I misteri della perquisizione| a casa di Ciancimino - Live Sicilia

I misteri della perquisizione| a casa di Ciancimino

Processo Mori
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La perquisizione della casa di Massimo Ciancimino, testimone nell’ inchiesta trattativa tra Stato e mafia, il ritrovamento di misteriosi documenti fatti fotocopiare da un capitano dei carabinieri e poi spariti dal fascicolo degli atti sequestrati sono stati gli argomenti al centro della deposizione dell’appuntato Samuele Lecca, sentito al processo al generale dei carabinieri Mario Mori, accusato di favoreggiamento alla mafia. Lecca, citato dalla Procura, ha raccontato ai giudici della quarta sezione, in dettaglio, l’ispezione fatta nell’abitazione e nel magazzino di Ciancimino il 17 febbraio del 2005, quando il testimone era indagato per riciclaggio. “Nel magazzino – ha raccontato – trovai uno scatolone in cui c’era una sorta di libro scritto a mano e rilegato approssimativamente. Dentro c’erano pure foglietti volanti. Lo mostrai al mio comandante, il capitano Angeli, che lo visionò e poi fece una telefonata. Finita la conversazione mi disse di fotocopiarlo subito e riportarlo in caserma”. Lecca non ha saputo dire cosa ci fosse scritto nel “libro”. “Non lo guardai”, ha spiegato. Ma Angeli, secondo l’appuntato, avrebbe avuto molta fretta di avere le fotocopie. Di una cosa, però, il teste è certo: la documentazione non era tra quelle “catalogate” e sequestrate dopo la perquisizione. La testimonianza dell’appuntato è seguita a quella del maresciallo Saverio Masi all’epoca, come Lecca, in servizio al Reparto Operativo. Masi ha riferito di avere saputo da Angeli, un anno dopo, che tra le carte c’era il ‘papello’ di Riina e che i superiori gli dissero di non sequestrarlo sostenendo che ne erano già in possesso. All’udienza di oggi ha deposto anche il giornalista dell’Unità Saverio Lodato contattato da Masi a giugno del 2006. “Venne a casa mia – ha raccontato Lodato – insieme a un altro carabiniere per dirmi che dovevano parlarmi di una cosa importante. Mi accennarono che erano a un passo dalla cattura di Messina Denaro e che i superiori volevano bloccarli, ma dissero che ci saremmo dovuti incontrare in un altro luogo per parlarne meglio”. Il giornalista, che ha smentito Masi che aveva sostenuto di averlo cercato per raccontargli del mancato sequestro del papello, non diede credito ai due militari e lasciò cadere la cosa.


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