervista”, fredda tutti il primo cittadino catanese. Ma in un modo o nell’altro, è la constatazione dell’oblio in cui è caduto il cosiddetto Sud a lasciare esterrefatta la sala. E non solo essa. Un buco in agenda che passa anche dalle sviste dei grandi organi d’informazione nazionali. Dettaglio che lo stesso Ferruccio de Bortoli non fatica a riconoscere e decifrare.

Un momento dell'intervista

E allora ?

“Il tema è oggettivamente scomparso. Nel senso che, su questo punto di vista, siamo inadempienti. In qualche modo siamo diventati, da un lato, molto più attenti a quelli che sono i meccanismi del potere centralizzato. Il Sud, poi, sconta tutta la retorica di questi anni. Alimentata, anche, dagli stessi intellettuali meridionali. Paghiamo una sorta di contrappasso. Dopodiché, bisogna essere in qualche modo attenti e capire quali possano essere le grandi potenzialità che vanno dalle start up, alle nove tecnologie, all’informazione, al turismo, e uscire in qualche modo dalla rappresentazione sindacale del Sud. Di Sud ce ne sono diversi. Non è una categoria monolitica”.

Basterebbe solo questo?

“Affatto. Bisogna poi liberare delle forze imprenditoriali. In tutto ciò è necessaria la presenza della società civile”.

La crisi dell’editoria nel Mezzogiorno è la spia, in generale, di una povertà del territorio e delle sue forze attive?

“Guardi, è necessario sicuramente che i grandi gruppi vengano a investire sul territorio. Certo è che se uno deve fare un rigassificatore a Brindisi e aspetta dieci anni, non investirà mai niente. Il comparto del turismo siciliano deve essere nelle condizioni di attrarre grandi gruppi, creando delle infrastrutture. Ma deve esserci anche una società civile ovviamente aperta. Il problema è legato alla responsabilità degli organi d’informazione, dell’editoria, ma anche di consapevolezza delle stesse classi dirigenti”.

C’è chi invoca, addirittura, l’abrogazione dello statuto autonomo.

“Le Regioni, partendo proprio da quella siciliana, non hanno prodotto affatto una buona di sé. Per non parlare poi della Regione Calabria, Puglia e della Campania. Il fatto che il Sud sia uscito dal radar delle emergenze nazionali, è del tutto vero ed è anche colpa dei media”.

Guardando a Catania, gruppi editoriali storici sono entrati profondamente in crisi. In questa fase, il web è può essere un ingrediente per rilanciare il settore informazione e creare nuove opportunità?

“È sicuramente una grande risposta. Ha arricchito tantissimo l’informazione, compresa quella locale. Le aziende però devono essere in grado di reggersi sul versante economico. E al momento non si vede un modello di business che possa in qualche modo sostituirsi ai giornali cartacei. Io credo però che bisogna lasciare massimo spazio a iniziative individuali, private e non convenzionate. Di esempi positivi qui in Sicilia ce ne sono”.

 


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