Le cronache del 25 aprile palermitano riportano quanto segue. Citiamo la puntuale agenzia Ansa, con i suoi lanci.
“Fuori Lagalla e i sionisti dal 25 aprile”, “Lagalla dimettiti” sono alcuni dei cori di contestazione contro il sindaco di Palermo alla cerimonia di celebrazione della Liberazione, al giardino Inglese. “Vergogna… vergogna” hanno urlato i manifestati contro il sindaco Roberto Lagalla quando ha preso la parola, mentre sventolavano bandiere della Palestina e di Cuba. I manifestanti contestano al sindaco di avere incontrato nei giorni scorsi l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled. L’agenzia finisce qui, corroborata dall’osservazione, dai resoconti, dai video. (nella foto il sindaco Lagalla con il presidente dell’Anpi provinciale Ottavio Terranova)
La replica di Lagalla
Le cronache del 25 aprile palermitano riportano pure le reazioni che abbiamo, a nostra volta, riportato. Dice lo stesso sindaco: “Il 25 aprile rappresenta, da 81 anni, una delle date fondative della nostra Repubblica. È la giornata che pone al centro il valore della libertà e dell’affermazione dei diritti. Per questo motivo, vedere negato il diritto di parola appare una contraddizione profonda, che rischia di tradire proprio quei principi per cui tanti martiri hanno dato la vita. Il dissenso è legittimo, ma non può trasformarsi in un ostacolo al confronto democratico”.
E ancora: “Tutti proviamo dolore e sgomento per quanto accade a Gaza, così come condanniamo ogni guerra che colpisce civili innocenti, uccide bambini e affama intere famiglie. Ma la strada non è il giudizio sommario o la delegittimazione personale, bensì il dialogo, il rispetto delle istituzioni e la ricerca di soluzioni di pace. Il mio impegno istituzionale si muove in questa direzione. Incontrare rappresentanti diplomatici di Paesi con cui l’Italia intrattiene relazioni è un dovere, oltre che uno strumento per mantenere aperti canali di confronto e favorire ogni possibile iniziativa di pace”.
Non abbiamo problemi a definire quella contestazione assurda e non in linea con i valori fondanti del 25 aprile, che risultano ‘espropriati’ da una minoranza. La Festa della Liberazione segna il rintocco della democrazia, con i suoi valori di tolleranza, di dialogo, di comprensione. Urlare slogan ostili, con l’effetto collaterale di spingere a tacere, è una manifestazione di violenza contro una espressione pacifica. Vale per chiunque.
Polemiche e strumentalizzazioni
Non ha davvero senso prendersela con un sindaco perché – nel quadro di un discorso istituzionale – ha compiuto il suo dovere da sindaco. Ricordarlo non significa disconoscere i crimini a Gaza e quelli del 7 ottobre, pagine di infamia assoluta.
Purtroppo, da tempo, a Palermo, regna un clima di strumentalizzazione politica. Si respira un’aria esasperata che spinge a colpire l’avversario con ogni mezzo. Per questo, appare necessario richiamare l’attenzione generale a una maggiore moderazione.
Le divisioni vanno benissimo, se si rimane nei confini del rispetto. Le critiche sono sempre sacrosante, quando argomentate. Pensarla in modo differente da qualcuno è auspicabile, più che legittimo. Si chiama, appunto, democrazia. La rissa da pollaio o la tensione permanente restano, invece, cose da evitare. Nell’interesse di tutti.
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