CATANIA – Al Palazzo di Giustizia di Catania ci sarebbe una sorta di “monopolio” delle difese d’ufficio. Sono molti i casi di anomalie segnalate a diverse associazioni forensi che operano nel territorio e che hanno “trasferito” la patata bollente al Consiglio dell’Ordine degli avvocati che in realtà già da tempo sta lavorando per trovare una soluzione in merito. Trovare un percorso risolutivo però non è semplice vista anche la farraginosità della procedura della nomina del difensore d’ufficio disciplinata all’articolo 97 del codice di procedura penale: un sistema che prevede che i difensori d’ufficio siano inseriti in un apposito elenco e vengano nominati secondo la reperibilità attraverso un call center. La designazione può avvenire anche direttamente dal giudice, dal pm o dal funzionario di polizia giudiziaria.
Il presidente della Camera Penale “Serafino Famà”, Enrico Trantino conferma che si sarebbero verificate delle anomalie in alcune udienze, ma è consapevole che questa situazione è figlia di diversi errori compiuti nel passato. “Noi avvocati non sempre abbiamo proceduto in modo virtuoso” – ammette Trantino.
Ma entriamo nel cuore del sistema. “Se funzionasse – spiega il presidente – l’imputato dovrebbe essere sempre assistito dal difensore d’ufficio originariamente nominato in mancanza di fiducia o da quello di fiducia successivamente nominato. Per un difetto di comunicazione – aggiunge – che è dipeso soprattutto da nostre responsabilità la nomina fiduciaria non è stata mai comunicata al difensore precedentemente nominato d’ufficio il quale dava per presupposto che l’imputato avesse poi nominato un proprio difensore di fiducia e non si recava in udienza. Questo ha fatto sì – afferma Trantino – che molti imputati non siano assistiti da un difensore in udienza ingenerando la necessità di un giudice di nominare un difensore d’ufficio”.
Una comunicazione poco efficace avrebbe dunque causato il fatto che molti imputati arrivino davanti ai giudici senza un’assistenza legale. E senza assistenza legale un processo non si può celebrare ed è qui che nascerebbe “l’intoppo” e la generazione delle anomalie. “Qua purtroppo sorge un problema – spiega l’avvocato Trantino – che devo dire stiamo cercando di risolvere con il Consiglio dell’Ordine innanzitutto che è l’organo istituzionalmente deputato a trovare una soluzione. Stiamo cercando di porre rimedio e di fronteggiare una condizione di anomalia che si registra in moltissime udienze, soprattutto nel caso di giudici monocratici”.
“Vi è una sorta di monopolio delle difese d’ufficio da parte di soliti colleghi – afferma il presidente della Camera Penale di Catania – i quali le acquisiscono presidiando di fatto l’aula d’udienza e quindi ottenendo queste nomine d’ufficio. Se a ciò aggiungiamo che spesso capita che questi difensori d’ufficio sono quei difensori d’ufficio che prestano il consenso all’acquisizione di atti, quindi consentendo l’accelerazione del processo nella violazione dei diritti però dell’imputato il quale è assente o anche se presente ovviamente non conosce il codice di procedura penale, ci rendiamo conto che insorge una combinazione pericolosa perché il giudice è ovviamente invogliato a nominare chi gli consente di velocizzare il processo”.
Da tempo si sta cercando, come detto, una formula che possa bloccare questa “combinazione pericolosa”. Ma per Trantino chi viene meno ad alcune regole deontologiche dell’avvocatura deve essere sanzionato. “E’ un fatto che abbiamo più volte segnalato – spiega ancora il presidente – e devo dire che il Consiglio dell’Ordine per espressione del presidente Magnano di San Lio e dell’avvocato Ignazio Danzuso si sono dimostrati molto sensibili e stanno anche loro cercando di porre rimedio. Ho l’impressione – ammette l’avvocato Trantino – che in assenza di ulteriori coefficienti risolutivi la cosa migliore sia provvedere a monitorare le singole udienze e segnalare questi casi che noi riteniamo anomali. Eventualmente, ove si dovesse effettivamente verificare che i colleghi si sono mossi in violazione del diritto di difesa degli imputati e quindi venendo meno al dovere deontologico, sollecitare l’adozione di misure disciplinari per evitare il protrarsi di questo genere di anomalie. La difesa d’ufficio deve essere presidio di legalità a tutela di chi è sprovvisto di difensore di fiducia. Non può diventare – conclude Trantino – un “mestiere” volto alla realizzazione di un guadagno da conseguire tradendo le ragioni per cui si è nominati”.

