PALERMO – La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa di Sergio Mazzola, annullando con rinvio al Tribunale del Riesame di Palermo l’ordinanza che aveva applicato nei suoi confronti la misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare attività imprenditoriali per un anno.
Cuffaro e l’appalto dell’Asp
Il procedimento riguarda l’aggiudicazione della gara d’appalto milionaria per il servizio di ausiliariato e portierato bandita dall’Asp di Siracusa.
È lo stesso nel quale Totò Cuffaro ha patteggiato una condanna per traffico di influenze oltre che a quella per corruzione.
Di traffico di influenze illecite risponde anche Mazzola, imprenditore di Belmonte Mezzagno che, secondo l’accusa, sponsorizzato dall’onorevole Saverio Romano, avrebbe dovuto ottenere un subappalto. Situazione che alla fine non si concretizzò.
Annullata interdittiva per un imprenditore
La Suprema Corte, accogliendo il ricorso degli avvocati Antonino Reina, Marco Lo Giudice e Chiara Monaco, ha annullato la misura cautelare disponendo che un altro tribunale del Riesame rivaluti la posizione.
I legali hanno contestato profili di illegittimità e sostenuto l’inutilizzabilità delle intercettazioni perché erano state autorizzate per ipotesi di reato diverse da quelle contestate.
La difesa aveva inoltre dedotto l’insussistenza dell’elemento costitutivo dell’«utilità economica», visto che il contratto di subappalto prospettato a Mazzola avrebbe provocato una perdita per la sua società tanto che l’imprenditore lo aveva rifiutato.
Già ad aprile scorso la Cassazione aveva annullato con rinvio l’ordinanza cautelare nei confronti di Cuffaro, accertando l’inutilizzabilità delle intercettazioni.
Il Tribunale del Riesame di Palermo è ora chiamato a procedere a un nuovo esame della vicenda alla luce dei principi enunciati dalla Corte di Cassazione

