"Non vogliono la verità | Mio padre aveva ragione" - Live Sicilia

“Non vogliono la verità | Mio padre aveva ragione”

Massimo Ciancimino a Livesicilia
di
6 Commenti Condividi

Per Massimo Ciancimino qualcosa è cambiato. “Sento grande ostilità nei miei confronti e non vedo la volontà di andare oltre e scavare nelle cose”. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo oggi, per la prima volta dopo un lungo periodo di collaborazione, si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte ai magistrati di Caltanissetta, dove è comparso in qualità di indagato, non di dichiarante. Non è la prima volta che si manifestano frizioni fra Ciancimino jr e la procura nissena che indaga sulle stragi del 1992. Ma, fino a ora, non c’era mai stata una presa di posizione così chiara. Massimo Ciancimino è, infatti, indagato per calunnia.

“Ho deciso di collaborare e me ne sto uscendo con le ossa rotte” si sfoga il supertestimone della presunta trattativa fra Cosa nostre e pezzi delle istituzioni. “La verità a 360 gradi fa male, anche a me – continua – ma ho sempre detto che non sono il detentore di una verità assoluta, alcune cose le so direttamente, altre le so ‘de relato’, dico quello che mi hanno raccontato. Ho dato la massima fiducia, avevo solo una condanna indultata e prescritta e oggi, dopo la mia collaborazione, mi contestano nove episodi. Ai Gasparri e ai Cicchitto vorrei dire che ho le ossa rotte, vorrei sapere dov’è il mio tornaconto. Sarebbe stato meglio conformarsi al silenzio confortante dei figli di Provenzano o di Riina”.

Il caso Ciancimino è scoppiato venerdì scorso quando è stata diffusa la notizia che il testimone aveva indicato in Gianni De Gennaro – già capo della polizia e braccio destro di Giovanni Falcone – l’ormai noto ‘signor Franco’, collante della trattativa e uomo cerniera fra le istituzioni e Cosa nostra. “Io sono stato accusato per quanto riferito a un ufficiale della Dia mentre non ero sottoposto a interrogatorio. Non mi avevano avvisato che quanto dicevo sarebbe stato verbalizzato. Così sono saltati gli elementi di garanzia”. In effetti, secondo il legale Francesca Russo, nell’interrogatorio reso di fronte ai magistrati, Massimo Ciancimino avrebbe fatto riferimento a De Gennaro come componente dell’entourage del ‘signor Franco’ e sempre come confidenza fatta dal padre, viziata, tra l’altro, dall’astio del politico nei suoi confronti.

Ma mentre coi magistrati di Caltanissetta il rapporto di collaborazione sembrerebbe compromesso, nei confronti dei giudici di Palermo la posizione è diversa. In loro, infatti, il testimone vede “un atteggiamento laico teso al fine della ricerca della verità a prescindere di chi sia coinvolto, senza pregiudizi nei miei confronti”.

“E’ triste – ha poi concluso Ciancimino jr – che nel 2010 Vito Ciancimino abbia ragione. Quando scrivevamo il libro mi aveva avvertito che se avessi raccontato queste cose mi avrebbero preso per pazzo. Il percorso di collaborazione è stato tutto in salita, volevo essere da esempio ma nessuno mi seguirà”.

Per Massimo Ciancimino qualcosa è cambiato. “Sento grande ostilità nei miei confronti e non vedo la volontà di andare oltre e scavare nelle cose”. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo oggi, per la prima volta dopo un lungo periodo di collaborazione, si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte ai magistrati di Caltanissetta, dove è comparso in qualità di indagato, non di dichiarante. Non è la prima volta che si manifestano frizioni fra Ciancimino jr e la procura nissena che indaga sulle stragi del 1992. Ma, fino a ora, non c’era mai stata una presa di posizione così chiara. Massimo Ciancimino è, infatti, indagato per calunnia.

“Ho deciso di collaborare e me ne sto uscendo con le ossa rotte” si sfoga il supertestimone della presunta trattativa fra Cosa nostre e pezzi delle istituzioni. “La verità a 360 gradi fa male, anche a me – continua – ma ho sempre detto che non sono il detentore di una verità assoluta, le cose che so, le so ‘de relato’, dico quello che mi hanno raccontato. Ho dato la massima fiducia, avevo solo una condanna indultata e prescritta e oggi, dopo la mia collaborazione, mi contestano nove episodi. Ai Gasparri e ai Cicchitto vorrei dire che ho le ossa rotte, vorrei sapere dov’è il mio tornaconto. Sarebbe stato meglio conformarsi al silenzio confortante dei figli di Provenzano o di Riina”.

Il caso Ciancimino è scoppiato venerdì scorso quando è stata diffusa la notizia che il testimone aveva indicato in Gianni De Gennaro – già capo della polizia e braccio destro di Giovanni Falcone – l’ormai noto ‘signor Franco’, collante della trattativa e uomo cerniera fra le istituzioni e Cosa nostra. “Io sono stato accusato per quanto riferito a un ufficiale della Dia mentre non ero sottoposto a interrogatorio. Non mi avevano avvisato che quanto dicevo sarebbe stato verbalizzato. Così sono saltati gli elementi di garanzia”. In effetti, secondo il legale Francesca Russo, nell’interrogatorio reso di fronte ai magistrati, Massimo Ciancimino avrebbe fatto riferimento a De Gennaro come componente dell’entourage del ‘signor Franco’ e sempre come confidenza fatta dal padre, viziata, tra l’altro, dall’astio del politico nei suoi confronti.

Ma mentre coi magistrati di Caltanissetta il rapporto di collaborazione sembrerebbe compromesso, nei confronti dei giudici di Palermo la posizione è diversa. In loro, infatti, il testimone vede “un atteggiamento laico teso al fine della ricerca della verità a prescindere di chi sia coinvolto, senza pregiudizi nei miei confronti”.

“E’ triste – ha poi concluso Ciancimino jr – che nel 2010 Vito Ciancimino abbia ragione. Quando scrivevamo il libro mi aveva avvertito che se avessi raccontato queste cose mi avrebbero preso per pazzo. Il percorso di collaborazione è stato tutto in salita, volevo essere da esempio ma nessuno mi seguirà”.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

6 Commenti Condividi

Commenti

    Anonimo, se c’è un’indagine per calunnia, è perchè ci sono indizi o tracce di calunnia.
    Scrive oggi il Fatto Quotidiano:
    “Non si tratta di essere amici o nemici di Gianni De Gennaro, come già qualcuno distingue, la verità è che siamo di fronte a un canovaccio inconsistente in cui non c’è nulla che torni. La tipologia dei personaggi, i tempi, la stessa età dei protagonisti non coincide.”

    Cerchiamo di mantenerci sui fatti, ove possibile.

    @anonimo1
    l’articolo parla dei fatti del G8 di Genova e non vedo cosa c’entri con i fatti di mafia. Le condanne sono atti dovuti per responsabilità oggettive, erano loro i vertici responsabili e ne hanno pagato le conseguenze. Per quanto riguarda De Gennaro, nello specifico, credo che abbia agito per salvare la credibilità del Corpo di Polizia di cui ne era il Capo. In quei casi credo si chiama “spirito di corpo”. De Gennaro, a parere mio, è da ammirare sotto certi aspetti e condannabile, come lo è stato, per la giustizia.

    La verità a volte fa male e non sempre è quella che immaginiamo

    @enrix e sebastiano,
    se a voi o a qualcunn altro pare normale che in Italia gente come Dell’Utri, tanto per fare un nome, faccia il senatore, e che una persona condannata in secondo grado ricopra ruoli di spicco nelle forze dell’ordine, a me per niente. Il guaio è che ormai ci si comincia a fare l’abitudine.
    In particolare a quanto detto da Sebastiano, la falsa testimonianza o l’istigazione alla falsa testimonianza sono reati e un esponente, a maggior ragione un esponente di spicco, delle forze dell’ordine per nessuna ragione dovrebbe commettere un reato ma dovrebbe solo perseguire i reati. Il fine non giustifica i mezzi.
    Cosa c’entra con la vicenda di Ciancimino?
    Il punto è che quando si tratta di testimoni o collaboratori si cerca il più possibile di scavare nella personalità del collaborante di turno, si cerca di scoprire ogni pecca con la logica che c’è una stretta relazione tra le pecche commesse e la sua credibilità.
    Quando invece si fanno altri nomi, a partire da Berlusconi, allora si pretende di fare delle distinzioni e si dice che quella è una cosa e questa è un’altra.
    Allora mettiamoci d’accordo. O la generalizzazione vale per tutti o per nessuno.
    Se dobbiamo pensare che un Berlusconi può essere un buon presidente del consiglio nonostante i suoi festini perché sono due cose distinte e separate, allora si pensi pure che se Ciancimino eventualmente è andato a discutere di questioni di soldi a Verona, questa è una cosa distinta e separata dalle sue dichiarazioni nei processi. Del resto trattandosi di questioni economiche non dovrebbe essere difficile venire a capo della questione in tempi brevi. Se invece si vuole strumentalizzare la faccenda allora non si farà niente per chiarire perché conviene non chiarire la questione.

    @anonimo1
    Non si può accomunare De Gennaro a Massimo Ciancimino e a Marcello Dell’Utri, è una cosa che non stà nè in cielo e nè in terra. La storia ci dice quanto segue:
    De Gennaro è cresciuto facendo il poliziotto,servitore dello Stato e al servizio dei cittadini.
    Il signor Massimo Ciancimino, figlio del MAFIOSO Vito Ciancimino è cresciuto, per come racconta egli stesso, succube di suo padre, cioè costretto a subire “passivamente” tutto ciò che ci ha raccontato fino ad oggi.
    Il senatore Marcello dell’Utri, secondo i racconti di pentiti di mafia e secondo le “testimonianze de relato” dello stesso Massimo Ciancimino sarebbe cresciuto in ambienti poco raccomandabili (in fondo simili a quelli in cui è cresciuto pure Massimo Ciancimino).
    Una bella differenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.