Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.


Mi piacerebbe sapere se la richiesta proviene dagli operatori o è arbitraria. In entrambi i casi comunque io rilancio e propongo che domeniche e festivi rimangono aperte anche tutte le sedi della confcommercio.
Lasciate i negozi chiusi la Domenica. I lavoratori del settore hanno diritto al riposo nel giorno di Domenica.
Le famiglie devono ritrovarsi la domenica. Tutti hanno diritto a vivere un giorno con i propri familiari. Ricordo una qualità della vita migliore per tutti quando la domenica i negozi erano chiusi.
Concordo
Ci sono 6 giorni per commerciare. E il periodo appena trascorso ha dimostrato che la domenica si vive benissimo con i negozi chiusi.
All’interno dei centri commerciali si potrebbe aprire, ma con la chiusura totale del lunedì.
I lavoratori hanno diritto ad un giorno di assoluto distacco dal posto di lavoro.
Oppure, tutti aperti, compresi gli uffici, gli studi professionali a la confcommercio
con l’apertura domenicale si farebbe il gioco degli abusivi allora tutti chiusi come persone umane non siamo schiavi grazie
Potete tenere aperto pure 24 ore su 24 ore, ma se la gente non ha soldi da spendere perchè ha perso il lavoro oppure se li ha preferisce risparmiarli in vista dei prossimi mesi di già prevista gravissima crisi economica sarà del tutto inutile. In una economia di guerra come l’attuale si dovrebbero attuare gli stessi provvedimenti che consentirono all’Italia nel periodo dai primi anni trenta fino a prima dello scoppio della seconda guerra mondiale una poderosa crescita economica sotto la guida ed il massiccio intervento dello Stato in economia tramite banche e finanziarie pubbliche come l’allora nuova nata IRI, che contribuì a creare tantissimi nuovi posti di lavoro. La povertà non si vince con l’assistenzialismo puro ma creando veri posti di lavoro che diano dignità alle persone anche tramite uno Stato imprenditore.