Pizzo a Palermo, libro mastro trovato in cella: la "mappa del terrore"

La sfida dei picciotti: trovato il libro mastro del pizzo con 50 nomi

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Era nella cella di Salvatore Verga

PALERMO – Un lungo elenco di nominativi e cifre. Quando l’11 giugno i carabinieri hanno perquisito la cella di Salvatore Verga, nel carcere di Trani, non hanno trovato solo due smartphone, ma pure il libro mastro del pizzo.

Un appunto scritto a mano, in maniera ordinata. Era il suo piano per intimidire imprenditori, commercianti e negozianti. “A tappeto”, disse al suo braccio destro, Matteo Salamone. Alcune delle attività commerciali sono le stesse che hanno subito intimidazioni negli ultimi mesi.

Pizzo a Palermo, la “mappa del terrore”

La lista per i picciotti (tocca per visualizzare a parte)

Da qui la convinzione che l’appunto fosse una mappa del terrore, la lista dei locali dove i picciotti dei rione Zen e Marinella devono presentarsi con le buone o con le cattive. Prima per chiedere soldi e poi per riscuotere. Spetta alla Procura di Palermo stabilire chi ha già pagato. Qualcuno lo ha fatto prima e dopo i raid iniziati a novembre, qualche altro ha sempre pagato e aspettava solo di conoscere il volto dell’emissario che aveva preso il posto degli arrestati. Forse si è illuso che i blitz avessero interrotto la catena del pizzo. Si sbagliava.

Serve uno scatto di orgoglio e in molti casi un sussulto per vincere la paura. I picciotti del pizzo non scherzano. È dura fare i conti con i kalashnikov e gli incendi e non tutti i protagonisti della stagione del terrore sono stati individuati. La risposta degli investigatori, però, è arrivata.

L’attentato alla pizzeria Ulisse e il gesto di sfida

La notte del 7 maggio scorso un uomo si avvicinò alla porta di ingresso del ristorante-pizzeria “Ulisse” a Tommaso Natale. Lasciò una bottiglietta piena di benzina. Prima di andare via piegò le braccia in segno di vittoria e forza. Sapeva di essere inquadrato, fu il suo gesto di sfida. Gli è andata male. I carabinieri hanno preso le immagini e sono arrivati all’identificazione di Massimiliano Pirrotta, uno dei 22 fermati nel blitz dei carabinieri. Lo avrebbero tradito i vestiti e la sua strana andatura. Sono gli stessi elementi che lo caratterizzano riscontrati in altri video in cui si vede chiaramente il suo volto.

Poi è anche arrivata l’identificazione da parte di un ristoratore. Conosce Pirrotta “fin da bambini, pur essendo originario del quartiere Marinella, veniva sempre a Sferracavallo”. Lo ha sempre aiutato e gli dava del cibo senza pagare. Non si aspettava che quel giorno di maggio gli dicesse: “Vieni che ti devo parlare, andiamo a mare”. La richiesta su esplicita: “Hai visto quello che sta succedendo a Sferracavallo? Chi c’è nel mezzo non vuole sapere niente, ormai dovete pagare tutti, questi non babbiano (ndr scherzano), vedi di dare quello che puoi perché devono campare le famiglie”.

I soprannomi, il riferimento sospetto e le prossime indagini

Per aumentare il carico di paura spese anche dei nomi e dei soprannomi. Non tutti fanno parte dell’elenco dei fermati. Ci sarebbe anche un riferimento che potrebbe essere lato alla famiglia Lo Piccolo, signori di San Lorenzo, di cui Calogero è il più autorevole rappresentante a piede libero. Verga ha dato l’ordine alla manovalanza, ma da chi lo ricevuto? C’è un livello più alto ancora scoprire.

Il commerciante ha denunciato senza esitazione. Adesso si attende che lo facciano anche altri citati nel libro mastro perché c’è chi, dopo i messaggi intimidatori, non ha ricevuto la visita degli esattori del racket. Altri, invece, sì. PIZZO E FIAMME, I NOMI DEGLI ARRESTATI


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