CATANIA – “Quanto ancora dobbiamo sperare di eradicare il virus SARS-CoV-2 responsabile della covid?”. Questo l’interrogativo che si pone al termine del secondo anno di pandemia Cristian Fioriglio, biologo e tossicologo forense catanese. “Questo è quello che ci si chiede ancora dopo due anni ormai pieni di pandemia e di condizioni critiche che si agganciano all’inizio delle stagioni più fredde e che peraltro sono i periodi in cui l’influenza stagionale si sovrappone con medesimi sintomi, condizione che fa inasprire quella psicosi che prende il sopravvento su molte persone”, analizza.
L’unica strada maestra è “avere fiducia nella scienza”. E quindi nel vaccino.
La sua analisi parte dalle origini scientifiche. E dal fatto della trasmissione da animale a essere umano. E questo in qualche modo faciliterebbe le mutazioni, le cosiddette varianti. “Da quanto si apprende dalle ultime notizie comunicate da alcuni scienziati mondiali che studiano l’origine di questo virus , non è da escludere – dice Fioriglio – che se è vero che questo virus sia trasmesso per zoonosi e cioè dall’animale quale serbatoio d’infezione e da quest’ultimo all’uomo, potremmo portarci per sempre il covid. Infatti il fatto che il serbatoio d’infezione possano essere proprio gli animali, giustifica il nascere di queste varianti (virus mutati)”
“Una ipotesi dell’origine delle varianti del SARS CoV II, tenendo presente quanto detto, possono essere le zoonosi inverse”, spiega il biologo catanese. Cioè? “L’animale portatore sano ( serbatoio d infezione) del Sars CoV II trasmette il virus all’uomo, il virus a sua volta si nasconde in alcuni animali come ad esempio i roditori, dove il virus, subendo diverse pressioni evolutive ha dato origine a nuove mutazioni prima di tornare all’uomo (zoonosi inversa). Pertanto non mi stupirei che tra qualche periodo si trovasse una nuova variante del SARS CoV II”.
Una mutazione del virus che crea sempre più incertezze. “L’unica preoccupazione nasce dall’incognita della mutazione che potrebbe dare origine ad una maggiore o minore aggressività nei confronti dell’organismo ospite infettato”.
Non ci sono altre strade per Fioriglio. “In questi casi la prevenzione effettuata con la vaccinazione è l’unica “conditio sine qua non” per scongiurare esordi clinici importanti. Ricordiamoci che più vaccinati abbiamo prima riusciamo a destabilizzare il virus costringendolo, se resiste, a farsi la sua vita distante dall’essere umano così come già avvenuto con il contenimento di molte zoonosi di virus e batteri che non ci destano più alcuna preoccupazione di tipo collettivo”.
Insomma vaccinarsi, vaccinarsi, vaccinarsi. “Dobbiamo insistere con le vaccinazioni al fine di tutelare i più fragili come gli anziani ma soprattutto i bambini che attualmente sono il bersaglio preferito dal covid perché terreno fertile per la sua sopravvivenza. Seppur nel nostro paese i bimbi infetti non hanno avuto esordi clinici degni di attenzione sanitaria, non possiamo rimanere impassibili a quanti bimbi invece hanno perso la vita a causa del covid in altri paesi esteri. Non è accettabile questo rischio, per questi motivi le vaccinazioni devono aumentare. Bisogna credere nella scienza. Anziché essere diffidenti bisogna avere fiducia”.

