MESSINA – Il copione della storia delle dimissioni del sindaco di Messina, Cateno De Luca, si arricchisce di un nuovo colpo di scena. In meno di 24 ore il primo cittadino ritira e ripresenta le proprie dimissioni. De Luca ci tiene a mettere i puntini sulle i. “Chiarisco la vicenda delle mie dimissioni. Ieri la Corte dei Conti ci ha inviato la convocazione per l’udienza riguardante il piano di riequilibrio, il cosiddetto Salva Messina, che ho fatto approvare nel 2018 e che ci ha consentito di evitare la dichiarazione del dissesto”, spiega a LiveSicilia.
Ecco perché ho ritirato e ripresentato le mie dimissioni
“Questo procedimento è la conclusione di un procedimento durato tre anni ed è importante perché sono io l’autore di questo progetto di risanamento e rilancio della città di Messina. Essendo l’otto di febbraio e avendo io già presentato le dimissioni con efficacia dal 6 febbraio non mi sentivo di non partecipare all’udienza dove è convocato il sindaco in prima persona per fare le controdeduzioni conclusive a dei rilievi che ci hanno notificato”, aggiunge. “Ho revocato ieri le dimissioni e le ho ripresentate stamattina e hanno effetto dal giorno di San Valentino: quindi le mie dimissioni hanno subito uno slittamento di una settimana per potere partecipare da sindaco e assessore al bilancio all’udienza della Corte dei Conti per il piano di riequilibrio finanziario. L’ho fatto per senso di responsabilità”, assicura De Luca che la scorsa settimana ha lanciato la sua corsa a Palazzo d’Orleans. Anzi, a sindaco di Sicilia.

“Musumeci schizofrenico a livello politico”
Tra un colpo di scena e l’altro, De Luca coglie la palla al balzo per commentare i fatti politici del momento. In primis l’incontro romano tra Musumeci e lo stato maggiore di Fratelli d’Italia. “I viaggi della speranza di Musumeci ormai sono ripetuti: il concetto di fondo è sempre quello: c’è una coalizione che in Sicilia non lo vuole più e lui ovviamente cerca protezioni su Roma a conferma di quanto lui, a differenza di ciò che dice, chiede di essere salvato dagli stessi partiti che poi in altri momenti di schizofrenia politica lui accusa e anzi mostra i muscoli per dire “li tengo a distanza perché odio la partitocrazia”, attacca. “Ma ormai è la classica schizofrenia politica di Musumeci. Aveva provato con Lega ma è finita male. Ora, ovviamente, dopo avere accusato anni fa la Meloni di essere inutile a livello politico si è ritrovato lì. Ma questo è un problema di Musumeci mentre la Sicilia continua a non essere amministrata”, argomenta De Luca.
“Solidarietà a Pogliese”
Il sindaco di Messina dà invece piena solidarietà al sindaco di Catania, Salvo Pogliese, dopo la batosta della sospensione. “Massima solidarietà a Pogliese. In tempi non sospetti, ho definito la legge Severino un obbrobrio giuridico. Ho manifestato la mia solidarietà al sindaco di Reggio Calabria che è del Pd e lo stesso faccio con Pogliese. Mi sarei trovato anche io in questa situazione, tra i vari capi d’accusa dei miei processi avevo anche l’abuso d’ufficio in alcuni procedimenti quindi mi sarei ritrovato anche io incagliato in una anticipazione di pena solo perché sono un sindaco”, spiega. Una vicenda che consente a De Luca di puntare sul suo cavallo di battaglia: le condizioni in cui operano gli amministratori locali. “Questa storia non è prevista per i deputati nazionali, regionali ed europei: noi che siamo in trincea subiamo questa grande ingiustizia”, spiega.
“Lombardo? Preistoria”
Sul ritorno sul palcoscenico dell’agone pubblico dell’ex compagno di strada Raffaele Lombardo, De Luca non è tenero ma ci tiene a separare le vicende giudiziarie da quelle squisitamente politiche. “Sono stato vicino a Lombardo nella sua vicenda giudiziaria, il giorno prima della sentenza gli ho mandato un messaggio di sostegno e poi uno di compiacimento per l’esito. E lui ha ricambiato per la mia vicenda”, dice in premessa. “Per il resto dico che il deserto dei Tartari della politica consente di tornare sulla scena al Raffaele Lombardo di turno che appartiene a una generazione politica della preistoria, a cui ascrivo la responsabilità della situazione disastrosa nella quale ci troviamo”, attacca. E aggiunge: “Perché vent’anni fa la Sicilia non la governava De Luca, ma i vari Cuffaro e Lombardo etc. C’è una responsabilità politica che appartiene a quella storia e non può essere dimenticata per altre vicende”. “Solidarietà sul fronte umano per la vicenda giudiziaria, distinti e distanti sotto il profilo politico”, dice con fermezza il sindaco di Messina. Poi un amarcord. “La mia esperienza con lui finì in modo traumatico, ero deputato quando scrissi il libro bianco sugli sprechi della Regione siciliana e con lui nel 2010 arrivammo alla rottura su questo documento perché continuò a fare le azioni che io contestavo sotto il profilo economico e finanziario che io contestavo non pensando invece a una Regione che invece andava riscattata per non essere poi condizionata dallo Stato”, dice. “Ogni anno non approviamo le leggi di stabilità, dobbiamo aspettare di ritrattare la spalmatura con lo Stato del nostro debito: la Sicilia è tenuta al guinzaglio, altro che autonomia”, continua quello che, salvo nuovi colpi di scena, sarà il sindaco di Messina fino al giorno di San Valentino.

