CATANIA – Continua la conta dei danni dopo l’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito la provincia etnea e la città di Catania. Sebbene la quantità di acqua caduta sia stata minore del previsto, numerose sono state le chiamate ai Vigili del fuoco e gli interventi sulle strade. Stamattina in molti si sono trovati i “lasciti” del nubifragio di ieri pomeriggio: cantine e garage allagati, insieme a botteghe, al vano ascensore di alcuni palazzi e al piano interrato della scuola Angelo Musco di viale da Verrazzano a Librino, dove le pompe non hanno funzionato, trasformando il pavimento in un lago.
Situazioni simili si sono verificate un po’ ovunque, al Villaggio Santa Maria come a Cibali, San Giovanni Galermo, e nel centro della città; non appena scampata la pioggia, operatori di protezione civile e operai delle manutenzioni del Comune di Catania si sono messi all’opera, per ripristinare la normalità, insieme alle squadre dell’Ipi e dell’Oikos per quanto riguarda la pulizia delle strade. Gli interventi dureranno ancora nei prossimi giorni, ma già sono scattate le polemiche.
In particolare da parte della Commissione consiliare permanente ai Lavori pubblici, con delega alla Protezione civile, il cui vice presidente, Giuseppe Catalano, e il presidente Niccolò Notarbartolo, hanno stabilito di organizzare una serie di incontri per comprendere di chi siano state le eventuali responsabilità e individuare gli errori commessi. “Perché di errori ne sono stati fatti – afferma Catalano – e, anche in questa occasione, la macchina della protezione civile ha funzionato a metà”. Per il consigliere comunale, infatti, bisognava organizzarsi per tempo, per affrontare fenomeni atmosferici che, ormai, sono diventati frequenti in Sicilia.
“Quello che mi rattrista – prosegue – è il fatto che, ogni volta, pur sapendo quello che accadrà, si verificano gli stessi problemi. Eppure – continua – oggi ci sono i mezzi ma noi ci facciamo trovare sempre impreparati. La cosa non dipende dall’amministrazione Bianco – sottolinea – perché risale a tempo fa ma occorre che si intervenga subito con azioni efficaci”.
Non solo con la pulizia di tombini e caditoie che, secondo Catalano, anche quando fatta con debito anticipo (e non è il caso del Comune di Catania) non sarebbe sufficiente, ma attraverso una programmazione puntuale, in collaborazione con i sindaci dell’hinterland, che sblocchi in particolare quelle opere necessarie a consentire il deflusso dell’acqua. “Si parla sempre di tombini che non c’entrano nulla – spiega Catalano. In questi anni non è stato fatto nulla per affrontare i cambiamenti climatici. Fortunatamente, l’acqua abbattuta è stata meno del previsto, se non probabilmente, ci scappava il morto. Come commissione lavori pubblici, con delega alla protezione civile, grazie a sensibilità Notarbartolo, abbiamo quindi deciso di avviare una serie di incontri per affrontare questa situazione, partendo dal canale di gronda, passando per la rete fognaria e dalla realizzazione di nuovi tombini. Sentiremo funzionari, dirigenti, le direzioni, oltre che ovviamente il sindaco e con le associazioni di volontariato – prosegue – in un lavoro certosino che ci consentirà di comprendere i meccanismi di non funzionamento e fare in modo che la macchina della protezione civile funzioni”.
Intanto l’emergenza è rientrata un po’ ovunque.

