PALERMO – La tecnologia digitale al servizio del benessere e della prevenzione primaria all’interno del mondo universitario. È stata presentata questa mattina, nella cornice della Sala Magna del complesso monumentale dello Steri, la Comunità di pratica in Digital Health Prevention.
L’iniziativa, la prima nel suo genere ad essere attivata negli atenei italiani, ha l’obiettivo di promuovere l’adozione di stili di vita sani non soltanto tra la popolazione studentesca, ma anche tra i docenti e il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario dell’Università degli Studi di Palermo.
Il progetto DARE e il ruolo di UniPa
Il progetto si inserisce nel più ampio quadro delle attività di ricerca del Digital lifelong pRevEntion (DARE), un piano strategico finanziato dal Piano nazionale complementare al PNRR tramite un bando competitivo emanato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) di concerto con il Ministero della Salute, e coordinato dall’omonima Fondazione DARE. In questo contesto di eccellenza scientifica, l’ateneo palermitano riveste un ruolo di primissimo piano, operando come capofila dello Spoke 2 intitolato “Community-based Digital Primary Prevention”.
Midiri: “Investire nella salute pubblica”
L’evento si è aperto con i saluti istituzionali dei vertici dell’Ateneo, guidati dal Rettore Massimo Midiri, affiancato dal prorettore alla Vita studentesca, Francesco Cappello, e dalla prorettrice alla Terza missione, Ada Maria Florena.
Il rettore Midiri ha espresso grande soddisfazione per il primato nazionale dell’Ateneo: “Siamo orgogliosi di essere la prima università a livello nazionale ad istituire una comunità di pratica in Digital Health Prevention. Un traguardo di assoluto rilievo che testimonia la nostra attenzione, soprattutto il nostro impegno, nella promozione costante del benessere della comunità universitaria e nel contribuire in maniera concreta al miglioramento e alla tutela della salute pubblica”.
“Necessario investire in prevenzione”
Midiri ha poi evidenziato la valenza territoriale dell’operazione, sottolineando che “i dati epidemiologici relativi alla Sicilia evidenziano fortemente la necessità di potenziare ulteriormente le strategie di prevenzione e di promozione dei corretti stils di vita. Questa è per il nostro ateneo una missione fondamentale, perché investire nella salute significa investire nel benessere del presente e in un miglior futuro. I miei più sentiti ringraziamenti vanno ai docenti e ai ricercatori che mettono e metteranno le loro competenze scientifiche a disposizione di questo progetto, e vanno anche a tutti i componenti della comunità UniPa che aderiranno a questa importante iniziativa, che coniuga attività principali per il nostro ateneo come la ricerca, l’innovazione tecnologica, e la responsabilità sociale”.
Il quadro epidemiologico in Sicilia
I dettagli scientifici del progetto sono stati illustrati dal professore Walter Mazzucco, ordinario di igiene generale ed applicata e referente scientifico di DARE per l’ateneo palermitano, che ha tracciato una fotografia nitida e preoccupante dello stato di salute dell’Isola: “In Sicilia i principali indicatori di salute pubblica, posti a confronto col resto del Paese, ci restituiscono un quadro epidemiologico non confortante. Infatti, si documentano una minore aspettativa di vita, un’elevata mortalità per tutte le cause, una maggiore mortalità per malattie cardiovascolari, ed un’elevata prevalenza di individui con una o più malattie croniche. Inoltre, si rileva un trend crescente dell’incidenza dei tumori maligni, con proiezioni che tendono ad allinearsi al dato medio italiano. Questo è il frutto di un vantaggio di salute, legato all’adozione in passato di più corretti stili di vita, che si sta progressivamente disperdendo nel tempo nelle comunità siciliane”.
I dati Istat
Mazzucco ha poi snocciolato i dati più recenti a supporto dell’intervento: “Secondo i dati Istat, in Sicilia il 50% delle persone adulte presenta un eccesso di peso rispetto alla media italiana del 46,4%; il 45,7% dei soggetti di età di 3 anni e oltre sono sedentari, rispetto al 30,8% della media nazionale. Ed ancora, il 22,9% della popolazione tra i 18 e i 69 anni è fumatore. Si tratta di stili di vita modificabili attraverso interventi di promozione della salute e di prevenzione primaria, e il ricorso alle tecnologie e alle soluzioni digitali può favorire l’adesione ai percorsi, riducendo le distanze dai servizi e, quindi, in prospettiva l’impatto delle malattie croniche e della mortalità evitabile, specialmente in un contesto in cui si registrano difficoltà nel garantire i livelli essenziali assistenziali della prevenzione”.
Algoritmi e Intelligenza Artificiale al servizio della prevenzione
Dal punto di vista strettamente operativo, la sperimentazione di comunità si baserà su un campione rappresentativo dell’ateneo che aderirà su base volontaria. I ricercatori di UniPa raccoglieranno dati sociodemografici, determinanti di salute e informazioni sugli stili di vita sia attraverso questionari digitalizzati e validati, sia tramite dispositivi indossabili (wearable).
Tutto il flusso informativo verrà gestito nel pieno rispetto del GDPR e della privacy, confluendo nella WebApp DARE sviluppata dall’ateneo e in una piattaforma di interoperabilità appositamente progettata. I dati saranno poi elaborati con metodiche avanzate e algoritmi di intelligenza artificiale per profilare il rischio di insorgenza di malattie croniche, restituendo agli utenti consigli personalizzati e informazioni utili tramite notifiche push.
Le attività di reclutamento e counselling vedranno sul campo i ricercatori UniPa in stretta sinergia con la scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva, il dottorato di ricerca in ‘Health promotion and cognitive sciences’ e il corso di studio in assistenza sanitaria.
Bellafiore: “Dall’ateneo alla popolazione generale”
La professoressa Marianna Bellafiore, intervenuta in rappresentanza del dipartimento SPPEFF e dei ricercatori attivamente coinvolti, ha spiegato la visione a lungo termine dell’iniziativa: “Il progetto DARE si prefigge l’obiettivo di implementare approcci innovativi di prevenzione digital-based. Quanto oggetto di sperimentazione nella comunità accademica potrà essere utilmente esportato in futuro anche nella popolazione generale, attraverso la realizzazione di sinergie virtuose con le autorità sanitarie e i portatori di interesse”.
Le tappe del reclutamento all’interno dei campus
La partecipazione alla ricerca è completamente gratuita e volontaria. La prima finestra per il reclutamento dei volontari prenderà il via il prossimo 19 giugno e si protrarrà fino al 24 luglio, per poi riprendere a settembre e proseguire fino alla fine dell’anno. Saranno attivi due canali fisici all’interno delle strutture universitarie: l’Ambulatorio Medico Universitario (AMU) presso l’Edificio 14 del campus di viale delle Scienze, operativo il lunedì, martedì e venerdì mattina e nei pomeriggi di martedì e mercoledì; in parallelo, il Laboratorio di Valutazione Funzionale (LVF) di via Giovanni Pascoli garantirà la copertura dal lunedì al giovedì per l’intera giornata e il venerdì mattina. I criteri di inclusione e i moduli per le prenotazioni digitali sono già stati resi accessibili sul portale ufficiale dell’università di Palermo.
