Trapani, hotel e case: le mani della mafia sulle aste fallimentari

Hotel, terreni e case: le mani della mafia sulle aste fallimentari

Uno dei capitoli dell'inchiesta della mafia trapanese
L'INCHIESTA
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PALERMO – Alberghi, terreni e case. Quando c’era da aggiudicarsi un bene all’asta si muovevano gli uomini di Cosa Nostra. “Io lavoro con i fallimenti…”, diceva Nino Raia, uno degli arrestati del blitz che ha fatto emergere la figura del nuovo capomafia trapanese Francesco Luppino. Sarebbe stato Piero Di Natale l’uomo incaricato da Luppino di “pilotare” le aggiudicazioni.

“Quello delle aste giudiziarie è stato uno dei principali settori – scrive il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo Walter Turturici – in cui si è concentrato l’interesse di Cosa nostra, sia perché consente ingenti guadagni sia perché può essere agevolmente sfruttato per fornire un apparente schermo di legalità a delle condotte estorsive”.

Ci sono ancora indagini in corso. Il procuratore aggiunto Paolo Guido della Direzione distrettuale antimafia di Palermo e i sostituti Francesca Dessì, Pierangelo Padova e Alessia Sinatra hanno “protetto” l’inchiesta. Battevano alcune piste che potevano portare alla cattura di Matteo Messina Denaro e non volevano bruciarle.

Lo schema utilizzato da Cosa Nostra sarebbe stato quello di individuare un cespite all’asta di valore rilevante e di favorirne l’acquisto da parte di un soggetto che corrispondesse all’associazione una somma di denaro, calcolata in percentuale rispetto al valore del bene aggiudicato.

Le procedure fallimentari – molte al Tribunale di Marsala – sono già state individuate. C’è ad esempio quella per i locali dell’Hotel Hermione a Erice. L’immobile aveva suscitato l’interesse di Raia che aveva ricevuto il via libera dai fratelli Pietro e Francesco Virga, figli del capomafia Vincenzo. Dopo il loro arresto per mafia Raia aveva deciso di rivolgersi a Luppino, tramite Di Natale.

Raia chiedeva a Di Natale di riferire a “Franco” che era necessario individuare un referente sul territorio di Trapani che si occupasse dell’albergo “quello grosso di Erice… a Monte Erice… si può dire che lo abbiamo tra le mani… l’ho sistemata ieri stesso'”. Quindi rivelava di aver già trattato l’affare due anni prima “con una persona… Ciccio” e cioè Francesco Virga, al quale sarebbe stata comunque destinata parte della somma percepita.

“Dagli accertamenti sul portale telematico delle vendite giudiziarie – scrivono gli investigatori – l’asta veniva aggiudicata da soggetti che, allo stato delle investigazioni, non appaiono essere stati in contatto con Antonino Ernesto Raia, salvi gli ulteriori accertamenti che verranno svolti”.

Altra asta sotto i riflettori è quella dell’Hotel Eracle a Marinella di Selinunte. Alla luce del valore – 2,5 milioni di euro – Raia aveva pianificato di guadagnare 40 mila euro per la “messa a posto”. Ci fu un incontro con “quello dell’albergo”: “Ora qua ti dicevo se tutte cose sono positive e c’è il cliente per l’albergo che ora la prossima asta arriva a duecento e rotti mila euro… una cosa qua parliamo di due milioni e mezzo, tre milioni di euro va perché siamo a centocinquanta metri dal mare… hai capito?… qua si parla… che tu… non ce n’è mediazione qua Stefano…. qua c’è prendi trenta, quaranta mila e me li dai”.

Sulla vicenda, probabilmente in ragione del lungo blocco di tutte le attività a causa della pandemia Covid, “non sono stati acquisiti ulteriori elementi”.

In altri passaggi si parla di altri immobili – case, terreni e il Greta Hotel di Marsala – e di gente obbligata a ritirarsi dalle aste. Per sbaragliare la concorrenza chi voleva aggiudicarsi il bene avrebbe pagato la mediazione dei boss trapanesi.


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