Salvo La Rosa: Catania, la carriera e il sogno di "Salvuccio" VIDEO

Salvo La Rosa: Catania, la carriera e il sogno di “Salvuccio” VIDEO

L'incontro con uno dei riferimenti più popolari della nostra isola.
LA DOMENICA DI LIVESICILIA
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14 min di lettura

CATANIA. Una intervista, come si usa dire in questi casi, a cuore aperto. Ma a di là delle frasi fatte e di rito, è stato davvero così. Vi raccontiamo il nostro incontro con Salvo La Rosa.

Sei nato a Catania il 5 agosto del ’63. Com’era Salvo da bambino e quali sono i suoi primi ricordi di questa meravigliosa città?
Salvo da bambino diciamo che era vivace, anzi, “tustuliddu”, monellino, perché avevo il fuoco dentro.  Intanto in famiglia mi chiamavano “Salvuccio”, tutti, rigorosamente, ed ancora oggi mio padre, mia madre e qualche parente che ha qualche anno in più, mi chiamano sempre Salvuccio. Resterò sempre “Salvuccio” per tutti loro, ma anche i colleghi, gli amici, mi chiamano “Salvuccio”.
Ero vivace perché mi piaceva molto comunicare. 
Mi piaceva molto stare con gli altri, mi piaceva molto già intrattenere gli altri. 
Infatti io sin da ragazzino facevo le imitazioni, poi a scuola cominciavo a fare in qualche modo il giornalista, perché staccavo i fogli dal mezzo dei quadernoni e facevo proprio il giornale di classe, io ero il direttore ed i miei amici collaboravano con me, tanto che poi, ad un certo punto, lì ai Salesiani, al San Francesco di Sales, dove andavo a scuola, Don Martines mi disse: “Ma invece di rovinare tutti questi quaderni, noi abbiamo il ciclostile, fai un giornale vero e proprio! 
E cominciai a fare il giornale. 
Cominciai anche a presentare ed organizzare tutte le recite di fine anno, insomma, diciamo che in qualche modo questo seme della comunicazione, della conduzione, della presentazione, lo avevo già dentro da bambino. 

Il 25 gennaio dell’’80 firmi il tuo primo articolo giornalistico, occupandoti di sport, a marzo dello stesso anno conduci il tuo primo spettacolo teatrale, nel dicembre dell’’81 realizzi il tuo primo servizio televisivo, un anno dopo sei già giornalista pubblicista e sette anni dopo giornalista professionista: da cosa era mosso l’animo di questo infaticabile enfant prodige catanese e quali erano i suoi sogni?

Il mio sogno è stato sempre quello, ed io l’ho realizzato, quello di comunicare, quello di raccontare storie, quello di arrivare al cuore della gente proprio attraverso la televisione, che era il mio sogno principale,poi ho fatto di tutto, ho scritto articoli sulla carta stampata, il mio primo articolo risale proprio al 25 gennaio del 1980, se ti fai un conto preciso, io sono nato nel ‘63, non avevo neanche 17 anni, andavo ancora a scuola appunto al Liceo Classico del San Francesco di Sales a Catania.

Quindi ho cominciato giovanissimo, poi sono diventato pubblicista, poi professionista, ho fatto il mio primo spettacolo, come dicevo prima al Teatro Don Bosco, ai Salesiani sempre, un galà della Croce Rossa Italiana, lo ricordo ancora, e quindi diciamo che da ragazzino ho cullato questo sogno.

Per usare una frase di Jovanotti, che conosco molto bene, è un amico carissimo, io sono un ragazzo fortunato, perché sono riuscito a realizzare quello che era il mio sogno da bambino, cioè diventare un conduttore televisivo, che era il mio sogno principale, e quindi io dico sempre un comunicatore, uno che racconta storie e cerca di esprimere emozioni per trasmetterle e riceverle anche dalla gente. 
Poi tutto il resto,  in qualche modo ormai loro lo conoscono tutti, Antenna Sicilia prima e poi tante altre emittenti sino ai giorni nostri. 
Adesso sto lavorando, ma magari ne parliamo dopo, con TGS, con RGS, con RTP e con Antenna dello Stretto, quindi con il  gruppo editoriale S.E.S., Gazzetta del Sud  e Giornale di Sicilia, faccio il Direttore Artistico per queste emittenti. 

Nel 1994 dai vita ad “Insieme”, il programma che ti vedrà conduttore e protagonista per più di vent’anni,  consacrando di fatto sul campo la tua figura di autore e conduttore, grazie anche a più di 2600 puntate realizzate senza interruzione, e regalandoti una grandissima popolarità, anche oltre oceano, grazie ai tantissimi siciliani all’estero che ti seguivano con affetto attraverso i canali satellitari e lo streaming. Immaginavi così tanto successo all’alba di questa straordinaria avventura?

Sicuramente ad un certo punto della mia vita, per l’esattezza nel 1994, è arrivato “Insieme” che mi ha cambiato proprio la vita, perché da allora è cambiato tutto, perché questo programma, inaspettatamente, ha avuto un successo davvero clamoroso.
Un successo che ha varcato subito i confini della Sicilia, arrivando nel resto d’Italia, laddove ci sono soprattutto siciliani, ma poi è arrivato anche all’estero, tanto che noi poi abbiamo fatto con tanti comici spettacoli e tournée, in Belgio, in Francia, in Svizzera, in Germania, negli Stati Uniti, in Australia. 

A noi chi ci doveva portare in Australia?
A me, al signor Litterio, quindi ad Enrico Guarneri, con noi venne anche Totino, perché Toti rimase a casa per motivi di famiglia, e anche Carlo Caneba.
Insomma, veramente fu un’esperienza straordinaria e “Insieme” resterà sempre nel mio cuore, perché davvero era un format vincente, un format che si rivolgeva alle famiglie, che però faceva spettacolo anche di qualità, partendo proprio dalla nostra regione. 

Pensa che ad un certo punto, lo dico con umiltà, ma anche con grande orgoglio, perché è un successo che devo condividere con tutte le persone meravigliose, donne e uomini, che hanno sempre lavorato con me, erano gli artisti nazionali che ci chiedevano di di intervenire, di partecipare, di stare con noi. 
Quindi davvero non potrò mai dimenticare “Insieme”, che è stata anche una fucina  di grandi talenti, di comici siciliani, alcuni li ho già citati, ma adesso potrei dire anche Giuseppe Castiglia, Sasà Salvaggio, Antonello Costa, tutti artisti che veramente hanno scritto pagine di storia della televisione privata, regionale e nazionale.
Quindi con Antenna Sicilia ci siamo tolte tante soddisfazioni. 

Poi ovviamente diciamo che il comico mio di riferimento, quello a me più vicino, resta sicuramente, lo devo dire senza nulla togliere agli altri, il buon Enrico Guarneri, grande attore di teatro e grandissimo sulla scena con Litterio Scalisi, che insomma è il personaggio amatissimo da tutti.
Quindi Insieme a un certo punto mi ha cambiato la vita ed è stato un successo che ci ha travolto, però positivamente, perché siamo riusciti a gestirlo molto bene, per 21 anni, sino al 2015. 

Nel 2015 nasce “Meraviglioso”, il programma che nel 2017 e nel 2018 ha convinto un prestigioso network italiano a mandarvi in onda ogni venerdì in tutt’Italia. Quali sono state le tute riflessioni e le tue scelte in quel momento per confrontarti con questa ribalta nazionale? Hai dovuto modificare qualcosa del tuo essere “Salvo La Rosa”?

Quando ho lasciato Antenna Sicilia per motivi che ho già spiegato tante volte, anche se ovviamente, lo dico “cututtucori”, Antenna Sicilia resta la mia prima casa, la casa dove ho cominciato e sono diventato un professionista diciamo amato e stimato da tutti, ho fatto “Meraviglioso” proprio con TGS e con RTP. 
È stato il primo contatto che ho avuto con queste due aziende, dove adesso lavoro facendo il Direttore Artistico. 

Poi ho portato meraviglioso anche a Video Mediterraneo, perché a me piace raccontare tutto e parlare proprio di tutte le mie esperienze, quindi non c’è problema, anzi lo faccio molto volentieri. 
Questo programma è approdato per alcuni mesi su un network nazionale che si chiama 7Gold, che appunto è visibile in tutta Italia. 
Ti devo dire che io avevo già avuto delle esperienze nazionali, perché lo dico con grande orgoglio, ma insomma con grande umiltà sempre, perché bisogna stare sempre con i piedi per terra, ho fatto due edizioni del Festival di Sanremo nel 2002 e nel 2003, facemmo i collegamenti con la conduzione di Pippo Baudo, ho fatto anche altre trasmissioni sia in Rai che a Mediaset e poi è arrivata questa nostra produzione. 

Era molto bello che una produzione che partiva proprio da qui, insieme con tanti artisti siciliani, arrivasse anche a livello nazionale. 
Guarda, io ti devo dire una cosa: io sono sempre rimasto Salvo La Rosa, quel Salvuccio lì di cui parlavo prima, nel senso che sono sempre così, nella vita, sul palcoscenico, in televisione, dovunque, e quindi quando è arrivato il primo successo straordinario di “Insieme” ad Antenna Sicilia e quando poi è arrivata anche la ribalta nazionale di Rai e Mediaset, ed anche questa di 7Gold con “Meraviglioso”, ti devo dire che ho vissuto queste esperienze sempre con grande gioia, con grande emozione, con grande semplicità, senza farmi battere troppo il cuore.
Ma comunque il cuore batteva tanto ed ho cercato di affrontare tutto restando me stesso, e credo, ma questo lo devono dire loro, di esserci riuscito.

Dal gennaio del 2018 hai ricevuto l’incarico di Direttore Artistico di ben due emittenti televisive siciliane e di altrettante emittenti radiofoniche locali. Con che spirito hai accettato questo incarico e che obbiettivi ti sei prefissato?

Sicuramente un altro momento importante per la mia vita e per la mia carriera professionale è arrivato nel 2018, quando l’editore Nino Morgante, mio amico da sempre, mi chiese di fare il direttore artistico delle due reti televisive, TGS ed RTP, e delle due reti radiofoniche, RGS ed Antenna dello Stretto, del gruppo editoriale S.E.S., Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia.

Io in quel momento ero libero e quindi ho accettato molto volentieri questo incarico, perché era un incarico prestigioso, all’interno di una grande azienda editoriale, tra le più importanti sicuramente in Italia, protagonista certamente in Sicilia ed in Calabria.

E devo dire che ho accettato questo incarico con grande slancio, con grande gioia, perché mi ha permesso anche di rimettermi un po’ in gioco. Dopo i grandi successi ottenuti con “Insieme”, con le serate in giro per la Sicilia, per l’Italia e per il mondo, anche con le esperienze nazionali di cui abbiamo parlato prima. Quindi diciamo che da allora è cominciata questa nuova avventura che ancora continua.
Abbiamo fatto tante cose insieme, tanti programmi, sia in tv che in radio, sul web, tante dirette proprio in giro per la Sicilia, perché il compito di una emittente regionale deve essere proprio quello di raccontare il territorio, di raccontare la propria terra, gli usi e i costumi, la storia, la cultura, le tradizioni, religiose, culturali e popolari. Quindi devo dire che sono molto contento.

Ringrazio ancora Lino Morgante per questa occasione che mi ha dato e spero di fare ancora bene. All’inizio tu mi hai detto “Nato il 5 agosto del 1963”. Facciamo due conti facili facili: Ad agosto compirò 60 anni. Devo dire che è un bel traguardo, dal quale ripartire però!  Non è che mi voglio fermare, però 60 anni sono tanti, con 43 anni di attività professionale. Quindi, insomma, diciamo che di cose, di “cosi belli”, ne abbiamo fatte tante e speriamo di farne ancora. 

Ne 2010 sei stato insignito dal Presidente della Repubblica del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica per la tua prestigiosa attività professionale. Come la vedi oggi tu la nostra martoriata Italia? Che futuro ci aspetta secondo te?

Non mi aspettavo di ricevere questa onorificenza così prestigiosa di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Però quando è arrivata, come si dice dalle nostre parti, “ma pigghiai” molto volentieri, perché è sicuramente una onorificenza di grande prestigio. Non so se la merito, però se me l’hanno data vuol dire che qualcuno ha pensato a me. Quindi, grazie al presidente della Repubblica di allora, che era Napolitano, grazie al prefetto di Catania di allora e quindi io cerco di essere, come diceva don Bosco, un buon cristiano ed un onesto cittadino. 

Poi, ovviamente questo è un momento difficile, delicato per tutti, per tutto il mondo e soprattutto, diciamolo, per la nostra martoriata nazione e per la nostra martoriata Sicilia. Quindi sicuramente non stiamo vivendo un momento molto bello, però dobbiamo essere proprio noi cittadini, a proposito di onorificenze, a guadagnarci ogni giorno una onorificenza speciale, quella di essere appunto buoni cittadini. Poi certamente le istituzioni devono fare il loro compito e devono garantire i diritti giusti per tutti. Purtroppo non accade sempre, però ecco, dobbiamo metterci di buzzo buono tutti e collaborare e collaborare tutti, sperando che poi arrivino le le risposte giuste. C’è troppa violenza anche in questo momento nel mondo. 
Adesso è facile pensare alla guerra che abbiamo qui alle porte dell’Italia, è facile pensare, per quanto ci riguarda, anche qui in Sicilia, alla mafia, alla criminalità organizzata, però ecco, bisogna reagire. 
Io non sono mai per il vittimismo e bisogna collaborare tutti, le istituzioni ovviamente in primis, e  poi tutti i cittadini, sperando di avere sempre uguali diritti per tutti, questo è importante.

Negli anni la tua “presenza” durante la Festa di Sant’Agata è diventata sempre più iconica ed imprescindibile per i catanesi. Qual’è il tuo rapporto con la “Santuzza” e con la sua festa?

Sant’Agata per un catanese e tutto: E’ una sorella, è una madre, è un’amica, è una compagna fidata alla quale raccontare i propri problemi, con la quale confidarsi, con la quale parlare sempre e comunque in ogni momento della vita. Poi, ovviamente, nei giorni della festa, il rapporto con Sant’Agata diventa ancora più intenso ed io l’ho sempre vissuto intensamente e continuo a viverlo da devoto, ma anche da conduttore televisivo, da persona che dal 1991, ininterrottamente, racconta questa festa nel mondo.

Tutto cominciò proprio nel ‘91, perché a gennaio scoppiò la guerra del Golfo, proprio dalla base Nato di Sigonella, quindi qui vicino, partivano proprio da lì gli aerei che andavano nel Golfo Persico, perciò sentivamo questa guerra anche molto vicina, e l’allora arcivescovo di Catania, Monsignor Luigi Bommarito, decise di fare una festa in stile penitenziale, cioè e sconvolse completamente tutto il programma della festa, quell’anno non usci Sant’Agata sul fercolo, non ci furono i due giorni di processioni, col giro esterno e col giro interno, e soltanto il 5 febbraio di pomeriggio venne portato fuori il busto reliquiario, proprio a spalla dai devoti, dalla cattedrale sino ai luoghi del martirio di Sant’Agata, proprio qui vicino, in piazza Stesicoro, poi ci fu la processione inversa, sino alla cattedrale, e la festa fu fatta proprio con uno stile penitenziale, con tanta preghiera, proprio perché c’era la guerra in corso. 

Noi decidemmo di realizzare una diretta, allora eravamo su Teletna, e da quel momento in poi si sono susseguite tutte le varie dirette, anche con tante altre emittenti, con tanti colleghi bravissimi, tante colleghe bravissime, ed io devo dire ho avuto il piacere e l’onore comunque, in un modo o nell’altro, di raccontarla sempre questa festa, prima su Teletna, poi su Antenna Sicilia, su Telecolor, su Video Mediterraneo, sul web, l’ho fatta anche sul web, su Facebook, ovviamente, negli ultimi anni, su TGS e su RTP, quest’anno ho fatto anche dei collegamenti per una televisione nazionale che è Tv2000, e quindi diciamo che la raccontiamo e continuiamo a farlo, soprattutto per quei catanesi che non vivono più a Catania, con grande fede, con grande devozione, con spirito di servizio.
Tutte queste dirette vengono fatte con spirito di servizio e con grande devozione. 

Dino Risi, nel libro “I miei mostri”, la sua autobiografia del 2004, scriveva che “La televisione ha rubato clienti al prete e allo psicanalista. Uomini e donne, ma soprattutto donne, sembra che trovino un sottile piacere nel raccontarsi davanti a milioni di sconosciuti, nel riferire episodi piccanti della loro vita, comportamenti che hanno taciuto alla mamma e alla migliore amica.” Che ne pensi di queste parole e qual’è il tuo “rapporto” con i tuoi spettatori?

La televisione è sicuramente un mezzo fortissimo, potentissimo, bellissimo, straordinario, così come bellissimi, potentissimi, straordinari sono anche tutti i mezzi di comunicazione, a maggior ragione adesso il web ed internet, che sono mezzi che ti permettono di arrivare in tutto il mondo, subito, in tempo reale. 
Però sono anche mezzi molto pericolosi.
Bisogna saperli usare perché possono diventare anche delle armi che possono fare tanto danno. 
Io faccio questo mestiere da 43 anni e mi sono sempre sforzato di arrivare al cuore della gente in maniera semplice, diretta, raccontando sempre la verità.

Adesso non lo so se ci sono riuscito, penso di sì, ma dovrei chiederlo a loro. 
Ogni giorno ricevo tanti feedback, soprattutto attraverso i social, ma anche passeggiando per la strada. 
Incontro tante persone che mi ringraziano, soprattutto per una cosa, mi dicono “Grazie signor La Rosa, perché lei ci fa tanta compagnia”, ed è una cosa bellissima, perché questo è un momento di grandi solitudini e quindi fare compagnia alla gente, con la televisione, con la radio, con i social, con le dirette Facebook o Instagram, è davvero una cosa che mi riempie il cuore di gioia, e ripenso a mia nonna, che quando andavo via da casa sua mi diceva “O niputi t’arringraziu cà t’arricuddasti ri mia”.

Era lei, persona anziana, che ringraziava me per essere stato con lei e poi, andando via, mi abbracciava e mi diceva “U’ Signuri t’abbenerici, t’abbracciu cù tuttu ù cori”.
Ecco perché utilizzo questo hashtag,  “cututtucori”, per dire grazie alla gente che mi vuole bene e che ogni giorno mi fa stare bene, mi riempie il cuore e l’anima.
Però, se commetto qualche errore, fatemelo sapere, perché, insomma, è giusto anche arrivare al vostro cuore in maniera corretta.


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