Supermarket aperti le domeniche |Scontro tra sindacati e Regione

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Commenti

    In merito alle aperture domenicali e festivi, si cerca di tornare indietro, con la scusa del Covid. Pertanto è necessario che le parti sia istituzionali (Regione) che sociali (datoriali,sindacali) e associazioni di consumatori si siedono intorno ad un tavolo e trovano un’intesa, perché se ciò non avviene il commercio fisico nel suo insieme morirà per mancanza di clientela, sia per problemi economici delle famiglie, ma principalmente chi può spendere si rivolgerà sempre di più all’ecommerce delle piattaforme delle multinazionali.( vedi l’ultima statistica il commercio online è in aumento del 30% circa), questo significa un colpo all’occupazione, sia dipendente che autonoma.

    Vergogna mussumeci vergogna lasciaci godere le nostre famiglie la domenica

    Se non sei in grado di far tacere una piccola minoranza, come puoi governare la sicilia. Vergognati, lasciateci liberi la domenica

    NON C’E’ SPERANZA COL SINDACATO,SPECIALMENTE IL SINDACATO SICILIANO NON SI PUO’ RAGIONARE.BISOGNA APRIRE QUANTO PIU’ E’ POSSIBILE.BISOGNA APRIRE PERCHE’ OGNI NEGOZIO,BOTTEGA ,SUPERMERCATO APERTO AIUTA QUELLI VICINO.LE PERSONE MUOVENDOSI PER LA SPESA O PER ALTRO TIPO DI ACQUISTI ,SI FERMANO A PRENDERE UN CAFFE’,UN GELATO O SI FERMANO DALL’AMBULANTE,IN SINTESI REDISTRIBUISCONO DENARO.MA COME SI FA’ A NON CAPIRE CHE PER SUPERARE QUESTA INCREDIBILE CRISI BISOGNA RIMETTERE IN MOTO FORTISSIMAMENTE I CONSUMI?????SUCCESSIVAMENTE, IN UNA FASE PIU’ EQUILIBRATA, SI POTRA’ DISCUTERE DI NUOVE METODOLOGIE DI APERTURE,MA OGGI BISOGNA TORNARE A METTERE LA TESTA FUORI DALL’ACQUA.

    Sig. Picarella ma lei esulta e pensa solo alla sua “caiella”!. La smetta di far godere i riposi domenicali e festivi solo alla sua famiglia ed ai suoi collegati. Quando il cittadino e il dipendente si innervosiscono la colpa è di coloro che sono ciechi come lei, pensando solo alla propria ingordigia e sottoponendo a certi obblighi di schiavitù, le persone laboriose ed oneste. La domenica è fatta per stare con la famiglia e non si deve toccare.

    Chi non desidera lavorare la Domenica dovrebbero cambiare lavoro.

    È giustissimo che le domeniche dovrebbero essere per tutti negozi e anche noi benzinai!!! Ma perché noi siamo diversi dagli altri che dobbiamo lavorare tutte le domeniche e anche tutti i festivi!!! Vergogna politica italiana e siciliana

    Vorrei sapere tutti quelli che dicono chiudiamo la Domenica i centri commerciali i supermercati
    Vanno al ristorante la
    Domenica i camerieri diritti non ne hanno vanno in spiaggia i bagnini diritti non ne hanno
    Poi quando le aziende licenziano cosa date da magiare alla Vostra famiglia
    La libertà smettetela è solo lagniusia

    Ma forse questa è una mentalità nostrana Siciliana (del Sud) che la Domenica non si lavora.

    La schiavitù è intollerabile sempre!
    Lo è ancora di più se usata x favorire Confcommercio.

    Ma tutto ha avuto un inizio…… prima i negozi erano chiusi di domenica e anche i benzinai lavoravano solo una domenica al mese di turno a rotazione… quindi torniamo indietro e anche tu puoi restare a casa con la famiglia

    Poco tempo fa tutti i negozi la domenica erano chiusi (prima dei centri commerciali) La domenica era per lo svago, quindi gelato o caffe e bancarelle.Per gli altri acquisti rimanevano altri sei giorni della settimana. Ti assicuro non si viveva male

    I sindacati si lamentano perché i commessi devono lavorare di domenica, giusto, poi se hanno un contratto a Part Time di 20 ore settimanali, e ne fanno 50 di ore, non ha nessuna importanza.
    Li i sindacati benpensanti, non hanno nulla da ridire, giusto no? Vi dovreste vergognare tutti, per aver reso il lavoro solo precario, senza dire una solo parola.

    Ma anziché decidere così perché non si fa una volta per tutte un referendum e si chiede al popolo cosa vuol fare con le aperture domenicali e festivi? È impensabile che si decida sempre senza ascoltare il popolo, i lavoratori, gli imprenditori, gli impiegati. Per una volta chiedeteci cosa vogliamo fare! Io personalmente parlo da imprenditore credo che sia una cosa giusta la chiusura domenicale e festiva. Anche gli operai hanno i diritti, il diritto al riposo, il diritto Di pranzare o cenare con la propria famiglia, il diritto di fare una passeggiata, il diritto di essere tutelati. In questo modo si sacrifica tutto in nome della “ripresa economica “ ( cosa che in realtà sappiamo bene non essere così…) . La verità è che questa classe politica è chiusa dentro le proprie mura dorate e nulla sa di ciò che ha bisogno il popolo, nulla sa di come affrontare questo periodo, nulla sa perché non proviene dalla società che lavora e che produce. Noi imprenditori siamo stanchi di essere governati da questi signori.

    Se da imprenditore vuoi chiudere fallo senza referendum.

    I travagghiu unni voli mancu a broru.

    Il problema serio di questo argomento sono i diritti dei lavoratori,calpestati e mai rispettati.Mi sembra ovvio che supermercati centri commerciali e negozi in genere vogliano stare aperti,tanto mica pagano festivi e straordinari.Se dovessero rispettare i contratti il 75% nemmeno ci penserebbe,visti gli incassi risibili.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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