Palermo, Adelfio, Capizzi, Profeta: il destino mafioso in un cognome

Adelfio, Capizzi, Profeta: il destino mafioso in un cognome

Vecchi boss e nuove leve del mandamento di Santa Maria di Gesù
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PALERMO – Adelfio, Capizzi, Profeta: scorrendo l’elenco degli arrestati nel blitz del Ros si trovano cognomi storici. Vecchi boss e nuove leve del mandamento di Santa Maria di Gesù. Li lega un unico destino: il carcere.

Alcuni ci sono già stati e vi fanno ritorno, altri vi entrano per la prima volta. Per altri ancora la nuova misura cautelare potrebbe prolungare la detenzione. Alla vigilia della scarcerazione gli è stato notificato un nuovo ordine di arresto.

È il caso di Sandro Capizzi, figlio del boss ergastolano Benedetto che per un periodo ha scontato il carcere a vita nella sua villa per motivi di salute. Padre e figlio sono stati protagonisti del tentativo di riorganizzare Cosa Nostra nel 2007. I cento arresti del blitz “Perseo” bloccarono la rifondazione.

Era tutto chiaro già nel 2015. Nessuno meglio dei boss Natale Gambino e Salvatore Profeta, sulle cui spalle era piovuta anche l’ingiusta accusa di avere partecipato alla strage di via D’Amelio, poteva conoscere gli equilibri interni.

Ce l’avevano con Benedetto Capizzi che “quando eravamo tutti carcerati… ha combinato un macello”, riferendosi alla riorganizzazione finita con una montagna di arresti. E rincaravano la dose: “A questo megalomane… gliela do a lui la colpa… si misiru a pigghiari i gienti… chi correva a destra chi correva a sinistra… sciolti”.

Se la prendevano anche con il figlio Sandro Capizzi che, ignorando la basilare regola della competenza territoriale, aveva tentato di estromettere Francesco Paolo Barone dalla direzione della famiglia di Pagliarelli: “Ci sono andati a casa… e gli hanno detto… a Paluzzu Barone che si doveva ritirare…”.

Nel 2015 Capizzi è tornato libero per decorrenza massima dei termini di custodia cautelare in attesa che divenisse definitiva la sentenza di condanna a 10 anni e mezzo di carcere al processo Perseo. Trovò un nuovo capo al potere, Giuseppe Greco (condannato di recente in appello a 17 anni), e la coabitazione non sarebbe stata facile. Nel 2020 è rientrato in carcere per scontare la pena definitiva. Aveva iniziato a fare i conti di quanto gli restasse da scontare. Ieri il nuovo ordine di arresto.

Difficile sarebbe stato anche il suo rapporto con Giuseppe Calascibetta, capo mandamento scarcerato in quegli anni e assassinato nel 2011. Gambino e Profeta gli rimproveravano di non stoppare sul nascere le pretese di Sandro Capizzi: “… quest’altro faccia di umma… (faccia di gomma era il soprannome di Calascibetta) a dire: … ma tu… te ne devi andare a Villagrazia figlio mio… perché… tuo padre non te lo ha insegnato che te ne devi andare a Villagrazia”.

Di nomi noti è zeppo il blitz coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia. E poi c’è il nuovo che avanza. Come Salvatore Profeta, il più piccolo dei nipoti del capomafia deceduto. Ha soli 21 anni. Sarebbe stato Massimo Mancino a instradarlo. Lo avrebbe voluto al suo fianco con il permesso di Ignazio Traina quando era appena diciottenne.

Vecchi e nuovi boss con il carcere nel destino perché c’è un’altra certezza: la capacità di analisi e di risposta di magistrati e investigatori.


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Commenti

    Tanti malavitosi sono irrecuperabili e trascorrono poco tempo in carcere.
    Per ogni mafioso ci vorrebbe l’ergastolo, 41-bis e istituto penitenziario del nord Italia.
    Ai mafiosi andrebbe tolta la patria potestà.

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