Asili nido, l'aula prende tempo |Seduta rimandata a oggi - Live Sicilia

Asili nido, l’aula prende tempo |Seduta rimandata a oggi

Manca il numero legale dopo quattro ore di dibattito. All'ordine del giorno, la delibera dell'amministrazione Bianco relativa al Regolamento di gestione degli asili nido comunali e la conseguente rimodulazione del servizio.

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CATANIA – Il futuro degli asili nido si deciderà oggi. Su pregiudiziale presentata da Manlio Messina, capogruppo di Area centrodestra, dopo quattro ore di discussione e una sospensione, è infatti mancato il numero legale. Segno evidente della difficoltà dell’aula ad affrontare e votare il Regolamento di gestione degli asili nido comunali e la conseguente rimodulazione del servizio che, in base ai contenuti rigidi del Piano di rientro stilato dalla passata amministrazione e approvato dal vecchio consiglio comunale, e alle norme di legge, prevede che la percentuale del 36 per cento dell’intero costo sia a carico dell’utenza,

Una questione che, per mesi, ha portato maestre e mamme in piazza per chiedere una revisione differente del servizio, costringendo l’amministrazione a fare alcuni passi indietro, e che oggi è arrivata al suo culmine, con la presentazione della delibera in discussione da parte dell’amministrazione Bianco, contenente i costi che ogni famiglia dovrà affrontare. Una necessità che non può essere più rimandata, considerato che a giorni il consiglio sarà chiamato ad approvare il bilancio di previsione per il 2013.

“Quando ci siamo insediati – spiega l’assessore all’Armonia sociale, Fiorentino Trojano, che ha illustrato l’atto in aula, abbiamo trovato tabula rasa e la città di Catania fuori dai canali di finanziamento. Se non fossimo intervenuti immediatamente- aggiunge – avremmo perso i finanziamenti PAC di circa 650 mila euro”. L’azione dell’amministrazione avrebbe consentito, dunque, di recuperare parte dei fondi del Piano di azione e coesione, il 30 per cento che, una volta erogato, potrebbe abbattere di circa il 40 per cento i costi a carico dell’utenza. “Abbiamo inserito nel Regolamento – prosegue – la possibilità, in caso di arrivo di nuovi fondi, che questi vengano destinati ad abbassare ulteriormente le rette”.

Ma il dibattito, a cui ha assistito una nutrita (seppur contenuta dal limite di 30 accessi imposto dal Comune per motivi di ordine pubblico) rappresentanza di maestre, mamme e di esponenti di Catania Bene Comune, è stato accesissimo. Da una parte l’opposizione, contraria alla delibera, che di fatto rende un servizio essenziale più oneroso e che prevede solo due rate calcolate non sul reddito ma sulle ore, e dall’altro lato, una maggioranza “critica” verso il documento presentato, tanto da depositare 12 emendamenti, uno dei quali in particolare modifica profondamente la delibera stessa.

Per l’opposizione la strada da percorrere doveva essere un’altra. “La scelta politica, anche se nata da buoni propositi, non va bene – dichiara il consigliere Sebi Anastasi (Grande Catania). Serve un progetto globale che utilizzi i fondi PAC per avviare una programmazione che, da un lato, risponda ai bisogni dell’utenza e, dall’altro, consenta di aumentare la qualità in modo che il pubblico diventi una scelta conveniente. A quel punto – continua – i fondi erogati potrebbero essere utilizzati per nuovi servizi, come gli asili pubblici aziendali”.

Il corposo emendamento della maggioranza, presentato da Agatino Lanzafame, Elisabetta Vanin, Ausilia Mastrandrea (Con Bianco Per Catania), Ersilia Saverino (Il Megafono), Sebastiano Arcidiacono (Articolo 4) e Niccolò Notarbartolo (PD), interviene invece sui costi per le famiglie, inserendo 5 fasce di reddito, per eliinare quella mancanza di equità sociale contestata dalla piazza. “Attraverso questi emendamenti condivisi con tutta la maggioranza– affermano Lanzafame e Notarbartolo – si intende ripristinare, a saldi invariati, il sistema delle fasce di reddito, facendo in modo che i più ricchi paghino di più. La retta minima passa da 75 a 55 euro per il tempo corto e da 195 a 145 euro per il tempo lungo. Vengono inoltre aumentati i posti agevolati per le famiglie deboli che passano da 260 a 300 e introdotte delle importanti riduzioni per chi ha più di un figlio iscritto agli asili nido (30% sul secondo figlio, se reddito inferiore a 24.000 euro) e nel caso in cui il bambino sia orfano di uno o di entrambi i genitori (40% se reddito familiare inferiore a 10.000 euro)”.

Il dibattito, dunque, proseguirà domani, con buone possibilità che l’emendamento della maggioranza passi. Rimane, però, un’ombra sul nuovo regolamento, un’ombra contabile. I revisori dei conti, infatti, non hanno espresso alcun parere sulla delibera che rimodula gli asili. Per un motivo ben preciso, per il consigliere Manlio Messina. “I revisori non possono dare parere su una delibera che è una mera ipotesi – evidenzia – e che potrebbe non essere compatibile con il Piano di rientro”.

 

 


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