Vuoto di memoria, pianto e confessione: “Papà, Elena non c’è più”

Vuoto di memoria, pianto e confessione: “Papà, Elena non c’è più”

L'omicidio della piccola e la deposizione della madre-carnefice

CATANIA – Una deposizione umanamente devastante. L’aula Serafino Famà del Palazzo di Giustizia questa mattina è stato l’inevitabile palcoscenico della rivisitazione dell’omicidio, cruento e ingiustificato, della piccola Elena. A quattro anni appena, è stata uccisa dalla mamma (rea confessa) Martina Patti, che è comparsa dinanzi ai giudici e al Presidente Sebastiano Mignemi della Corte d’Assise ripercorrendo le ore precedenti e successive all’uccisione della bimba in quel tragico e violento 13 giugno del 2022. 

È chiaro che la giustizia farà il proprio corso: ma altrettanto evidente è la personalità fragilissima della mamma-carnefice. Un dramma nel dramma con i genitori della ventiquattrenne Martina che, presenti in aula, trattengono a fatica le lacrime. Il papà in modo compassionevole esce più di una volta dall’aula: ripercorrere, in quelle parole e in quel racconto, quell’orrore è sensibilmente troppo. 

Un racconto cruento

Martina Patti – difesa dai legali Gabriele Celesti e Tommaso Tamburino – diventa la narrazione di quello che accadde il giorno dell’assassinio: “Era un periodo in cui tutto andava male. Anche gli esami all’Università. Volevo farla finita ma pensavo anche che non potevo lasciare da sola mia figlia”, racconta al procuratore aggiunto Fabio Scavone a alla pm Assunta Musella che la incalzano. Dal telefonino, gli inquirenti nel corso delle indagini verificheranno che il giorno prima, Elena Patti, aveva effettuato sul web una ricerca della frase: “Bevi candeggina si muore”.

Poi: “Quella mattina andai a prendere Elena all’asilo, salutava tutti e mi abbracciava. Poi andammo a casa e subito dopopranzo uscimmo di nuovo. Mentre scendevo le scale mi fermai e tornai indietro: riaprii la porta ed andai diretta in cucina. Presi con me dei sacchi di plastica ed un coltello che misi nella borsa. Dopodiché salimmo in macchina e andammo in un posto di campagna”.

“Piena di sangue”

Da lì in poi il racconto non conosce più la pietà di una madre: “Prendo Elena in braccio e ricordo solo che mi ritrovo piena di sangue. Ricordo di averla colpita e di avere visto del sangue. Inizio a correre, salgo in macchina, chiamo il mio ex compagno. Faccio avanti e indietro”.

La piccola Elena viene rinvenuta cadavere seppellita in mezzo alla terra (“Ho scavato una fossa con le mani”, dice la madre: anche se la mattina aveva posto una pala nei pressi del luogo del delitto). La testa e il collo sono avvolti in diversi sacchi di plastica, cinque per la precisione. Sono state sedici le coltellate inferte alla piccola, alcune a livello superficiale perchè probabilmente provava a dimenarsi e sfuggire alla furia omicida. 

“Non mi vuole bene più nessuno”

“Dopo l’accaduto non sapevo cosa raccontare – prosegue nella deposizione Marina Patti – ed ho pensato a dire che Elena fosse stata rapita da alcuni uomini che mi avevano fermata. Ai carabinieri ho detto: “Mi hanno portato via mia figlia”.
Ma al termine di una notte di interrogatorio al Comando di piazza Verga, Martina Patti, crolla e al rientro a casa abbraccia il papà e gli dice: “Elena non c’è più”.

A quel punto, è la stessa donna a portare i carabinieri sul luogo nel quale era stato seppellito il corpicino della piccola. A pochi passi dall’abitazione in cui vivevano, in via Euclide a Mascalucia.
Martina Patti resta in auto e scoppia a piangere: “Non mi vuole bene più nessuno”.


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