Giustizia lumaca a Catania, fu accusato di atti sessuali: il ricorso

Catania, “atti sessuali inventati” con una 13enne: ora fa causa allo Stato

Per l’"irragionevole durata del processo"

CATANIA – Fu vittima di un clamoroso caso di giustizia-lumaca, con una sentenza arrivata a 8 anni di distanza dai fatti. Per tutto questo tempo ha dovuto rispondere dell’accusa di essere un molestatore di minori. Un’accusa che si è sgretolata nel corso del giudizio. Ora a distanza di mesi la sentenza è definitiva.

Adesso il suo legale, l’avvocato Pietro Ivan Maravigna, ha deciso di fare causa allo Stato. La difesa chiede un risarcimento danni per l’irragionevole durata del processo. “La logica dei codici rossi – afferma il legale – va estesa pure agli imputati, quando c’è il dubbio che, come il mio cliente, siano innocenti”.

La richiesta

“Stiamo chiedendo un risarcimento, perché riteniamo che la giustizia in questo caso sia arrivata, ma molto tardi – prosegue l’avvocato Maravigna -. Un processo che ha prodotto l’annichilamento psicologico dell’imputato. Imputato la cui correttezza ha convinto pure la pubblica accusa a chiedere l’assoluzione”.

Già all’indomani della sentenza, il legale aveva espresso amarezza. “Già nella fase delle indagini preliminari si è assistito a un eccessivo accanimento nei confronti del mio assistito – sottolinea – nonostante gli inviti del Gip a prestare maggior cautela nella valutazione delle dichiarazioni rese dalla minore”.

Le intercettazioni

Le accuse a suo carico, come detto, erano infamanti. Era accusato di atti sessuali con minore e corruzione di minore. Era accusato di aver molestato la figlioletta 13enne della sua compagna. Ma in aula l’accusa è caduta di fronte all’evidenza delle intercettazioni.

Dalle conversazioni registrate, in pratica, sarebbe emerso il tentativo da parte di altri di farlo accusare ingiustamente dalla ragazza. L’uomo, S.A., è stato assolto a ottobre. A chiedere l’assoluzione, come detto, oltre al difensore è stato lo stesso pm Martina Bonfiglio.

Le accuse

I fatti, l’aver “costretto la figlia della sua convivente a subire atti sessuali”, risalgono al periodo tra l’estate del 2014 e il gennaio del 2015. “Certamente va posta la più grande attenzione su ogni genere di abuso nei confronti di soggetti deboli – conclude, amaramente, il penalista catanese – ma ponendo il massimo scrupolo nella ricerca ed individuazione dei ‘falsi abusi’”.

Una denuncia falsa, secondo l’avvocato Maravigna, “può distruggere un individuo”. E “una sentenza che arriva dopo sette anni può solo parzialmente limitare i danni”.


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