Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.


Non si comprende in che cosa debba sostanziarsi questa auspicata ‘riforma’ dei rifiuti in Sicilia atteso che sono da tempo in vigore e mai applicate, le norme del Codice dell’Ambiente (D. Lgs n. 152/2006, Parte IV) valide anche per il territorio della Regione Sicilia come più volte ha avuto modo di ribadire la Corte Costituzionale (vedi anche sentenza n. 93/2017 in materia di acque, Parte III dello stesso Codice).
Basta pertanto applicare queste norme e attenersi scrupolosamente a quegli articoli che regolano le competenze delle Regioni delle Province e dei Comuni e ricordarsi che la politica può e deve agire per fare le norme e non per discutere se applicarle o meno.
ma veramente si necessita di una riforma!?? e ve ne state accorgendo adesso!?? bisogna dare l’appalto a ditte oneste . non credo sia difficile capirlo.