"Tamponi e reagenti: fare chiarezza | Ho inviato le carte in Procura"

“Tamponi e reagenti: fare chiarezza | Ho inviato le carte in Procura”

Commenti

    Ha fatto bene, è una vergogna, ci sono persone a casa da un mese responsabili solo della loro correttezza e cioè di avere segnalato il loro rientro dall’estero dopo mesi di lavoro imbarcati su navi battenti bandiera italiana. per4 qualcuno si erano perse addirittura le pratiche. Fanno chiacchere ogni giorno e non hanno i tamponi ed i reagenti. Dobbiamo farli in privato i tamponi?non tutti possono permettersi 300 euro per fare iol tampone. Chissà quale santo ci aiuta, perchè se avessimo avuto situazioni simili a quelle delle regioni del nord, saremmo morti nelle automobili parcheggiate nei posteggi degli ospedali. Si insegue, giustamente, chi deroga dalle disposizioni vigenti, ma non si fanno i tamponi a chi,pensando che nella sanità siciliana oltre alle nomine di direttori et.., si pensi anche alla salute dei siciliani si è comportato correttamente.

    De Pasquale dica più chiaramente a questi magistrati che si è aperto il business “coronavirus”. e che indaghino.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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