Saguto, Cappellano e il pestaggio| Quegli anonimi maleodoranti - Live Sicilia

Saguto, Cappellano e il pestaggio| Quegli anonimi maleodoranti

Da Milano arrivano buste dal contenuto sudicio. Lo scandalo beni confiscati si incrocia con quello di due poliziotti.

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PALERMO – Stessa mano, e non solo, destinatari diversi. Chi è il misterioso autore di quattro stranissime lettere minatorie?

Il “non solo” di cui sopra è riferito all’utilizzo di una meno poetica, trattandosi di lettere, parte del corpo umano. Dentro le quattro buste, infatti,  c’era uno strappo di carta igienica sporco di feci umane. Insomma, di cacca. Le missive sono state spedite prima a due ex poliziotti, protagonisti di uno spiacevole fatto di cronaca, e anni dopo al giudice Silvana Saguto e all’avvocato Gaetano Cappellano Seminara.

I magistrati di tre procure – Palermo, Caltanissetta e Sciacca – e i carabinieri del Ris prendono molto sul serio gli anonimi. Cercano di risolvere un rompicapo che inizia nel 2012. Era maggio quando due poliziotti siciliani in servizio a Milano, Federico Spallino e Davide Sunseri, vengono filmati mentre pestano un uomo di sessant’anni in via Gorizia. Nella relazione di servizio scrivono che hanno solo tentato di difendersi e che l’uomo deve essere accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Ed invece le immagini li smentirebbero. Hanno aggredito la vittima per futili motivi. Vengono condannati. La sentenza non è definitiva. La Cassazione ha annullato con rinvio la decisione d’appello.

Mentre i due indagati si trovano nelle loro abitazioni di Palermo e Bivona iniziano a ricevere le lettere minatorie. Una, due, tre buste sempre con lo stesso sudicio contenuto. I carabinieri del Ris non hanno dubbi: la saliva con cui è stata chiusa la busta e gli escrementi appartengono allo “stesso soggetto maschile ignoto”. Anche la mano che ha scritto nome e indirizzo del destinatario è la stessa.

Ed è proprio la grafia che attira gli investigatori. L’autore ignoto nel maggio del 2015 cambia bersaglio e spedisce due lettere con l’analogo contenuto a Silvana Saguto e Gaetano Cappellano Seminara. Altra analogia: le buste sono state spedite tutte dall’ufficio postale “Milano Borromeo”. La data è importante visto che nel maggio 2015 il giudice e l’amministratore giudiziario erano sì chiacchierati, ma non era ancora scoppiato lo scandalo sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia che li avrebbe travolti.

La notizia dell’inchiesta che li coinvolge diventerà nota solo due mesi dopo, a fine settembre, con le perquisizioni dei finanzieri della Polizia tributaria nella stanza dell’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Chi è il misterioso autore delle missive che ha scelto una maniera davvero singolare per dissentire da chi avrebbe piegato gli interessi dello Stato a quelli personali?

Almeno a Palermo ritengono di avere fatto tutto il possibile, senza riuscirvi, per scoprire la sua identità. Ecco perché il pubblico ministero Ferdinando Lo Cascio ha chiesto l’archiviazione. Il giudice Vittorio Alcamo, almeno per il momento, non l’ha accolta e ha fissato l’udienza. Vorrà imporre nuove indagini?

 

 


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