Mafia, Scarpinato: "Su Capaci interessi esterni a Cosa nostra"

Mafia, Scarpinato: “Su Capaci interessi esterni a Cosa nostra”

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Commenti

    Il procuratore Scarpinato è uno dei migliori magistrati della storia d’Italia!
    Persona perbene, coraggiosa, scomoda, intelligente.
    La sua analisi sulle stragi e i delitti eccellenti è impeccabile!
    Molti sono convinti che capaci e via d’amelio siano stragi di stato o comunque stragi volute da mafia e apparati deviati dello stato.
    Occorrono pentiti di stato per fare luce su 70 anni di delitti eccellenti e stragi siciliani, da portella della ginestra a Capaci e via d’amelio.

    Grande Servitore della Costituzione e dei Martiri per la Libertà, un Figlio di questa Terra che incarna i Valori della Giustizia in ogni sua sfaccettatura, un Uomo di grande cultura ed immensa e approfondita conoscenza del Diritto e dei “traffici dei colletti biancosporco che se messo come Ministro della Giustizia o Presidente del Consiglio dei Ministri e per che no Presidente della Regione Sicilia, potrebbe dare una svolta la nostra avvilita Italia ed in particolare alla nostra Regione. 1 10 100 1000 Roberto Scarpinato al servizio della Nazione.

    Che ruolo ebbero Scarpinato e Lo forte sull archiviazione del dossier mafia e appalti su cui avrebbe indagato Borsellino senon l avessero ucciso?

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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