PALERMO – Maggio 2022, muore Vittorio Cannavò, ufficiale della Marina mercantile, celibe, senza fratelli né figli. Il valore del suo patrimonio – una dozzina di appartamenti e magazzini a Palermo e tre terreni a Monreale – viene stimato in 900 mila euro. Saltano fuori tre testamenti depositati nelle mani di tre notai diversi il 24 maggio, il 4 agosto e il 13 ottobre. Per rendere ancora più intricata la matassa quello di agosto lo ha consegnato l’amministratore della parrocchia San Francesco di Paola. Diventa una vicenda di mafia, perché ci sarebbe l’interesse del boss di Porta Nuova Tommaso Lo Presti dietro uno dei testamenti falsi. I soldi della vendita di uno degli immobili sarebbero dovuti servire per comprare una tabaccheria al genero.
Il testamento e il “ragioniere della mafia”
Il regista dell’operazione sarebbe ancora una volta il ragioniere Giuseppe Vulcano, arrestato per mafia nei giorni scorsi. È lui a individuare l’ultimo titolare, almeno sulla carta, del lascito testamentario. Il primo testamento lo deposita il residente di un palazzo di via Cluverio dove il defunto ufficiale aveva quattro appartamenti. Ha saputo che non ci sono eredi. Vulcano lo intercetta: “… ti sei sceso i mobili, tavoli bicchieri di cristallo, oro…”.
Il finto erede frequenta un’officina meccanica dove incontra spesso Giovan Battista Marino, cognato del boss Lo Presti. Forse è qui che gli è scappata una parola di troppo sull’eredità. Per l’ultimo testamento Vulcano si servirebbe di un prestanome. Lo fa trascrivere all’Agenzia delle Entrate grazie all’aiuto del funzionario Edoardo Ortello che dietro pagamento di 300 euro – è Vulcano a raccontare senza sapere di essere intercettato di avergli consegnato i soldi nel bagno dell’ufficio – avrebbe rettificato la voltura degli immobili.
Il boss perde la pazienza
Vulcano è pronto per vendere. Non ci riesce e il capo della mafia di una grossa fetta della città inizia a perdere la pazienza per la storia del testamento. Marino riporta a Vulcano le parole di Lo Presti: “… dice mio genero si deve comprare il tabacchino le case le hai ancora tu. È da tre mesi, due mesi che lo prendiamo per fesso”. Gli appartamenti inseriti nel testamento, oltre che in via Cluverio, si trovano nelle vie Carlo Pisacane, Villa Florio, Sammartino, Giovanni Pacini e Tiziano.
I potenziali acquirenti vengono via via convinti dai notai a cui si rivolgono che l’affare puzza. L’ostacolo principale è la parrocchia. Nessuno sospetta che la mafia sia interessata al testamento. Serve un atto di acquiescenza – in sostanza una rinuncia – altrimenti la compravendita in futuro può essere impugnata. È il notaio Carlo Barabbino, dove è stato depositato l’ultimo testamento, a spiegarlo a Vulcano: “… questo testamento tu all’inizio non me l’hai detto, tu mi avevi detto di uno solo…”. Insomma, serve che in parrocchia facciano un passo indietro. Come spiega un altro notaio ad una persona interessata all’acquisto “se dovessi comprarlo io non lo comprerei mai, mai, mai perché giuridicamente fa acqua da tutte le parti”.
“Ti scasserei tutto”
Il 17 gennaio 2025 Marino va a trovare Vulcano nello studio del ragioniere in via Montepellegrino. Il clima è pesantissimo. Volano insulti: “Cosa inutile che sei, pezzo di merda”. Dalle parole ai fatti. Si sente il rumore degli schiaffi: “Ti scasserei tutto… una figura di merda… ci hai fatto stancare”.
A questo punto interviene la Procura della Repubblica. Il 21 gennaio 2025 il pubblico ministero Giulia Beux ordina il sequestro dei tre testamenti. Una perizia stabilisce che sono apocrifi.
La vicenda mette l’ambiente in subbuglio. Ipotizzano che sia stato il primo erede fasullo a mettersi d’accordo con la curia per fare saltare tutto. Vulcano non si arrende. L’unica strada è trovare qualcuno disposto a fare l’atto immediatamente senza passare da preliminare di vendita o compromessi: “Se lui viene dal nostro notaio lo fanno in un’ora”.
Non si ferma neanche la Procura che il 27 gennaio dispone il sequestro di tutti gli immobili. L’11 febbraio i carabinieri arrestano di nuovo per mafia Tommaso Lo Presti nel blitz dei 181. L’affare del testamento salta.
La donna del mistero in chiesa
Nelle intercettazioni sono finiti anche alcuni rappresentanti – sacerdoti e non – della parrocchia. Si sta indagando per capire se fossero al corrente della falsità del testamento in loro possesso. C’è una frase che insospettisce: il giorno del sequestro dei testamenti si dicono convinti che sia un’iniziativa della controparte a cui potrebbero reagire “se avessimo testamento vero ma siccome sappiamo che anche il nostro è come gli altri”. Come gli altri nel senso di “falso”?
L’economa scrive alla Procura per ricostruire la storia che gli è stata riferita dal parroco: a giugno 2023 una donna sconosciuta si è presentata in chiesa con una busta. Non disse il nome ma prima di andare via spiegò che si trattava di un testamento e che bisognava andare dal notaio. Una donna del mistero che indossava cappello e occhiali da sole ma rifiutò di dire chi fosse.
Un anno dopo l’amministratore parrocchiale decide di procedere con la successione. Si reca con l’economa e un fabbro in uno dei magazzini di via Sammartino per cambiare la serratura. Nel locale ci sono delle persone. A quel punto chiamano i carabinieri. Due settimane dopo l’ultimo testamentario, quello che sarebbe d’accordo con Vulcano, si presenta in chiesa con un architetto, almeno così viene presentato al prete. Il tono non è conciliante, ma autoritario. Ha tutta l’aria di essere una minaccia seppur velata. L’invito è perentorio: la chiesa deve rinunciare ai beni. Da allora, silenzio.
Gli immobili sono ancora sotto sequestro in cerca del vero erede. Vulcano è stato arrestato, sarebbe un moderno e invisibile uomo di Cosa Nostra.

