Storia di Mimmo Tantillo | "Il fruttivendolo che diventò boss" - Live Sicilia

Storia di Mimmo Tantillo | “Il fruttivendolo che diventò boss”

Alcuni frame delle video intercettazioni del blitz antimafia Panta Rei

Citato in molte informative antimafia, il conosciutissimo commerciante della piazza del Borgo Vecchio è uno dei 38 destinatari del provvedimento di fermo eseguito dai carabinieri.

PALERMO - IL BLITZ
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PALERMO – Il suo nome è saltato fuori nelle principali infomative degli ultimi anni. Fino a stamani, però, Domenico Tantillo, conosciutissimo fruttivendolo della piazza del Borgo Vecchio, era rimasto a piede libero. Ora finisce in cella con l’accusa di avere retto la famiglia mafiosa del popolare rione palermitano, affiancato dal fratello Giuseppe. Quando sono arrivati i carabinieri in tanti sono scesi in piazza per salutarlo.

Di lui in passato si parlava come protagonista di alcune estorsioni. Il pentito Francesco Chiarello, in un verbale dell’aprile scorso, ha fatto risalire al maggio 2011 la sua nomina a capofamiglia: “Arriva una notizia che ci sono gli arresti… a giorni ci saranno degli arresti… a me me l’ha detto Tommaso Di Giovanni, dice non dormiamo nessuno a casa perché a giorni ci arrestano. Che succede? Che facciamo una mangiata al Piccolo Napoli a Borgo Vecchio…. Masino ci fa ‘allora facciamo una cosa il giorno in cui ci sarà questa cosa, Domenico… e Mimmo Tantillo e Giuseppe faranno parte del Borgo Vecchio”. Un altro pentito, Danilo Gravagna, ha chiamato in causa i fratelli Tantillo per lo spaccio di droga.

Nel corso dell’operazione Alexander che nel 2013 portò in carcere, tra gli altri, l’allora reggente del mandamento Alessandro D’Ambrogio (abituale frequentatore del negozio di frutta ndr), si seppe che contro Tantillo aveva puntato il dito l’imprenditore che aveva ristrutturato la facciata dall’Istituto autonomo case popolari, con sede nel cuore del Borgo. Era stato Tantillo a chiedergli la messa posto. Nel 2014, dalle carte del blitz Apocalisse emerse che il fruttivendolo aveva partecipato ad alcuni summit con i boss di Vergine Maria e dell’Acquasanta. Gregorio Palazzotto, oggi al 41 bis, lo prendeva a modello per la sua gestione della cassa. Bisognava fare “… come a Mimmo… quelli che hanno la cassa nelle mani hai capito?… pagano i detenuti…e quelli che restano tutti in tasca…”.

Nelle intercettazioni telefoniche inserite nel fermo di stamani, Teresa Marino, moglie di Tommaso Lo Presti, lo avrebbe indicato come un collettore delle estorsioni: “…soldi me ne sono arrivati di meno… anzi Tantillo è salito un minuto e mi ha portato duecentocinquanta…”. Secondo gli investigatori, si sarebbe trattato di soldi del pizzo. Quando sorse un contrasto fra il genero della Marino e un personaggio del Borgo Vecchio fu a Tantillo che venne chiesto di intervenire: “Sta andando da Tantillo perché suo padre… siccome ha avuto un problema con uno del Borgo che lavorava da loro… e dice che Chicca una telefonata… il padre di Angelo…”. E il genero della Lo Presti confermò il suo intervento: “… Mimmo ha risolto tutte cose… questo Mimmo ci fa dice che se l’è chiamato gli ha tagliato tutte le cose e questo ha chiamato a mio padre e ci fa per questa volta dice siccome abbiamo un amico in comune dice tagliamola per questa volta”.


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