Musumeci: "Ricandidatura naturale, chi non ci stesse lascerebbe la giunta" - Live Sicilia

“Io ricandidato? Chi avesse avuto dubbi avrebbe lasciato la giunta”

Intervista a Nello Musumeci. "A Roma spinte forti del Nord e delle lobby economiche: serve un patto dei governatori del Sud".
L'INTERVISTA
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Nello Musumeci rilancia la proposta ai governatori del Sud di un patto per tutelare il Mezzogiorno, perché “all’interno del governo le spinte del Nord sono forti” e “coniugate alle potenti lobby economiche”. Dal caso Lampedusa al no al Ponte, il governatore vede una costante penalizzazione della Sicilia e del Mezzogiorno. E chiedeai governatori ma anche alla deputazione siciliana a Roma e Strasburgo di dare battaglia insieme. Quanto alla sua ricandidatura, Musumeci la vede come naturale. Dubbi di qualche alleato? Se ne avessero, sarebbero già usciti dalla giunta, risponde il presidente della Regione.

Presidente Musumeci, per prima cosa come sta dopo aver fatto il vaccino Astrazeneca?

“Nessun problema. Ho preferito prendere una tachipirina solo per prevenzione, eccesso di prudenza. Mi sento più sereno”

Ha già una copertura parziale adesso.

“Bisogna restare cauto fino al secondo richiamo che è fissato per il 25 luglio”.

Su questo magari torniamo più avanti. C’è un tema, una specie di filo conduttore di tutte le sue ultime uscite pubbliche, quello di una Sicilia abbandonata a se stessa dalle istituzioni statali e comunitarie. Lei ne ha parlato a proposito degli spari contro i nostri pescatori in Libia, della ennesima emergenza, se emergenza si può definire, per gli sbarchi a Lampedusa, ma anche a proposito del Ponte ancora una volta negato. Le sue dichiarazioni offrono l’immagine di una Sicilia non solo dimenticata ma in pratica sacrificata sull’altare di altre convenienze. Perché la Sicilia conta così poco?

“Sarebbe un errore pensare solo alla Sicilia, è il Sud Italia assente dall’agenda del governo sul fronte tanto della crescita economica quanto della politica estera. Voglio essere più concreto: da decenni l’Italia non  è riuscita a definire una politica per e verso il Mediterraneo”.

E di questo ne paga le conseguenze il Sud.

“Inesorabilmente a pagare il prezzo più alto sono le regioni del Mezzogiorno e prima tra tutte la Sicilia. L’Italia non ha più un ruolo nei rapporti con i Paesi dirimpettai del Nord Africa, non ha voce in capitolo nelle strategie del Medio Oriente , l’Europa ha registrato il fallimento degli obiettivi della conferenza di Barcellona, parlo dell’area di libero scambio che avrebbe dovuto rappresentare il volano dello sviluppo delle terre bagnate dal Mediterraneo. All’interno di questo contesto si spiegano le riluttanze verso il collegamento stabile sullo Stretto, la mancata definizione con Libia e Tunisia sul limite delle acque internazionali e la perdurante emergenza, ormai strutturale del mercato della carne umana, che molti chiamano fenomeno migratorio. Il fenomeno migratorio è una attività contemplata dalle norme internazionali, gestita da soggetti riconosciuti dalle istituzioni e nel rispetto di norme precise. Tutto il contrario di quello che invece avviene ormai da dieci anni”.

Come intendete muovervi a difesa dei nostri pescatori?

“Beh, la Sicilia non ha poteri di politica estera o di rapporti internazionali. Possiamo avviare rapporti bilaterali ma a un livello pari alla Sicilia, cioè con un’altra regione Qui il tema va affrontato a livello statale. E da oltre cinquant’anni, da quando Gheddafi decise di definire unilateralmente il limite di pesca per le flotte straniere, l’Itala non è stata capace di rivendicare un legittimo diritto. Ho sperato e continuo a sperare che la rappresentanza parlamentare siciliana a Roma e a Strasburgo e Bruxelles possa fare valere in maniera unitaria le ragioni della nostra comunità”.

Su Lampedusa dobbiamo aspettarci un’altra estate di polemiche e ordinanze come l’anno scorso?

“La peggiore. Sarà la peggiore fra le estati che abbiamo conosciuto negli ultimi anni”.

Perché?

“Perché ci sono oltre settantamila persone in procinto di partire dalle coste del Nord Africa verso la Sicilia. Un esodo senza precedenti con conseguenze sul piano sociale, sanitario ed economico inimmaginabili. Queste condizioni io domani rappresenterò nell’incontro che ho chiesto e ottenuto con il ministro dell’Interno Lamorgese al Viminale. Sarà con me il sindaco di Lampedusa col quale ormai da anni condividiamo le preoccupazioni e al tempo stesso le delusioni per le mancate risposte”.

Risposte che non arrivano in particolare dalle Istituzioni comunitarie.

“Peccato, lo dico da convinto europeista. Perché l’Unione europea avrebbe avuto la migliore occasione per dimostrare una volta tanto di sapere guardare non soltanto alla contabilità ma anche al cuore della gente condannata a morire in mare. L’Europa sa che fra qualche ora, fra qualche giorno e per tante settimane nel Mediterraneo moriranno centinaia di donne e di bambini, lo sa. E fa finta di non saperlo. E si gira dall’altra parte per non vedere. Per non perdere uno, due, tre punti di consenso nei sondaggi di popolarità all’interno di ogni singolo stato”.  

Davvero lei pensa che il Ponte la Sicilia può farlo da sola o è una provocazione politica?

“Mai detto che la Sicilia possa fare da sola. Abbiamo dato la disponibilità, Calabria e Sicilia, ad essere presenti nella partita e se dovesse servire anche a destinare una parte delle risorse europee alla realizzazione di questa importante infrastruttura. Il progetto c’è già, il cantiere si era persino aperto sotto il governo Berlusconi. Naturalmente, il pregiudizio ideologico ha avuto il sopravvento sulla tutela degli interessi legittimi di questo lembo di terra europea, che chiede di candidarsi a diventare la base logistica del e nel Mediterraneo. Siamo stanchi di pagare un altissimo prezzo per la marginalità e la perifericità rispetto al continente europeo. Il Mediterraneo è tornato mare di commerci e noi siamo dirimpetto al canale di Suez: assurdo, vorrei dire criminale, impedire alla Sicilia il diritto a candidarsi come il naturale approdo di migliaia di navi mercantili che ogni anno vanno verso il Nord Europa”.

Sarebbe opportuna una battaglia della nostra deputazione.

“L’ho già detto: se tutta la rappresentanza parlamentare eletta in Sicilia e Calabria, ma potrei dire nel Mezzogiorno d’Italia, facesse sentire la propria voce, mettendosi di traverso il governo sarebbe costretto in quindici giorni a prendere atto della necessità di scegliere e di uscire fuori da questo balbettio che dura da oltre cento anni”.

In questo genere di situazioni le pesa non avere un’interlocuzione diretta con un riferimento politico nazionale, visto che il suo è un movimento regionale? Sarebbe cambiato qualcosa?

“No, non credo alla luce dell’esperienza maturata. Io ho trovato e trovo interlocuzione attenta e disponibile a Roma, dalla ministra Mara Carfagna, sempre premurosa verso gli interessi del Sud e della Sicilia, al ministro per lo Sviluppo economico Giorgetti, dalla ministra Gelmini al ministro Giovannini. Il tema è legato alla decisione collegiale non alla propensione all’ascolto del singolo ministro. Perché all’interno del governo le spinte del Nord sono talmente forti coniugate alle potenti lobby economiche da neutralizzare ogni buona volontà del sindaco. Il Sud deve restare un tubo digerente, un grande mercato di consumatori”.

Che poi bisognerebbe capire che mercato può essere se continua a svuotarsi e a vivere di sussidi…

“Certo, ma questa è la parola d’ordine. Credo che il primo tentativo di ribaltare la situazione lo si debba fare tra noi governatori del Sud, nella capacità di fare fronte comune senza rivendicazionismo ma pretendendo pari opportunità”.

Lei ha cominciato a parlare di una sua possibile ricandidatura alla testa di un centrodestra unito. La Lega ha subito messo le mani avanti dicendo che è prematuro parlarne e se ne dovrà discutere in un tavolo nazionale. Si deciderà a Roma il prossimo candidato presidente secondo lei?

“Intanto, ho superato la mia prudenza cedendo alle pressanti sollecitazioni degli amici del mio movimento, di tutti gli assessori e di tantissima gente che ha saputo apprezzare il lavoro straordinario compiuto dal governo in questi tre anni. Quanto alla mia ricandidatura col visto romano, ho davvero qualche perplessità. Perché da sempre un presidente di Regione uscente va naturalmente verso la ricandidatura. È chiaro che io credo nel valore del centrodestra e questo scorcio di fine legislatura deve servire a dare la rincorsa per la campagna elettorale. Se tutte le forze politiche rimangono saldamente al governo nello spirito di squadra come è stato in questi tre anni e mezzo vuol dire che tutti concordano sulla naturale candidatura. Se qualcuno avesse avuto dei dubbi si sarebbe già tirato fuori dal governo”.

Quando lascerà l’interim da assessore alla sanità?

“Non credo sia il tema all’ordine del giorno. Riguarda più il mio impegno fisico e il tempo che posso dedicare ai miei nipoti, piuttosto che essere un tema di interesse pubblico”.

Insomma, non sarà imminente…

“L’ho detto al’inizio: non sarà né troppo breve né tanto lungo. Confesso che vorrei tanto che l’avvocato Razza si convincesse a tornare nel governo della Regione. Ma finora non ci sono riuscito, non perdo la speranza. Se un avviso di garanzia dovesse porre fine a una esperienza politica o di governo metà della classe dirigente italiana dovrebbe disertare le istituzioni che occupa”.

Siamo ancora indietro nella campagna vaccinale. Cosa vorrebbe dire ai siciliani al riguardo?

“Intanto un omaggio alla verità. Al’avvio della campagna vaccinale siamo stati tra le prime tre regioni per quantità di vaccini inoculati. Persino il generale Figliuolo venuto in Sicilia ha riconosciuto l’iperattività dell’Isola su quel fronte. Poi la tragedia delle cinque morti, tute in Sicilia, e la gran campagna di stampa che invece di rasserenare gli animi creava senza volerlo un clima di paura…”.

Non per difendere la categoria ma il clima lo hanno creato probabilmente le posizioni ondivaghe assunte dalle istituzioni su Astrazeneca.

“Sì, stavo aggiungendo, posizioni pur in assenza di una netta presa di  posizione del mondo scientifico. Stiamo proseguendo nella campagna di promozione. Ho voluto dare l’esempio perché lo consideravo un dovere e siamo stati i primi nella somministrazione ai cinquantenni, nella campagna di vaccinazione generalizzata nei comuni montani e nelle isole minori. È chiaro che c’è da  fare ancora di più e tanto e non mi stanco di dire ai siciliani che se non andiamo prima o poi a vaccinarci la zona bianca resterà  una pura illusione”.

Forse però sarebbe anche il tempo di cambiate i parametri per definire le zone Perché se vacciniamo anziani e fragili, il solo numero dei contagiati, che a quel punto sono giovani che possibilmente non necessitano di cure ospedaliere, è un dato che può non determinare emergenza, no?

“La modifica dei parametri è stato più volt tema di confronto nella conferenza Stato Regioni. E spero che si possa prestissimo arrivare ad una decisione”.


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