"La Sicilia va indietro su criminalità e corruzione", avverte Cracolici

Cracolici: “Sicilia indietro, avanzano ‘Cuffarismo’ e criminalità” VIDEO

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Presentato il report sull'attività dell'Antimafia regionale

PALERMO – “La Sicilia ha fatto dei passi indietro sulla criminalità e sulla corruzione: è decisamente peggiorata”. Questo l’allarme lanciato dal presidente della commissione Antimafia regionale, Antonello Cracolici, presentando il report sulle attività svolte nel 2025 dall’organo parlamentare di Palazzo dei Normanni. Il presidente dell’organo parlamentare ha descritto un’Isola dove “sono tornati il ‘Cuffarismo’, inteso come metodo di utilizzo del potere, e la violenza per le strade”.

Cracolici e l’emergenza criminalità “con metodi mafiosi”

“Oggi assistiamo ad una escalation di criminalità che utilizza un metodo certamente mafioso ad un aumento dei fenomeni correttivi, che sono più numerosi rispetto a quelli scoperti dalla magistratura”, ha aggiunto Cracolici.

In Sicilia casi di corruzione “per pochi euro”

L’esperto deputato del Pd, che da quattro anni guida la commissione Antimafia, ha parlato senza mezzi termini di una Sicilia “caratterizzata da una corruzione dilagante, con passaggi di denaro anche per poche migliaia di euro”. L’ultima inchiesta, aperta dalla procura di Caltanissetta sul Comune di Sommatino, ha portato alla luce anche casi di piccola corruzione legati alla fornitura di energia elettrica per gli stand di una sagra.

Criminalità e corruzione: le due croci della Sicilia

Due le direttrici sulle quali si sviluppa l’allarme dell’Antimafia siciliana: la recrudescenza della criminalità organizzata e il basso livello di attenzione rispetto “ad un’ampia e diffusa corruzione”. “Sul fronte della lotta alla corruzione ed alle infiltrazioni mafiose, la Regione ha le armi spuntate – ha osservato la segretaria della commissione, Roberta Schillaci, deputata M5s -. L’attuale governo regionale e quello precedente non hanno fatto nulla per potenziare l’ufficio anticorruzione, che è sguarnito dal punto di vista qualitativo e quantitativo”.

La conferenza stampa della commissione Antimafia

Cracolici: “Occhio alle armi…”

Il ritorno della violenza per le strade di Sicilia è uno dei perni centrali del ragionamento dell’Antimafia dell’Ars. “La criminalità è tornata nelle strade delle nostre città – ha ricordato Cracolici -. Non stiamo parlando necessariamente di Cosa nostra ma, di certo, i metodi utilizzati sono quelli mafiosi. Si spara e si spara con armi da guerra come i Kalashnikov che al momento vengono utilizzate soltanto per dimostrazioni violente contro le vetrine delle attività. Il nostro dovere, tuttavia, è quello di lanciare un grido d’allarme: dobbiamo essere preoccupati del fatto che, prima o poi, queste armi potrebbero essere utilizzate anche contro le persone”.

Accanto a tutto questo c’è la permeabilità della politica alla corruzione. “Si sta innescando – ha detto Cracolici – un meccanismo devastante di assuefazione al ‘favore’ considerato quasi necessario, come se fosse un elemento costitutivo della politica”. E ancora: “Nonostante le inchieste, c’è una crescente domanda di Cuffarismo nella società, cioè di quella concezione della politica per cui il favore è la norma e se non lo fai è perché non lo vuoi fare, non perché non puoi ma perché sta ritornando l’idea che tutto si può fare”. Il tutto a fronte di “istituzioni che appaiono fragili” nella capacità di risposta ferrea.

Diversi i temi affrontati dalla commissione che sono contenuti nel report. Dalle inchieste della commissione alla gestione dei beni confiscati, dalla situazione carceraria preoccupante con l’ingresso di telefoni cellulari, alla gestione dei beni confiscati, dalla diffusione di armi da guerra al radicamento dei clan nei territori, fino all’allarme su una diffusione endemica della corruzione.

Il report della commissione Antimafia dell’Ars

La relazione della commissione sarà poi presentata in aula entro la fine di luglio, per avviare una riflessione non solo sulla lotta alla mafia “che non può essere confinata solo all’interno della storia e degli anniversari – ha aggiunto Cracolici – come se fosse un fenomeno del passato: altrimenti si rischia di sottovalutare la riorganizzazione e la presenza ramificata dei clan nelle nostre città”.

Nel 2025 le 47 sedute, le cinque inchieste e le 45 audizioni della commissione hanno ricostruito uno spaccato che si era già rivelato in tutta la sua drammaticità. “Una Regione distante dai cittadini, vissuta come un bancomat e sempre più piegata a interessi e intermediazioni, preda per tanti predatori che ruotano intorno all’amministrazione”, aveva avvertito nel recente passato Cracolici.

Nel 2025 oltre il 20% delle sedute dell’organo parlamentare ha riguardato l’ambito sanitario: dagli appalti pilotati alle criticità dell’elisoccorso di emergenza, dalla diffusione del crack anche fuori dai grandi centri urbani fino alla gestione dell’istituto zooprofilattico. Con una sequenza di scandali e inchieste giudiziarie, in diversi settori, su mafia e corruzione così elevata da “costringere la commissione – ancora Cracolici – a inseguire l’emergenza giudiziaria senza riuscire a prevenire o anticipare scenari che poi hanno sviluppi penalistici”.


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