"I dipendenti sono distrutti, la Rinascente di Palermo non deve chiudere"

“I dipendenti sono distrutti | La Rinascente non deve chiudere”

Il punto vendita di via Roma è appeso a un filo, "ma non per la crisi". Ecco cosa sta succedendo
PALERMO, LA VERTENZA
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PALERMO – La Rinascente di Palermo si ritrova appesa a un filo, insieme con oltre cento famiglie che tengono il fiato sospeso per l’eventuale chiusura del punto vendita. Un rischio concreto che nasce da una trattativa al momento senza sbocchi: il gruppo del settore moda considera troppo alto l’affitto dei locali di via Roma, bloccato a due milioni 400 mila euro dal 2011, ma la società di gestione del risparmio Fabrica Immobiliare non arretra. La scadenza del contratto fissata al 30 settembre è sempre più vicina, così i sindacati Uiltucs Uil e Filcams Cgil hanno indetto un doppio sciopero a piazza San Domenico, venerdì 11 e sabato 12 settembre, che vedrà i lavoratori in sit-in per tutto il turno di lavoro. Nel frattempo l’azienda ha comunicato ai dipendenti del capoluogo siciliano di prepararsi anche al peggio.

Dentro la vertenza

Ormai la querelle va avanti da mesi. “Ne sono passati circa due da quando siamo stati colti da questo fulmine a ciel sereno – racconta Giuseppe Aiello, segretario generale Filcams Cgil Palermo – con le prime avvisaglie di cui i lavoratori venivano a conoscenza. Non ce l’aspettavamo perché indiscrezioni precedenti ci avevano fatto presagire un accordo”. Da allora la trattativa non ha mai fatto passi decisivi, e oggi sembra su un binario morto.

Un elemento non indifferente sul piatto sarebbe la licenza d’uso dei locali per fini commerciali, detenuta dal gruppo Rinascente, che in un incontro fra le parti si è detto pronto a depositarla al Comune di Palermo in caso non si trovasse una quadra. Un ostacolo non indifferente, dal momento che il piano urbanistico del centro storico consentirebbe pochi margini per dar vita ad altre attività in uno stabile di quella metratura (più di quattromila metri quadrati).

“Il vincolo era stato imposto da una delibera comunale – spiega Marianna Flauto, segretario generale Uiltucs Uil Sicilia – che stabiliva sia la destinazione d’uso commerciale, sia il divieto di frazionamento dell’immobile. Con Rinascente l’operazione era stata possibile perché il gruppo aveva già una licenza, al tempo ‘trasferita’ dai locali che occupava in via Ruggero Settimo. A questo va aggiunto che il Comune ha già fatto presente che oggi, nel caso in cui Rinascente depositasse la licenza, sarebbe altamente improbabile concederne un’altra del genere. Tutto questo si tradurrebbe in un crollo del valore immobiliare della zona – prosegue – che sicuramente senza la Rinascente perderebbe prestigio. Sarebbe l’ennesima batosta ai danni di una via Roma già molto impoverita”.

La comunicazione ufficiale

Nell’attesa di un accordo che ancora non arriva, si materializza sempre più lo spettro della chiusura: proprio ieri mattina l’azienda ha comunicato ufficialmente ai dipendenti che il mese di ottobre potrebbe essere l’ultimo. “In quel momento erano a pezzi, e sono distrutti tuttora – racconta Flauto –. La cosa che li fa soffrire di più è che la Rinascente non è in crisi, anzi gode di ottima salute. Quello che sta subendo è un caro affitto eccessivo: tutti i periti che hanno valutato quell’immobile non sono arrivati al di sopra del milione 100 mila euro. Per questo Rinascente continua a chiedere la rimodulazione a Fabrica Immobiliare, che gestisce l’immobile per conto di fondi previdenziali fra cui Inarcassa (Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti, ndr). Finora però tutte le proposte sono state rifiutate in blocco”.

Le contromosse e la petizione

Il quadro generale e il poco tempo ormai a disposizione hanno portato i sindacati a chiedere l’apertura di un tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo economico. “In programma abbiamo ancora altri incontri – spiegano le sigle – e l’amministrazione comunale di Palermo, compreso il sindaco, continua a seguire la vicenda da vicino. Intanto venerdì e sabato i dipendenti faranno sentire la loro voce, perché non meritano di finire in mezzo a una strada”.

Una voce che risuona già in queste ore, al grido di: “Rinascente Palermo non deve chiudere”. È lo slogan scelto dai lavoratori per lanciare una petizione sulla piattaforma change.org, da inviare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte, al ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Gli autori si uniscono ai sindacati nel chiedere la convocazione immediata di un tavolo di crisi con le associazioni datoriali e tutte le istituzioni nazionali, regionali e comunali, affinché la Rinascente non lasci Palermo. Nella petizione si legge anche che a rischiare il posto di lavoro sono persone “con una età media di 40 anni, che difficilmente potranno trovare spazio occupazionale nelle piccole e già precarie realtà commerciali locali. Il personale Rinascente è considerato altamente qualificato e pronto eventualmente ad affrontare, unito, nuove sfide”.


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Commenti

    Il canone non era un problema ma lo è diventato a causa alla riduzione del volume di affari….
    Grazie ZTL e complimenti a questa nefanda amministrazione tortura cittadini.

    Ecco, eravamo in febbrile attesa del commento intelligente! E’ arrivato!!

    Giuseppe se alla Rinascente ci lavorasse tua moglie o i tuoi figli non penso che avresti dato questa risposta molto più intelligente del commento di Andrea.

    ci illumini lei allora.

    Ognuno dei due contendenti hanno un piano “B”.
    La Rinascente, può avere una trattativa con un palazzo nelle vicinanze. In questo caso, se riesce ad avere uno sconto sull’affitto, resta, oppure, se rompono la trattativa, uscirà il coniglio dal cilindro, ha trovato una società che gli da in affitto una struttura in zona.
    La società immobiliare, penso sia messa proprio male, perchè, se non trova un punto d’incontro con la Rinascente, STRAPERDE, perchè con i tempi attuali, non troverebbe, tranne se non ha, per come non ha, un’altra società che prenderebbe, allo stesso costo, l’affitto di via Roma, primo fra tutti la mancanza della licenza, oggi di prorità della Rinascente e, per come si è espresso il Comune di palermo, non l aderebbe a nessun’altra.
    Allora penso, che conviene a tutti e due trovare, per come troveranno, un accordo, per le loro finanze, per i lavoratori, per la città.
    Diciamo che, per ora, è una guerra dei nervi.

    La miseria di questa città da cui tutti stanno andando via (Auchan, Coop, Rinascente) si legge anche dai commenti su live sicilia. Forse è il momento di rimboccarsi le maniche e cambiare registro

    ma che vuoi che facciano i politici di palermo cosi finalmente aprono un hotspot a palermo per i profughi

    Rattrista troppo sapere che a Palermo potrebbe essere imminente la chiusura della Rinascente , perché questa azienda commerciale rappresenta l’ultima presenza più visibile dell’eleganza e del prestigio nella nostra città. Penso che entrambe le parti hanno le loro ragioni, perché entrambe hanno necessità di migliorare i loro utili. La Rinascente, sebbene a quanto pare ha chiuso sempre i suoi bilanci in utile, non può certo minimizzare i suoi utili per un affitto locali più del doppio dell’attuale valore di mercato. La società di gestione, d’altra parte, deve garantire a Inarcassa introiti stabili e sufficienti per pagare le pensioni ai suoi iscritti , soprattutto in presenza di una fortissima crisi immobiliare nel cui settore gli enti di previdenza hanno investito i contributi versati. Tra i due contendenti, purtroppo, penso che la Rinascente abbia più forza negoziale. Spero che il Proprietario dei locali sia più accondiscendente al ribasso del canone, perché è lui quello che ha tutto da perdere, e con lui gli assicurati Inarcassa , i lavoratori Rinascente e i cittadini palermitani.

    Via Roma, come tanti centri siciliani, svuotata e senza alcun valore dovrebbe far riflettere su una politica economica da barzelletta sia a livello siciliano (vedi autorizzazioni centri commerciali), sia a livello nazionale (vedi tassazione ridicola ai colossi internet per lo più americani)

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