Caffè e bibite, la mafia non c'entra: dissequestro - Live Sicilia

Caffè e bibite, la mafia non c’entra: dissequestro

Si indaga sugli affari del boss del bacio in bocca
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PALERMO – Non ci sarebbe alcun legame fra la società “Caffè del Conte” e Girolamo Celesia, uomo d’onore della famiglia di Brancaccio.

Il Tribunale della Libertà ha accolto l’appello di Antonietta De Simone, assistita dall’avvocato Claudio Gallina Montana e ha annullato il sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari.

L’attività commerciale rientrava nell’elenco dei beni finiti sotto sequestro lo scorso maggio nell’ambito di un blitz antimafia.

In particolare, la donna viene considerata prestanome di Celesia, 52 anni, volto noto alle forze dell’ordine. Si sarebbe occupato di mantenere, nel nome del clan, contatti riservati con Pietro Tagliavia, uno degli ultimi reggenti del mandamento. Celesia è stato anche immortalato mentre baciava in bocca alcuni affiliati. Un rituale della vecchia mafia.

Nel contempo Celesia avrebbe investito in una serie di attività quasi sempre legate alla ristorazione e alla vendita di bibite, settore in cui è da tempo impegnato.

L’avvocato Gallina Montana ha svolto delle indagini difensive, facendo emergere che la donna avrebbe realmente gestito la “Caffè del Conte’ con sede in via Conte Federico.

Una perizia contabile, ma anche alcune conversazioni e chat confermerebbero che non si tratterebbe di una prestanome a disposizione del boss a cui sarebbe legato per via di una lontana parentela con la moglie.

Nella stessa operazione era finita sotto sequestro anche la “Caffè Ciaculli”, sempre intestata al De Simone, società per la quale non è stato presentato appello al Riesame.


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