Sotto sequestro finiscono i beni degli eredi del boss di Sciacca Salvatore Di Gangi, morto nel 2021, travolto da un treno alla stazione di Genova. Aveva 79 anni. Il provvedimento della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, proposto dalla Direzione distrettuale antimafia, si basa sulle indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria.
Sotto sequestro finiscono due appartamenti a Sciacca; due case, un magazzino e 17 terreni a Ribera in provincia di Agrigento.
Il boss Di Gangi morto a Genova
Il boss, detenuto nel carcere di Asti, nel novembre 2021 era stato rimesso in libertà su disposizione della Corte d’Appello di Palermo. Per motivi di salute i giudici avevano sostituito la pena detentiva a 17 anni di carcere con gli arresti domiciliari, che avrebbe dovuto scontare a Sciacca.
Il capotreno lo fece scendere dal treno perché non aveva il green pass, la certificazione che attestava la vaccinazione, la guarigione o l’esito negativo di un tampone Covid 19 senza la quale non si poteva circolare durante i giorni della pandemia.
L’anziano capomafia aveva perso l’orientamento ed era entrato in galleria dove non si accorse del sopraggiungere del treno. Il capotreno è stato indagato e prosciolto.
L’arresto nel 1999
Di Gangi, nato a Polizzi Generosa, nel Palermitano, era legato all’ala corleonese di Cosa Nostra. Ex dipendente bancario prima e costruttore edile poi, si diede alla latitanza e lo arrestarono nel 1999 in un appartamento a piazza Politeama, a Palermo. Aveva con sé tredici milioni di lire, un migliaio di dollari in contanti nel cassetto, un revolver sul comodino con il colpo in canna e due radio ricetrasmittenti sintonizzate sulle frequenze di polizia e carabinieri.
Il blitz “Montagna”
Finita di scontare la pena lo avevano arrestato di nuovo nel 2018 nel blitz della Direzione distrettuale antimafia di Palermo denominato “Montagna” e poi condannato in primo e secondo grado. I finanzieri hanno evidenziato “la sussistenza di una marcata sproporzione degli investimenti effettuati rispetto alle risorse reddituali lecite dichiarate”.
Obiettivo, si legge in una nota del Nucleo guidato da colonnello Carlo pappalardo: “Disarticolare in maniera radicale le organizzazioni criminali mediante l’aggressione delle ricchezze illecitamente accumulate e liberare l’economia legale da indebite infiltrazioni della criminalità, consentendo agli imprenditori onesti di operare in regime di leale concorrenza”.
Pochi giorni fa il Tribunale ha disposto il sequestro di altri beni nei confronti di un imprenditore ritenuto il braccio destro del boss Di Gangi.
