C’è un centrodestra siciliano che non trova pace, che, forse, ‘vuole’ provare, per una volta, l’ebbrezza di perdere. Un’emozione quasi inedita per una comunità scompaginata, in cerca – più modestamente – di un autore che metta ordine nelle sue pagine. Un pizzico di ironia? Sì, ma è la realtà a consentirlo.
A differenza del centrosinistra – di cui abbiamo diffusamente parlato – la sfida è perfino più stimolante, nel complesso scenario del masochismo politico. Una cosa è continuare a subire, attitudine nota all’opposizione. Un’altra cosa è franare nei consensi lungamente esibiti. Sarebbe una prova sportiva notevolissima per il centrodestra di governo, alle prossime elezioni regionali.
Le due strade del centrodestra
Andiamo ai fatti. La coalizione al timone, dopo l’esperienza del presidente Renato Schifani, avrebbe due strade: o continuarla, spiegando perché, o andare oltre, spiegando perché.
L’opposizione, come è logico, tratteggia uno scenario a tinte fosche, quasi da anatema. La maggioranza, pur non mancando legittimi rilievi, ha sempre cantato in coro, associandosi alla laudatio dell’attuale governatore per i risultati conseguiti. La seconda spiegazione risulterebbe, di conseguenza, un filino più complicata.
Insomma, nessuno si è alzato in piedi per dire: questo governo ha governato male, cambiamo l’inquilino di Palazzo d’Orleans. Tutti i critici – che non mancano – hanno puntato su elementi di contesto che ognuno potrà valutare. Anche con pareri divaricati. In una non rcente intervista a LiveSicilia.it, Ruggero Razza sembra ‘rimproverare’ al comandante e all’equipaggio il sacrificio della continuità amministrativa, a vantaggio della politica. Mentre Saverio Romano punta il dito, al contrario, contro la mancata politicizzazione. Gianfranco Miccichè, invece, riconosce al governatore ‘maggiore equilibrio’, però potrebbe anche votare per Antonello Cracolici.
Cosa manca
Latita, nella discussione generale – colta, interessante, oppure vacua e deludente, ma non è il punto – il vero collegamento con i bisogni di chi ascolta. Ogni rintocco è autoreferenziale. Manca, al centrodestra, la chiarezza di una visione definita che certifichi, dalla sua angolazione, ovviamente suscettibile di contrarietà, il cammino da qui alla fine della legislatura, e successivamente, nell’interesse esclusivo della Sicilia. Le sommosse si succedono alle tregue. Non si può mai dire quale sarà il prossimo scenario.
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Così, continuando – e mescolando tutto con l’urgentissima questione morale, con i bisticci, con i conflitti interni – quel certo centrodestra riuscirà nell’ambizioso programma di perdere? Mai dire mai. Ce la possono fare davvero.
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