Mafia, catturato latitante catanese: fermato in autostrada - Live Sicilia

Mafia, catturato latitante catanese: fermato in autostrada

Tony Trentuno è considerato un uomo di vertice del gruppo di San Cocimo di Cosa nostra.

Lo hanno catturato durante un controllo stradale. Tony Trentuno, genero di Lorenzo Saitta ‘u scheletro e ai vertici del gruppo di San Cocimo, è stato arrestato. È fuggito dopo che è arrivata l’ordinanza Quadrilatero, scattata lo scorso settembre. Ma il tintinnio di manette il giovane boss (28 anni) lo aveva già sentito qualche mese prima, quando il suo nome è finito tra gli atti dell’omicidio di Enzo Timonieri. Quelle indagini avevano fatto emergere la guerra tra i Nizza e i picciotti di Trentuno. Tensioni finite anche a pistolettate poche ore prima del delitto del 26enne di San Cristoforo. 

Trentuno forse stava tentando di tornare a Catania, dopo mesi che si è nascosto all’estero. Forse tra l’Albania e la Grecia. A tradirlo la carta d’identità falsa e anche il green pass tarocco. Lo hanno fermato per un controllo i poliziotti della stradale di Vibo Valencia in Calabria, ieri pomeriggio, tra gli svincoli di Pizzo e Sant’Onofrio (VV) lungo l’autostrada Salerno -Reggio Calabria in direzione sud. Gli agenti hanno bloccato un’auto a noleggio sospetta: alla guida un vibonese. Volto già noto alle autorità calabresi. Con lui a bordo, il latitante. I documenti non sono sembrati autentici ai poliziotti che hanno immediatamente fatto dei controlli. I  due sono stati accompagnati negli uffici della Squadra Mobile di Vibo. Ed è lì che tutti i nodi sono venuti al pettine. Grazie a una proficua collaborazione con i carabinieri catanesi si è arrivati alla cattura. I militari partiti da Catania hanno arrestato il giovane boss e lo hanno condotto in carcere su delega della Procura vibonese. Il primo marzo ci sarà l’interrogatorio di garanzia con il suo legale di fiducia, l’avvocato Marco Tringali.

Tony Trentuno è destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta Quadrilatero. Anche se il Riesame ha ridefinito il suo ruolo, facendo cadere quello di promotore. Quell’inchiesta ha documentato le tre ‘fiorenti’ piazze di spaccio che sarebbe state messe in piedi nella zona di “San Cocimo’ (piazza Machiavelli a Catania), storica roccaforte di Maurizio Zuccaro, uomo di vertice di Cosa nostra catanese.


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