Mafia, la faida: l'inseguimento prima dell'inferno - Live Sicilia

Mafia, la faida: l’inseguimento prima dell’inferno

A che punto è il processo sul duplice omicidio a Librino.
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CATANIA – È stato il turno di Ninni Sanfilippo di salire sul banco dei testimoni. Il giovanissimo pentito ha raccontato i momenti che hanno anticipato la guerra che la sera dell’8 agosto 2020 si è combattuta sulle curve del viale Grimaldi 18 a Catania. Va avanti il processo che vede alla sbarra gli esponenti dei Cursoti Milanesi, tra cui il boss Carmelo ‘pasta ca sassa Distefano, accusati del duplice omicidio di Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia. Ninni Sanfilippo è il fratello di due degli imputati, entrambi collaboratori di giustizia, Michael e Martino. Quest’ultimo ha scelto di voltare le spalle al clan pochi giorni dopo lo scontro armato tra il clan Cappello e i Cursoti Milanesi. Ninni e Michael dopo il pentimento del fratello e dopo il fermo del capomafia Di Stefano hanno cercato un posto tra le file dei Nizza, quindi Cosa nostra, approfittando della parentela con Sam Privitera. Ed è stato in quel periodo che è avvenuto l’omicidio di Enzo Timonieri, di cui i due Sanfilippo si sono accusati. Ma questa è un’altra vicenda giudiziaria.

Il pm Alessandro Sorrentino ha chiamato a testimoniare Ninni Sanfilippo per cristallizzare minuto per minuto quello che è accaduto quella maledetta sera d’estate. Quando Librino si è trasformato in un girone dell’Inferno. E Catania è ripiombata nel periodo della mattanza, gli anni 90. L’inchiesta Centauri, che ha permesso di portare in galera i componenti dei due schieramenti del conflitto armato, ha documentato passo dopo passo l’escalation di violenza. La miccia è stata il pestaggio di Gaetano Nobile davanti al market di via Diaz a Catania da parte di Distefano e dei suoi soldati. Il commerciante invece di rivolgersi alle forze dell’ordine ha cercato aiuto tra i boss dei Cappello. Solo una scusa per scatenare una faida che si alimenta da tempo. Poi la follia omicida dei protagonisti ha fatto il resto.

I Cappello hanno cercato la vendetta. La spedizione programmata era andare al viale Grimaldi, dove abitano i Sanfilippo e quindi roccaforte dei Cursoti-Milanesi. Una flotta di 14 scooter è arrivato in via Palermo intorno alle 19: Ninni Sanfilippo è passato con la moto e comincia l’inseguimento. Il pentito, in un italiano non preciso, ha raccontato quei minuti concitati rispondendo alle domande del pm. Nella prossima udienza davanti alla Corte d’Assise ci sarà il controesame dei difensori. Gli imputati sono 11, Carmelo Di Stefano, il collaboratore Martino Carmelo Sanfilippo, Roberto Campisi, Davide Agatino Scuderi, Michael Agatino Sanfilippo (il collaboratore che ha fatto trovare il cadavere di Timonieri, ndr), Giovanni Nicolosi, Rosario Viglianesi, Santo Tricomi, Salvatore Chisari (collaboratore), Angelo Condorelli ed Emilio Cangemi. 

È alle fasi cruciali il giudizio abbreviato per l’accusa di tentato omicidio. La fazione dei Cappello è davanti al gup nell’udienza preliminare: Massimiliano Cappello, Salvuccio Jr Lombardo, Mario Bonaventura, Sebastiano Cavallaro, Renzo Cristaudo, Gaetano Ferrara, Luciano Guzzardi, Santo Guzzardi, Rocco Ferrara, Gaetano Nobile, Giuseppe Romano, Riccardo Pedicone, Rinaldo Puglisi,  Gioacchino Spampinato, Luciano Tudisco e il collaboratore di giustizia Concetto Bertucci. Domani è prevista la requisitoria del pm.


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Commenti

    Il controllo del territorio e l’esercizio del potere dopo una QUERRA si esercita anche con dei simboli come l’ ennesima ristrutturazione del locale di via Diaz del “COMMERCINTE”GAETANO NOBILE.

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