PALERMO – Una telefonata e un sms. Il padre del sedicenne arrestato per l’omicidio di Piero De Luca credeva di scrivere alla vittima ed invece a rispondere sarebbe stato il figlio dopo che aveva commesso il delitto.
Spuntano altri due elementi nell’inchiesta della Procura dei minori. Il ragazzino ha confessato. Ha raccontato di avere ucciso il vicino di casa la mattina dell’8 maggio. Si sarebbe ribellato alle proposte sessuali dell’ex infermiere in pensione e lo ha colpito alla testa con un tubo di ferro dentro un casolare in via Buonpensiero, al Villaggio Santa Rosalia.
Cosa non quadra per gli investigatori
Molte cose non tornano. I poliziotti della squadra mobile, coordinati dalla procuratrice Claudia Caramanna e dal sostituto Gaetano Guardì, hanno parecchi dubbi sulla versione fornita dal ragazzo nel corso dell’interrogatorio in presenza dell’avvocato Michele Giovinco: la vittima è stata trovata con i pantaloni alzati e allacciati e non abbassati come ha sostenuto l’indagato, i parenti di De Luca sono certi che il tubo non si trovasse nel capanno e dunque il sedicenne potrebbe averlo portato da casa, nel casolare ci sarebbero tracce di trascinamento del corpo. E respingono con decisione l’ipotesi della reazione alla proposta sessuale.
Gli investigatori sospettano la presenza di altre persone sul posto dove la mattina del delitto c’era anche il padre del sedicenne. Stava lavorando con un escavatore per sistemare la strada di accesso al suo terreno e a quello del vicino. Non si sarebbe accorto della presenza del figlio che si stava prendendo cura degli animali e con il quale con cui si parlava da giorni? Non era neppure rincasato per la notte e la sera del delitto si è presentato da solo in questura. Da alcune domande rivolte al ragazzo emergerebbero dei sospetti da parte di chi indaga.
Il padre del sedicenne che ha confessato l’omicidio
Ora spuntano anche una chiamata effettuata dal padre dell’indagato la mattina del delitto, probabilmente per parlare dei lavori, e un messaggio inviato nel pomeriggio. De Luca avrebbe risposto che in quel momento non poteva parlare. Il messaggio, stando al racconto del ragazzo, sarebbe stato spedito quando il pensionato di 68 anni era già morto. Dunque sarebbe stato lo stesso sedicenne a scrivere al posto suo, proprio come aveva fatto con la moglie di De Luca che chiedeva al marito quando sarebbe rincasato?
Giovedì 14 maggio sarà eseguita l’autopsia a cui parteciperà anche il medico legale Paolo Procaccianti, nominato dai familiari di De Luca, assistiti dagli avvocati Salvo Vitrano e Fabrizio Pizzitola.

