Fondo di solidarietà, l'Anci Sicilia sfida il Mef

Fondo di solidarietà, l’Anci Sicilia sfida il Mef: “Basta discriminazioni” VIDEO

"Pronti all’azione legale"

PALERMO – Un ammanco strutturale che ha raggiunto cifre insostenibili: 200 milioni di euro in meno ogni anno nelle casse dei Comuni siciliani. È questo il dato allarmante emerso durante il consiglio regionale dell’Anci Sicilia svoltosi stamane a Palermo.

Il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano hanno rotto gli indugi, annunciando l’intenzione di procedere con una messa in mora e un’azione legale contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef).

Al centro della contesa c’è il mancato passaggio dalla “spesa storica” ai “fabbisogni standard”. Nonostante la riforma del 2009 e l’invio costante dei dati da parte degli enti isolani, il riparto del Fondo di solidarietà comunale (FSC) continuerebbe a basarsi su criteri obsoleti che cristallizzano le disuguaglianze.

I numeri dello squilibrio

I dati presentati dall’Associazione evidenziano una realtà drammatica in termini di risorse pro capite. Se il fabbisogno standard, ovvero la stima della spesa necessaria per garantire funzioni fondamentali come asili nido, servizi sociali e polizia locale, è calcolato in circa 461 euro per abitante, nel 2026 il Fondo ha assegnato ai Comuni dell’Isola appena 137 euro pro capite.

“I Comuni siciliani si trovano in una condizione di doppio svantaggio,” spiegano Amenta e Alvano. “Da un lato veniamo valutati su parametri di efficienza standard, dall’altro riceviamo risorse ancora legate a una spesa storica che ci penalizza. È singolare che nel 2026 siano state riconosciute maggiori risorse per soli centomila euro a un unico Comune (Motta Sant’Anastasia ndr) su 391. Serve un intervento equo e generalizzato”.

Verso lo scontro legale

Dopo il fallimento dei confronti avviati con il Mef nel 2025, l’Anci Sicilia ha deciso di alzare il livello dello scontro. “Siamo di fronte a scelte che rischiano di ampliare le disuguaglianze territoriali, in palese contrasto con i principi costituzionali di autonomia e solidarietà,” incalza il presidente Amenta.

L’Associazione chiede l’aggiornamento immediato delle basi dati e l’applicazione della componente perequativa per garantire i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) su tutto il territorio nazionale. “I Comuni hanno fatto la loro parte trasmettendo i dati. Ora lo Stato deve garantire regole e risorse eque,” conclude Amenta, ribadendo che la via legale è ormai l’unico strumento rimasto per tutelare i diritti di cittadinanza dei siciliani.


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