Spatuzza: "Avevamo chiuso tutto, | per questo le stragi finirono" - Live Sicilia

Spatuzza: “Avevamo chiuso tutto, | per questo le stragi finirono”

Il pentito Gaspare Spatuzza

La deposizione del pentito: "Non feci il nome di Berlsuconi per timore".

Il processo sulla trattativa stato-mafia
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ROMA – “Dopo il fallito attentato all’ Olimpico finirono le stragi perché avevamo chiuso tutto”. Lo ha detto il pentito Gaspare Spatuzza deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia e rispondendo alle domande dei legali degli imputati che lo stanno controesaminando. A gennaio ’94 Cosa nostra aveva organizzato un attentato ai carabinieri all’Olimpico che però fallì. Con l’espressione “avevamo chiuso tutto” il collaboratore di giustizia si è riferito a quanto gli disse il boss Giuseppe Graviano a gennaio del 1994 e cioè – gli avrebbe confidato il capomafia – che Cosa nostra aveva ottenuto tutto quel che cercava “grazie a delle persone serie che avevano portato avanti la cosa”, riferendosi ai suoi nuovi interlocutori Berlusconi e Dell’Utri.

Spatuzza ha parlato anche dell’ex premier, Silvio Berlusconi. “Dopo alcune settimane dalla mia decisione di collaborare con la giustizia, nel 2008, cadde il governo Prodi e subentrò in me un grosso timore – ha affermato -. Mi trovai Berlusconi presidente del Consiglio e Alfano come ministro della Giustizia e le mie preoccupazioni aumentarono ulteriormente”. L’avvocato Giuseppe Di Peri, legale di uno degli imputati, l’ex senatore Marcello Dell’Utri, aveva sottolineato la circostanza che solo a giugno del 2009, quindi circa un anno dopo la formalizzazione del pentimento, Spatuzza ha raccontato ai pm che il boss Giuseppe Graviano, nel ’94, gli avrebbe indicato in Berlusconi e Dell’Utri i suoi nuovi referenti politici. Vicenda che il pentito ha spiegato proprio coi timori derivati dal ritorno al potere di Berlusconi. “Se il governo fosse caduto prima – ha aggiunto – non mi sarei neppure pentito”.

“Non voglio insinuare nulla su Alfano – ha spiegato alludendo proprio alle preoccupazioni di cominciare la collaborazione nel mutato clima politico e con la consapevolezza che avrebbe dovuto riferire le circostanze apprese su Berlusconi e Dell’Utri -. Non voglio dire cose che non so, ma certo ero preoccupato”. Ieri il collaboratore ha spiegato di avere deciso di parlare delle confidenze di Graviano solo dopo avere appreso, mentre era davanti ai pm di Firenze, che le Procure di Palermo e Caltanissetta avevano dato parere favorevole alla sua ammissione al programma di protezione. Il legale ha anche sottolineato che già nel 1998 Spatuzza aveva avuto colloqui investigativi con l’allora procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna ma che anche allora nulla aveva detto del colloquio con Graviano. “Allora – ha risposto Spatuzza – la mia non era una collaborazione. Avevo solo mostrato disponibilità perché dentro di me mi ero ravveduto. Ma solo nel 2008, dopo un lungo percorso personale, ho deciso di pentirmi”.

Poi la rivelazione: “Nel 1997, anni prima di cominciare a collaborare, durante un colloquio investigativo con l’allora procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna e con Piero Grasso, dissi ‘fate attenzione a Milano 2’. Stavamo per salutarci e io mi sentivo di dire qualcosa anche se ancora non ero pentito”, ha rivelato ancora Spatuzza. “Intendevo dare in modo soft, come avevo fatto per il furto della 126 usata per la strage di via D’Amelio, un’indicazione”, ha aggiunto. Anni prima di formalizzare la collaborazione con la giustizia, dunque, l’ex braccio destro del boss Giuseppe Graviano accennò velatamente ai magistrati a Silvio Berlusconi, il cui nome come referente di Graviano fece espressamente solo nel 2009, e alle anomalie nelle indagini sull’attentato al giudice Paolo Borsellino.

(ANSA)


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Commenti

    Ma Spatuzza si riferisce a quel Burlesquoni che nel ’73 importò dalla Sicilia un personaggio con varie condanne a fare lo stalliere nella sua villa, per intercessione di un certo Dell’Utri?
    E il personaggio in questione era Vittorio Mangano, boss del mandamento di Porta Nuova?

    Di lui parla Spatuzza? Del Burlesquoni?

    La giustizia sembra impantanata. Irrimediabilmente impantanata. Ma quel che è peggio è che a fare il direttore d’orchestra in questo lago di melma non è mai una toga ma il pentito di turno. Che peraltro può dire tutto quello che vuole, senza che mai vengano effettuati i riscontri. Non solo, a volte, come nel presente caso, il pentito, a suo piacimento, mischia tranquillamente il tempo e lo spazio in cui si sono svolti i fatti di cui parla, e mai nessuno lo contraddice. Perché? Domanda da un trilione di euro. Inutile anche porsela. Tanto, anche ad azzeccare la risposta, dove trovare i soldi per coprire la posta? Dunque. Spatuzza afferma che nel gennaio del ‘94, «Cosa nostra aveva ottenuto tutto quel che cercava “grazie a delle persone serie che avevano portato avanti la cosa”, riferendosi ai suoi nuovi interlocutori Berlusconi e Dell’Utri.» Ciò significa, inconfutabilmente, non vi sono altre vie né scorciatoie da esplorare, che la mafia, dopo aver guardato nella sfera di cristallo, sapeva a quel punto che non solo Berlusconi sarebbe sceso in campo, ma che, soprattutto, avrebbe sbaragliato la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto. Mentre, insomma, il capo del Pci girava per le Cancellerie europee, per accreditarsi come il futuro capo del governo italiano, il capo dei capi di cosa nostra chiude (nel gennaio del ’94) un accordo con Berlusconi: il nuovo vero premier (secondo la già richiamata sfera di cristallo). Le cronache politiche, invece, narrano che «L’ingresso in politica di Silvio Berlusconi, noto anche come “discesa in campo” avvenne il 26 gennaio 1994. E che appena due mesi dopo da quell’annuncio, alla guida di Forza Italia, Berlusconi vinse le elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994.» Ragione vuole che, dati quegli scenari politici e quelle previsioni di vittoria, se trattative di qualsiasi tipo ci sono state, gli interlocutori dovevano essere per forza di cosa altri.

    La giustizia pende sempre dalle labbra dei.pentiti.nel 2014 boooooooo

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