Falcone, l'insopportabile - Live Sicilia

Falcone, l’insopportabile

Dal nuovo numero di "S" pubblichiamo la rubrica "Il venditore di pensieri", di Aldo Sarullo, dedicata a Giovanni Falcone e alla sua capacità di andare controcorrente.

LE IDEE
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Dà più fastidio da morto che da vivo. E non sono bastati vent’anni di commemorazioni per seppellire definitivamente Giovanni Falcone. Ma accostarsi a questo tema punge molte sensibilità. Tutti, comunque, invochiamo onestà intellettuale, requisito che non deriva soltanto dall’essere onesti, ma dal sapersi mettere in dubbio almeno quando gli altri ci mettono in dubbio. Tra i non onesti i più sconquassati sono gli “alloristi” e cioè coloro che per contrastare le ragioni altrui ben motivate ricorrono ad un argomento simile: “Allora perché non parliamo di quando…” e giù un altro scenario, come se quest’ultimo potesse vanificare il precedente. Gli “alloristi” più che intellettualmente disonesti sono mentalmente insipidi.
Insopportabile, Falcone, lo era prima della morte certamente per Cosa nostra, ma anche per qualche collega, per qualche politico e verosimilmente anche per qualche progetto di eterogenea natura. Dopo il 23 maggio 1992, però, è divenuto più insopportabile. La morte, infatti ha reso le contestazioni che subì da vivo più odiose, appesantendo, così, la posizione dei contrappositori di Falcone. La sua statura, che da vivo era carismatica nel mondo, è divenuta sacra nel mondo e di recente, sull’argomento, il capo della Dna Piero Grasso ha affermato che “Falcone suscitava tanta invidia perché essendo un fuoriclasse metteva in luce la mediocrità degli altri”. Ebbene oggi Falcone è più insopportabile per la medesima ragione, perché è un simbolo a cui alcuni mirano d’essere accomunati, ma con scarsa fortuna. Insopportabile per Cosa nostra, lo è stato e lo è anche da morto: essa, infatti, verosimilmente aspettava un utile da incassare da chi l’affiancò alla condanna a morte, ma dovette invece assoggettarsi alle conseguenze dell ‘errore commesso (avere ucciso Falcone e Borsellino in 57 giorni) quando dovette fare i conti con la conseguente rivoluzione delle coscienze che vanificò per sempre il favore ambientale di cui la mafia godeva (oltre che per il presumibile mancato incasso del saldo delle proprie “spettanze”). E ancora: Falcone è insopportabile perché sono macigni le sue parole che sostengono l’utilità della separazione delle carriere dei pubblici ministeri da quelle dei giudici e dell’attribuzione alle istituzioni politiche del potere di decidere le priorità dell’azione penale. Dal Falcone che interviene sui temi interni alla magistratura mi avrebbe interessato sapere, ma ovviamente soltanto lui avrebbe potuto rispondere, come avrebbe giudicato la proposta di attivazione dell’azione civile (già approvata da un referendum popolare) nei confronti dei magistrati gravemente colpevoli. Non si capisce, infatti, l’attuale avversione di molti di essi che rifiutano l’ipotesi di esporsi al giudizio sul loro operato da parte di loro colleghi. E non si capisce perché se il cittadino deve fidarsi del magistrato quest’ultimo non debba fidarsi di un proprio collega e, invece, possa sentirsi “intimidito” dal rischio d’essere giudicato. E ancora: insopportabile, Falcone, perché s’è tornato a parlare di nuovi complici nella strage di Capaci. Complici non organici a Cosa nostra, ma, come ormai tutti sostengono per la strage di via D’Amelio, di altri ambienti, anche istituzionali. Almeno la “partita” Falcone era considerata chiusa con la sentenza definitiva e ciò aveva tranquillizzato chi poteva temere d’essere coinvolto. Invece, come certamente quella che riguarda Paolo Borsellino e la sua scorta, sembra che definitiva non lo sia. Accomunati anche nel faticoso accertamento della Verità che li riguarda. All’esemplificativo elenco delle “insopportabilità” di Giovanni Falcone rischia di aggiungersene almeno un’altra e in danno del popolo italiano: quella di nuove sentenze (sui responsabili delle due stragi) scaturite dalla stanchezza d’attendere. Su via D’Amelio le nuove indagini sono avviate da tempo e su Capaci vi è rinnovata attenzione. Ebbene, il popolo italiano in nome del quale poi verranno pronunziate non ha fretta, pretende il campo sgombro da dubbi o, almeno, da accertamenti incompleti. A partire dall’indagine (archiviata il giorno seguente alla morte di Borsellino) denominata Mafia e Appalti e dalla indagine dai lineamenti attualmente timidi relativa alle centinaia di detenuti affrancati, in silenzio, dal 41 bis. Le Procure non sapevano? La Commissione antimafia non sapeva? Fingere ancora d’avere fatto giustizia non sarebbe intellettualmente onesto, sarebbe insopportabile.


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Commenti

    Insopportabile, come Borsellino, alle menti raffinatissime che per un tozzo di pane volevano svendere il Paese.

    Insopportabile è vivere in uno Stato che non offre al Suo Popolo punti di riferimento.

    Il Suo regolare funzionamento è spesso subordinato all’interesse di pochi.
    I pochi che lavorando nell’ombra condizionano la vita dei molti.

    Insopportabile è sapere che quando Qualcuno, magari fuoriclasse, ostacolerà i pochi sarà in fuorigioco è scatterà la punizione.

    Insopportabile è sapere che i fuoriclasse, scoraggiati, rinunceranno al gioco lasciando spazio ai mediocri. Ottime potenziali pedine dei pochi.

    E il gioco potrà continuare…

    Io ero giovane quando Falcone era vivo ed era una consolazione sapere che ci fosse e che lavorasse anche per me.
    Era la sicurezza di sapere che, da “inaffidabile” per i potenti, un fuoriclasse lottava in nome del popolo italiano, con rigoroso rispetto delle leggi, contro il cancro siciliano.
    L’invidia per il fuoriclasse aiuto’ la sua uccisione e adesso quella sicurezza non c’e’ piu’.
    Ed e’ insopportabile.
    Grazie Aldo Sarullo.

    Il mondo è fatto da uomini mediocri
    che conducono esistenze piatte, giorno dopo giorno.
    Il mondo va avanti così, piano piano…
    Poi, improvviso,
    un lampo, un genio, una rivoluzione
    ed il mondo fa un salto di cento, mille anni.
    I mediocri ne hanno vantaggio ma non ne sanno riconoscere i meriti.
    Non credo sia invidia nè insopportabilità,
    semplicemente sono due livelli diversi di uomini.
    SICILIANI erano Falcone, Sciascia, Pirandello, Cagliostro e giù fino a Federico II…
    siciliani sono quelli che ne parlano male o semplicemente non li conoscono e che rendono più triste questa terra.
    Sta a ciascuno scegliere il proprio modello.
    Grazie caro Aldo.

    Anch’io ero giovane quando Falcone era insopportabile in vita, da insopportabile quale sono e già ero speravo che lo clonassero per riprodurre una generazione intera di insopportabili come lo era lui.
    Oggi insopportabile, si, ma sepolto da una patina d’ipocrisia spessa come un bunker antiatomico.

    Giacomo, Federico II era tedesco

    “Insopportabile” Aldo Sarullo,
    perché, non aggiungendo strati alla patina di ipocrisia ma raschiando ogni vernice, inclusa quella retoricamente commemorativa, ci porta di Giovanni Falcone anche le sue idee “politicamente scorrette” – per esempio quella relativa alla utilità della separazione delle carriere dei pubblici ministeri da quelle dei giudici – talmente scorrette che oggi abbiamo correttamente dimenticato che erano anche di Falcone.

    Ci porta, Aldo Sarullo, due frasi interrogative nella forma negativa: “Le Procure non sapevano? La Commissione antimafia non sapeva?” … Aldo Sarullo gratta. E noi possiamo vedere.

    Se è vero che muore una volta sola, è più proficuo guardare agli eventi della vita di quest’uomo e a come si comportò di fronte a essi. Capiremo così che l’aspetto decisivo non è il concorso di bellezza tra magistrati o la tutela della purezza della razza canina dei politicanti. Capiremo che è più che mai attuale il predominio economico, prima che militare, di Cosa Nostra. Sarà forse un giorno chiaro anche a Roma che bisogna salvare il soldato Ryan che si trova a Palermo, non sparargli addosso. La questione della legalità in Sicilia è più importante che altrove.

    che sollievo! si, è davvero un sollievo leggere un aricolo come il Suo, Sig. Sarullo.
    ho letto decine e decine di articoli nei giorni immediatamente precedenti e in quelli successivi la commemorazione della strage ,che per convenzione è passata alla storia come, ” di Capaci” , e ogni volta sono stata assalita dallo sconforto.
    la sequela delle banalità, della retorica, o persino , in certi casi, di certo ” opportunismo” è stata infinita.
    oggi mi sono imbattuta in questo articolo quasi per caso, e non saprei chi ringraziare prima tra il Cielo, il Destino ecc ecc
    ho finalmente letto qualcosa di onesto, leale, e degno di essere letto, mi sono tolta un peso dal cuore, la ringrazio per questo.

    Inutile dire che non posso che essere daccordo con Aldo Sarullo.
    Il problema di Falcone e Borsellino è che, anche da morti, continuano a sfuggire alle classificazioni, si rifiutano testardamente e caparbiamente di finire incasellati in schemi preordinati e predefiniti che non sia quello dei Servitori dello Stato brillanti, indomabili e senza padroni.
    Anche da morti continuano a rifiutarsi di recitare la loro “parte in commedia” smentendo spesso, con le loro testimonianze, non solo la corta memoria del “pubblico pagante e non” ma perfino qualche suposto amico o qualche parente reso tale solo dal caso (daltronde sono gli amici quelli che uno può scegliersi…).
    La loro pragmaticità, tipicamente Siciliana al contrario di tanti stereotipi che vorrebbero tale virtù prerogativa di Italiani con residenze a Nord delle mura di San Pietro, li porta anche dopo morti a smentire beffardamente le “teorie” di certa Magistratura militante non sulla base di altre teorie ma solo perchè la realtà è più forte di mille teoremi.
    Falcone e Borsellino continuano per fortuna a non restare nel “ritratto di maniera” che qualcuno vorrebbe poter dipingere per ammazzarli di nuovo, ma restano vivi e presenti fra di noi, nei nostri cuori e nelle nostre coscienze continuando ancora a fare il loro, scomodo, maledetto e sublime dovere!

    Antonio Triolo

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