La prescrizione spiegata | a chi non vuole capire - Live Sicilia

La prescrizione spiegata | a chi non vuole capire

Cosa è difficile da spiegare in tempi di giustizialismo.

Manovra a Tinaglia
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Io li capisco. Dico sul serio. Tutti quelli che aggrottano la fronte o arricciano il naso, ogni volta che sentono parlare di “Stato di diritto”. E’ un’espressione che ormai fa a pugni con quella esigenza di giustizia certa, rapida ed efficiente che avvertiamo tutti, e che non si riesce mai ad appagare. Curiosamente, l’effetto urticante di questa espressione, svanisce quando si incappa nella maglie di un processo. E’ in quel momento che tutti, ma proprio tutti, riscoprono il fascino dello “Stato di diritto”, con i processi, le loro regole, le lungaggini, il sistema di garanzie, la presunzione di non colpevolezza e quant’altro.

Accade la stessa cosa quando si parla di prescrizione. Tutti a darle addosso quasi fosse la madre di tutti i mali. Fatto sta che la prima cosa che un cliente (anche quello più giustizialista, anzi, lui più degli altri) chiede all’avvocato, è proprio quella di sapere quando maturerà la prescrizione per lo specifico reato che gli viene contestato. Il che, sia chiaro, non vuol dire solo “quand’è che potrò cavarmela?”, ma anche “quand’è che finirà questo calvario?”. Perché, casomai la cosa sfuggisse, il processo in sé è una sorta di pena, e l’assunto secondo il quale chi finisce sotto processo è perché, in fondo, se l’è andata a cercare, è errato sia dal punto di vista antropologico che da quello statistico.

Molti, moltissimi processi si concludono con l’assoluzione degli imputati. Non è un caso, del resto, che tra i diritti fondamentali della persona, esiste proprio quello di essere processata entro un tempo ragionevole. Solo che lo Stato Italiano non riesce a raggiungere questo obiettivo. In effetti i processi durano troppo, e non c’entrano gli “azzeccagarbugli” con i loro “cavilli”. Questo è solo il frutto di una aneddotica più che stantia.

Gli avvocati non hanno alcun potere di interferire sulla durata dei processi. Questo lo sanno pure le pietre. Sfugge solo al nostro guardasigilli. La eccessiva lunghezza dei processi dipende dal fatto che esiste un deficit strutturale che riguarda gli organici di magistrati e del personale di cancelleria. Loro, magistrati ed operatori, ce la mettono tutta. Questo ve lo posso assicurare. Il fatto è che lavorano in condizioni decisamente proibitive, proprio in ragione del gran numero di processi. Naturalmente so bene che colmare i vuoti di organico è cosa che inciderebbe pesantemente sulla finanza pubblica. E’ per questo che, da circa 30 anni, si interviene con riforme che, se tanto mi dà tanto, sono state in grado solo di suscitare gran clamore mediatico, ed appagare, ma solo in apparenza, l’esigenza di giustizia della collettività.

Esattamente come quella, oggi preannunciata, di sospendere la prescrizione con la sentenza di primo grado. Non ci vuole molto a comprendere che, a quel punto, sarà estremamente difficile che vengano fissate le udienze per celebrare i processi di appello o di legittimità. Una volta scongiurato il rischio prescrizione, tutto potrà svolgersi con più calma in attesa di quegli interventi miracolosi che dovrebbero imprimere una accelerazione al sistema giustizia. Esattamente quegli stessi interventi​ (aumento organici, strumenti agli operatori) che non si sono mai fatti per questioni di cassa, e che è fin troppo azzardato ipotizzare attuabili, in tempi come questi, in cui non c’è trippa per gatti.

Col fatale risultato che una persona sarà sottoposta a quella pena del “fine processo mai”, e a restare in un cono d’ombra nel quale è entrata quando è stata iscritta nel registro degli indagati, e che sarà diventato più cupo con una sentenza di condanna. Tutto questo senza offrirle una possibilità di uscirne per gran parte della sua esistenza. Si tratta di una scelta politica che, in tutta evidenza, nasce e si alimenta dall’indimostrato ed indimostrabile assunto che chi è sotto processo è, solo per questo, colpevole, e meritevole di una pena che, se non può essere quella del carcere, che sia, almeno, quella di stare a “bagno maria”.

Insomma, un risultato vale l’altro. “L’uno vale uno” processuale, naturalmente in modalità Bignami o Cirannini. Niente male come visione della giustizia, in un paese considerato come la culla del diritto moderno, e che ha dato i natali a persone come Cesare Beccaria o Piero Calamandrei. A proposito: sento molti autorevoli commentatori agitare il tema che l’istituto della prescrizione non vige negli altri paesi, “quelli più civili di noi”. Chiosano così. Lo dicono con aria contrita. Ma è come lamentarsi del fatto che solo in Italia esista la cupola del Brunelleschi. Oppure la Ferrari. Dovrebbero invidiarci, gli altri paesi. Perdonate l’azzardo.


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Commenti

    Lo capirebbe anche un bambino…però, se non lo capisce un grillino/avvocato/ministro, siamo senza speranza.

    …è giusto rimediare ad una carenza con un’altra carenza?

    Il fatto che sia la prescrizione, e non il giudicato, a rendere giustizia ad un innocente, è fondamentalmente un’ingiustizia: il risultato è “un’ingiusta giustizia”; che, nel caso in cui la prescrizione invece “salvi” un colpevole, si tramuta in iniquità.

    Come possiamo invocare l’iniquità come soluzione al problema della lungaggine dei processi? Il Beccaria, da Lei citato, e chiamato frequentemente (tante di quelle volte che neanche nella morte ha trovato pace) in causa a motivo delle sue affermazioni relative alla “dolcezza delle pene”, si espresse anche riguardo alle “false idee di utilità”, ed alla “prontezza delle pene”. E’ corretto invocare un’utilità della prescrizione per sopperire alla mancata prontezza dei processi?

    Sempre per riferirsi a qualcosa da Lei citato, è’ un po’ come se, per compensare la cittadinanza del disastroso stato della viabilità isolana, venisse data l’opportunità di acquistare una Ferrari a prezzi stracciati; verrebbe impietosamente distrutta sulle dissestate provinciali siciliane…

    a chi vuole spiegare a chi non sa capire vorrei spiegare se riuscisse a fare capire ai parenti delle vittime per morti da amianto del processo eternit il profondo significato etico e morale della prescrizione ricordo anche che negli ultimi dieci anni oltre un milione e mezzo di processi si sono conclusi per prescrizione , ecco allora lo scrivente si sforzi di spiegare tutto ciò alle famiglie delle vittime per morti da amianto e a tutte le famiglie di altre vittime per stragi da lavoro o incuria questo profondissimo valore della prescrizione da difendere a tutti i costi

    certamente ma poi constatare che i colpevoli della strage di viareggio se la sono cavata con la prescrizione fa molto male

    E quindi, prevedere sanzioni disciplinari serie a carico dei magistrati responsabili della prescrizione. E applicarle davvero.
    Ma qui ci vorrebbe una bella statistica sull’operatività del CSM e sull’ispettorato che dovrebbero vigilare e controllare anche la tempistica dei provvedimenti.

    Il ministro Bonafede dovvrebbe proporre insieme alla abolizione della prescrizione anche la responsabilità persoanale dei PM che sbagliano. Questa si che sarebbe una riforma seria e si avrebbero senz’altro meno processi.

    @Controlli. Evidentemente non hai letto della vera causa della lentezza dei processi: carenza cronica di magistrati e cancellieri. I pochi che ci sono, anche se lavorassero ancora di più non potrebbero farcela. Ma insistere sulla scarsa operatività dei magistrati, per alcuni, potrebbe essere una sorta di “vendetta politica” per l’autonomia dei magistrati

    La questione non è di facile soluzione. Da un lato la certezza di fare giustizia e garantire i diritti ad una sentenza da parte degli imputati e delle parti civili, dall’altro che tutto ciò possa avvenire in tempi rapidi. A questo servirebbe la prescrizione, come rimedio eccezionale, in casi particolari.
    Le carenze della nostra Giustizia penale, ma scandalosamente anche di quella civile, comportano tempi tali da considerare il termine giustizia un vero ossimoro. Da qui il rischio che la riforma della prescrizione, come proposta, comporti una durata sine die dei procedimenti che rischierebbero, in appello, di non arrivare a sentenza che in tempi lunghissimi.
    A mio modo di vedere una prescrizione siffatta dovrebbe comportare dei termini, non dilatabili, per la definizione dei processi.
    Resta sempre in piedi la questione che del 10 per cento circa dei procedimenti che vanno in prescrizione, circa il 60 per cento non arriva nemmeno al dibattimento. Con buona pace della giustizia, dei diritti delle parti lese, e della stessa Amministrazione statale che sostiene inutilmente costi ingenti.

    Provate a passarci da un processo anche come soli conoscenti di un imputato… forse si potrà capire cosa significa se si viene condannati anche se innocenti….
    Secondo me non si deve giocare con ciò che in fondo funziona in un sistema giudiziario ma soprattutto legislativo ingiusto.

    COSTITUZIONE Articolo 111

    “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

    Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata…”

    ” A proposito: sento molti autorevoli commentatori agitare il tema che l’istituto della prescrizione non vige negli altri paesi, “quelli più civili di noi”. Chiosano così. Lo dicono con aria contrita. Ma è come lamentarsi del fatto che solo in Italia esista la cupola del Brunelleschi. Oppure la Ferrari. Dovrebbero invidiarci, gli altri paesi. ”
    NO: E’ COME LAMENTARSI CHE SOLO IN ITALIA E’ ESISTITO IL SIGNOR TOTO’ RIINA.
    DOVREBBERO INVIDIARCI, GLI ALTRI PAESI’ ?

    Se si è innocenti, spesso sia pm che giudice in modo non volontario allungano i tempi. Ma per un innocente vederlo riconosciuto dopo un’ora è già una pena, dopo 10 anni significa essere trattati come un colpevole ed essere mezzi morti. Almeno la prescrizione ti da un tempo massimo di pena (che essere sotto processo per un innocente è già una pena) da scontare.

    e di cosa dovrebbero invidiarci,,,,,,,,spero tu stia scherzando ,,,,,perchè se non è cosi allora non hai ancora capito che nei paesi civili le cose funzionano correttamente e in questo caso i processi arrivano a sentenza senza bisogno di prescrizione

    A proposito di cupola. Che con la prescrizione fa quasi sempre il paio tutte le volte che si incontrano in un’aula di tribunale.
    Giornalisti di destra. Giornalisti di sinistra. Che senso ha questo crinale divisorio? I giornalisti da sempre attaccano l’asino dove vuole il suo editore. Punto. Solo che alcuni lo fanno con stile. Altri no. E ancora punto.
    Lo spartiacque è naturale e naturalmente i giornalisti svolgono il loto rutinario lavoro. A favore dell’editore di riferimento e a danno della collettività. Il quarto potere? Nello Stivale non è mai esistito. Semmai s’è praticata, in modo scaltro, l’arte di quel tale proverbio che in buona fede asserire che ‘una mano lava l’altra e tutt’e due lavano il viso’.
    Da ciò i fittissimi reticoli di interesse che hanno impastoiato l’Italia e resi dei paria gli italiani. Non per niente il più maramaldesco di questi intrecci è quello instaurato tra certe procure e certi giornali. Con le mille sottostanti sfumature di complicità. Sconosciuta del tutto nel resto del mondo. Un peccato veniale, del resto, nel Paese che ha partorito la Mafia. E forse, in un certo senso, è stata la risposta obbligata a quella certa intesa sotterranea che, in un modo o nell’altro, c’è sempre stata tra lo stato e la mafia. Cosa non si fa per stare all’apice del potere‽ E questo vale sia per i mafiosi che per i politici. Che per la Chiesa. Non per niente la massima autorità mafiosa si chiamava (e forse ancora si chiama) cupola. Parola che in Sicilia è sinonimo di Chiesa. E da ciò gli sconfinamenti ad libitum in ogni campo, in questo Stivale di carta pesta.
    E così, per passare e chiudere con la cronaca giudiziaria, per il Gip che si occupa del martirio di Desirée, niente omicidio volontario. Niente violenza di gruppo. Alla prossima puntata, cadrà anche lo stupro. E all’altra ancora, la morte diventerà una pura casualità. E poi, dopo qualche altro ripensamento, tutta la colpa verrà data a Desirèe che, con troppa leggerezza, si è avventurata in quell’antro di lupi. Senza essere Cappuccetto Rosso.
    E in sintonia con questa nuova narrazione dei fatti, la stampa, per dare una mano d’aiuto alle toghe, come sempre, comincerà a scrivere che, nella quasi totalità dei casi, gli stupri e le angherie avvengono fra le mura domestiche. Mentre fuori c’è l’esercizio del libero arbitrio. Agli italiani, agli italiani che del multiculturalismo e del Pd hanno le tasche piene, non resta da sperare che la Provvidenza sotto forma di suffragi, finalmente, metta fine a questa farsa chiamata Giustizia.
    Mentre il presidente Mattarella, che continui a dedicarsi ai suoi passatempi preferiti.

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