Saro, scusa l'impertinenza | Perché hai affossato il Sì?

Saro, scusa l’impertinenza | Perché hai affossato il Sì?

Saro, scusa l’impertinenza | Perché hai affossato il Sì?

Crocetta dice che voterà Sì, obbligando la Sicilia a votare No. Vi immaginate la faccia di Renzi?

Il referendum
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Caro Presidente Crocetta, prendiamola larga.

Mettiamo che ci sia un renziano accanito a Valguarnera Caropepe (Enna). Talmente renzista da avere acquistato il dizionario siculo-toscano, da indossare le vesti permanenti di talebano del Sì al referendum, da avere strappato le foto accigliate – quelle sorridenti non esistono in natura – di Zagrebelsky pubblicate dai giornali. Poi che succede? Si collega – inconsapevole dell’imminente catastrofe – e legge online il seguente titolo: “Voto sì al referendum.Voglio restare a Palazzo d’Orleans”, firmato: Saro da Gela.

Sviene, il tapino; prontamente lo rianimano con una betoniera di vinsanto. Si rialza. Approfondisce l’articolo: “Avevo delle perplessità, ma le mie ostilità sono state rimosse dall’impegno del premier a modificare l’Italicum. Perché non dovrei credergli? Quindi non abbiamo ragioni per opporci a una riforma costituzionale che accelera l’iter legislativo e voteremo Sì”.

A quel punto, il renziano di Caropepe Valguarnera che fa? Torna a casa, riattacca i pezzetti delle foto di Zagreetcetc, dà fuoco al poster gigante di Roberto Benigni, posizionando, in sua vece, un maxi-scatto di Bombolo. E diventa uno strenuo assaltatore, aggregato alla compagnia del No. Anzi, del Noooooooo!!!!! (così si capisce meglio). Fine della breve e probabilissima storia.

Morale: Saro, Saruzzo, che combinasti? Cosa pensi che avrà a sua volta pensato il premier gigliato, ricevendo la notizia del disastro: cioè che tu avevi annunciato il tuo malauguratissimo, per lui, endorsement? Infatti, il povero Matteo lo sa già che la Sicilia, il 4 dicembre, voterà compatta e allupata per il No. Perché? Come perché, Rosario? Tu credi veramente che ci sia un siciliano disposto a stare dalla tua stessa parte? Verrai ricordato – politicamente, s’intende – come una piaga biblica, come la pestilenza che ha concluso la devastazione di quel poco di devastabile che rimaneva in piedi. Dalla Sanità alla Formazione, passando per il lavoro che manca, è tutto un susseguirsi di lacrime e anatemi, una macelleria di persone tagliate a fette dalla classe regnante ornata col tuo vanaglorioso stemma. Chi potrebbe sceglierti come compagno di una processione a qualunque titolo?

Osserva dal finestrone di piazza Indipendenza il panorama di macerie che lascerai, quando – da non rieletto – la stessa casta, che a chiacchiere dicevi di voler mandare all’aria, ti troverà un posticino garantito e su misura, qualcosina, una ridotta di qualche migliaio di euro al mese per consentirti di ‘sopravvivere’. Chi vorrebbe mai sedersi di fianco a una tale pestilenza politica? Chi non sognerebbe di sfregiarla con rabbia e col primo voto a disposizione? E siccome il referendum – di cui nessuno ha capito nulla – si decide a fior di pelle, a naso, sul filo del ‘chi sta con chi’, è ovvio che nemmeno uno dei terremotati del Crocettismo sarà con te e dunque col Sì.

Certo, non è che nella fanteria del No manchino i personaggi ostativi. Zagre (etcetc) ha la leggerezza di un tomo di diritto costituzionale piombato a tradimento sul mignolo del piede. Antonio Ingroia coltiva la sua respingente mistica del sospetto, una plumbea voluttà di complotto mondiale ai suoi danni che lo dipinge ispido. Ma tu li batti tutti, Saro, perciò sarai punito, con una sillaba secca, con una risposta dedicata a te, anche se non c’entra niente con la domanda. Perché questa terra coltiva ormai l’unica speranza sopravvissuta tra i calcinacci del tuo ‘buongoverno’: il sogno di non incontrarti mai più.


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