Intervista a Cateno De Luca. "Io leader di un campo vastissimo"

Cateno De Luca: “Le minacce crescono, io leader di un campo vastissimo”

Cateno De Luca intervista
"Ismaele La Vardera? Mio figlioccio..."
L'INTERVISTA
di
4 min di lettura

Onorevole Cateno de Luca, ci racconta cosa è successo a Barcellona Pozzo di Gotto, dove ha denunciato di avere subito una intimidazione?
“Sì, perché non è un episodio da sottovalutare”.

Oggi, a Palermo, nella sala gialla di Palazzo dei Normanni, ‘Scateno’, impegnato nella campagna elettorale per le Amministrative, con più di un occhio alle Regionali, presenta i temi del già lanciato ‘Governo di liberazione’. Nel frattempo, gli echi della cronaca nel Messinese, da chiarire con le indagini, non si sono ancora dissolti.

Dunque?
“Una premessa: da quando Sud Chiama Nord ha ufficializzato, a Barcellona Pozzo di Gotto, la candidatura a sindaco della nostra Melangela Scolaro, ci sono state le prime avvisaglie di minacce. Le hanno intimato di ritirarsi e abbiamo lasciato stare. Il 14 dicembre, durante un comizio in piazza, da un balcone, ho ricevuto nuove intimidazioni”.

Nei giorni scorsi?
“Abbiamo subito un pedinamento con minacce. Non era il solito balordo di passaggio che ti prende di mira in piazza. La zona è periferica, devi andarci apposta. In tre o quattro hanno fatto dei giri di ronda. Quando ci siamo messi in macchina, hanno cercato di raggiungerci e mi hanno minacciato: ‘Torna da dove sei venuto’. C’è un crescendo, ho presentato la denuncia”.

Un crescendo? In che senso, scusi?
“I nostri candidati alle Amministrative vengono intimiditi. Il clima sta diventando pesante. Un nostro candidato, a proposito di Barcellona, ha ricevuto un’altra minaccia che riguarda me: ‘Dicci che ritira la denuncia, oppure ‘buttamu’’. Significa che mi riempiono di botte. Già c’è una prima misura. Quando tornerò a Barcellona, così è stato disposto, sarò scortato. Spero che si fermi tutto lì e che non si vada oltre”.

Ma che sta accadendo, secondo lei?
“Il mandante è sicuramente politico. A Barcellona sono stato primo alle scorse Regionali, senza un consigliere comunale. Sud Chiama Nord ha preso il 50 per cento. C’è un grande apprezzamento per me e per il movimento. Che dà fastidio”.

A proposito di apprezzamenti, come valuta il giudizio ‘aperturista’ di Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd?
“Anche io ho apprezzato. Si tratta di una presa di coscienza di una storia nota: il grave errore del Pd che avrebbe potuto avere due seggi alle scorse Europee, pur con uno che poteva essere assegnato al nostro Danilo Lo Giudice. Il gruppo all’Ars era d’accordo, qualcuno, dalla segreteria nazionale, ha preferito bloccare tutto. Undici punti in meno e un seggio in meno. Un bel risultato, non c’è che dire…”.

Ma pure lei, un po’ di qua, un po’ di là…
“Le mie posizioni sono nette. Il mio rapporto col centrodestra è stato e resta chiarissimo nei termini di una posizione responsabile. Purtroppo, il presidente Schifani non ha ascoltato i miei consigli non richiesti che l’avrebbero portato a essere da re sole a padre nobile. Ma non il mio padre nobile, parlavo in generale di un uomo con una tale esperienza politica che non dovrebbe soffrire dell’ansia di prestazione e avrebbe il dovere di andare oltre le faide. Lo scenario attuale ci dice che non è così”.

Torniamo al campo largo, le parole di Barbagallo non risultano gradite né ad Avs, né a Controcorrente.
“Questo è normale, io comprendo la posizione del mio figlioccio Ismaele La Vardera, con la sua ansia di popolarità. Tante volte, però, l’ho messo in guardia dall’effetto rinculo che può trasformare, senza offesa, il campo largo in un camposanto…”.

Figlioccio? L’ha messo in guardia? Perché, vi parlate?
“Certo, cerco di dargli qualche consiglio. Per lui, nonostante tutto, ho un atteggiamento paterno. Ismaele si candiderà comunque. Che vuole fare il centrosinistra? Vuole inseguire i personalismi o strutturare un ragionamento sensato? Lo capisco, Ismaele. Ho passato la sua fase di candidatura solitaria. Ma io, per dire, ero già il sindaco uscente di Messina. Qual è la sua progettualità? Perché non si sa”.

Cateno De Luca coltiva ancora ambizioni presidenziali? Potrebbe essere lei, in uno scenario politico profondamente mutato, il candidato del centrosinistra per Palazzo d’Orleans?
“Se si cambia metodo, perché no? Se si parte dalle cose che uniscono, perché no? Se si parte dal Ponte, significa che vogliono rompere, essendo io un pontista rinomato. Però, al momento, non azzardo previsioni. Mi limito a un dato di fatto: altro che campo largo! Io sarei leader di un campo vastissimo”.

Scrivi a direttore@livesicilia.it


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI