Palermo, le famiglie della droga: maxi blitz, 57 arresti allo Sperone

Palermo, le famiglie della droga: maxi blitz, 57 arresti allo Sperone

Tre organizzazioni si spartivano la piazza. Ruolo decisivo di donne e ragazzini
L'INCHIESTA
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PALERMO – La droga veniva conservata persino nelle camerette dei bambini. Le bustine confezionate e i soldi contati sotto gli occhi dei figli. Interi nuclei familiari erano coinvolti nella filiera dello spaccio nel quartiere sperone di Palermo. Baby pusher correvano in giro per le strade del quartiere in bici per consegnare le dosi di droga.

I numeri del blitz

I carabinieri della compagnia di San Lorenzo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 37 persone, altre venti finiscono agli arresti domiciliari. Sono numeri da maxi blitz, perché maxi era la rete di spaccio di cocaina, crack, hashish e marijuana. A un indagato è stato imposto l’obbligo di soggiorno.

Spaccio davanti alla scuola

Il quartiere Sperone si conferma una delle principali piazze di spaccio non solo della città, ma del Sud Italia. Pochi mesi di indagini, tra febbraio e luglio 2018, sono bastati per ricostruire nomi e ruoli. Non si fermavano di fronte a nulla. Credevano di essere intoccabili, protetti dalla connivenza del quartiere, nascosti tra i palazzoni della borgata, tanto da spacciare anche nei pressi della scuola, un’aggravante che viene specificamente contestata dal giudice per le indagini preliminari.

L’inchiesta coordinata dal procuratore distrettuale antimafia Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Salvo De Luca svela l’esistenza di tre organizzazioni criminali che si spartivano la piazza. A capo c’erano gli uomini, al loro fianco agivano mogli, madri e conviventi.

La macchina dello spaccio era in continuo movimento, h24, mai perché i soldi servivano per pagare gli stipendi e aiutare le famiglie dei detenuti. E di soldi ne circolavano parecchi, visto che il volume di affari è stato quantificato in un milione e mezzo di euro all’anno.

I luoghi della droga

Sono stati individuati i canali di approvvigionamento, i magazzini e gli appartamenti dove gli arrestati pianificavano le strategie, stoccavano marijuana e hashish e dove avevano allestito i laboratori per “cucinare” e “basare” la cocaina per la produzione del crack.

Nel corso degli ultimi due anni sono state arrestate una trentina di persone. Ora si è scoperto che facevano parte di un’organizzazione molto più ampia che garantiva grandi numeri, come grandi sono i numeri del blitz dei carabinieri.


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